RUHPOLDING – Ha aperto la gara come meglio non si poteva, Patrick Braunhofer, con autorità, lucidità e anche un pizzico di sorpresa personale. L’altoatesino ha chiuso in lancio in testa, solido sia al poligono che sugli sci, regalando alla squadra un avvio ideale e confermando di essere una solida garanzia per il quartetto azzurro, staffetta dopo staffetta.
E pensare che alla vigilia le sensazioni non erano delle migliori. «Prima della partenza non mi sentivo bene, ho di nuovo sentito un po’ la gola chiusa e raffreddore e non avrei mai pensato di fare una gara del genere», ha raccontato nel post gara all’inviato di Fondo Italia, Giorgio Capodaglio, spiegando di aver puntato tutto sull’intelligenza tattica. «Oggi la scia pagava tanto e ho sfruttato bene e tanto il lavoro degli altri. Alla fine Zat (il tecnico Andrea Zattoni, ndr) mi ha detto che se ne avevo dovevo andare. All’inizio dell’ultimo giro non avevo molta energia, ma alla fine me ne era rimasta abbastanza per fare quell’ultimo scatto».
Al di là del risultato di giornata, il segnale è chiaro e va letto in prospettiva. «Sicuramente è un bel segnale, sono contento delle mie staffette di quest’anno. Dopo tre staffette fatte ho confermato di fare bene al lancio. Ho molta fiducia nel mio tiro, l’importante è non essere troppo sicuro di me e non pensare troppo, perché a quel punto vengono gli errori». E quando gli viene fatto notare il piccolo “bonus” penuniario di giornata grazie ad aver vinto la sua frazione, la risposta è spontanea e sincera: «In realtà non ci avevo pensato, volevo solo chiudere per primo per almeno una volta, ma buono a sapersi».
Il lavoro, però, non è finito: «Per ora ho lavorato bene, adesso vediamo per sabato e domenica», ha aggiunto, spostando già l’attenzione sui prossimi impegni individuali.


