Jason Colby è stato una delle rivelazioni della stagione estiva del salto con gli sci, con un bel secondo posto a Râșnov alle spalle di Naoki Nakamura, per poi imporsi nella competizione domenicale. A inizio di ottobre ha inoltre dominato entrambe le gare dei Campionati statunitensi, precedendo con ampio margine atleti che una settimana fa hanno chiuso nella top 10 nella finale del Summer Grand Prix, come Artti Aigro, Henry Loher e Tate Frantz.
Tuttavia, quando è arrivato il momento di confrontarsi con il meglio delle formazioni avversarie, in occasione delle gare di Klingenthal, lo statunitense era assente; una rinuncia che ha suscitato qualche interrogativo tra gli appassionati: le ipotesi si erano concentrate anche su possibili problemi fisici, ma la ragione dell’assenza dello statunitense era tutt’altra.
Nessun infortunio, bensì la scelta di continuare gli allenamenti, approfittando della pausa per trascorrere più tempo con la famiglia e gli amici. «Non ho gareggiato a Klingenthal perché mi trovo a casa, negli USA, dove attualmente mi sto allenando. Trascorrere tutto l’inverno lontano dagli amici e dalla famiglia può essere molto difficile. Quest’estate ho deciso di passare a casa tutto il tempo possibile. Non si è trattato di un infortunio. La vita in Norvegia è bella e piacevole, ma può essere dura quando si trascorre così tanto tempo lontano da casa» ha spiegato il saltatore a Skijumping.pl.
Quanto alla sua crescita, tutto risiede nel lavoro svolto sulla tecnica. «I miei salti sono il risultato di un allenamento costante e di una migliore percezione della posizione in fase di rincorsa. Lo scorso anno avevo avuto parecchi problemi in questo fondamentale, quindi durante l’estate mi sono concentrato soprattutto su questo aspetto», ha spiegato il 20enne, che spera di raccogliere i frutti del lavoro nella stagione invernale. «Il mio obiettivo è piuttosto semplice: ottenere risultati migliori rispetto alla scorsa stagione».
Crescita, per Colby, significa innanzitutto continuità: la scorsa stagione invernale è stata finora la migliore della sua carriera; nonostante diverse assenze, ha raccolto 147 punti in Coppa del Mondo, chiudendo al 35° posto nella classifica generale, centrando due piazzamenti tra i primi dieci, oltre a conquistare il bronzo ai Mondiali juniores di Lillehammer, alle spalle di Stephan Embacher e Kacper Tomasiak. Risultati che alimentano le aspettative in vista del prossimo inverno, anche se il giovane statunitense sembra avere ben chiaro che la crescita passa prima di tutto dalla continuità del lavoro.


