Home > Notizie
Sci di fondo

Sci di fondo – Norvegia, le squadre private spopolano tra i convocati olimpici. Northug: “Il modello della Nazionale sotto pressione”

credits: Instagram johanneshk

La selezione olimpica norvegese di sci di fondo in una Nazione come la Norvegia, dove si dice che ogni cittadino nasca con gli sci ai piedi, è ben più che una lista di nomi. Racconta la salute di un intero movimento, così come i suoi eventuali cambiamenti. E a questo giro, dopo l’annuncio fatto martedì, il cambio di passo nella costruzione dell’élite della disciplina, sembra essere non solo in atto, ma anche profondo, secondo qualcuno anche irreversibile.

Tra coloro che hanno conquistato un posto nella squadra olimpica figurano nomi come Mattis Stenshagen, Einar Hedegart, Astrid Øyre Slind e Karoline Simpson-Larsen che hanno trovato posto in Coppa del Mondo partendo da investimenti e progetti sviluppati all’interno di squadre private, fuori dal perimetro tradizionale della Nazionale. A loro si sono aggiunti, con la selezione ufficializzata martedì, Emil Iversen, Milla Grosberghaugen Andreassen, Ingrid Bergene Aabrekk e Julie Bjervig Drivenes, tutti fondisti che hanno costruito il proprio percorso quotidiano lontano dai raduni dell’élite federale.

Il risultato è una squadra olimpica composta da 16 atleti, di cui nove non appartenenti alle squadre nazionali d’élite. Un numero che ha pochi precedenti e che fotografa un sistema in piena trasformazione.

A sottolinearlo è Petter Northug, che conosce entrambe le facce del fondo norvegese, essendo anche proprietario di un team privato. “Si sta lavorando molto bene nelle squadre private e negli ambienti esterni alla nazionale. È evidente”, ha dichiarato la scorsa settimana all’agenzia NTB durante i Campionati norvegesi di Steinkjer.

Anche all’interno della Nazionale stessa, c’è un margine ampio di sviluppo “privato”, citando anche l’esempio di Kristine Stavås Skistad, che pur facendo parte della nazionale è nel lavoro con suo sci club di Konnerud che la sprinter ha trovato un ambiente, stimolante ed efficace, più adatto alle sue esigenze, così come altri atleti seguiti dal tecnico Lage Sofienlund, tra cui la stessa Drivenes, ora pronta per il palcoscenico olimpico. E lo stesso vale per Johannes Høsflot Klæbo: “Ha la sua cerchia e non è così presente nei raduni federali, se non per ciò che il sistema gli restituisce. C’è una tendenza crescente a cercare gli ambienti in cui gli atleti si sentono più a loro agio. E non deve essere uguale per tutti”.

Una riflessione che apre un tema più ampio: il valore della nazionale come centro esclusivo di sviluppo tecnico ed economico. “Un tempo, per uno sciatore d’élite, essere selezionato in nazionale era l’opzione più redditizia e desiderabile. Oggi non è più così. Questo cambio di direzione è avvenuto molto rapidamente”, osserva Northug.

La conseguenza, secondo lui, è una sfida diretta per la Federazione, che fatica a restare al passo con un modello più dinamico come quello proposto dalle squadre private e dai singoli atleti che, grazie alla loro maggiore visibilità – e quindi un maggiore valore di mercato – utilizzano social media e piattaforme digitali per promuovere sé stessi e i propri sponsor, rendendo più complesso il lavoro degli sponsor federali. “Il modello della nazionale è sotto pressione come non mai, perché appare antiquato rispetto alla velocità con cui si muove tutto il resto”.

Dal fronte federale, però, la lettura è diversa. Per Elias Kalfoss, responsabile dello sci di fondo norvegese, vede nella situazione un segnale positivo: “Non c’è spazio per tutti i fondisti di alto livello nelle nostre squadre. È un bene che esistano alternative forti. Spero che questo dia fiducia a chi resta fuori: è possibile crescere e arrivare in alto anche da altri contesti”. Sulla stessa linea è anche l’allenatore della Nazionale, Eirik Myhr Nossum, che ammette come l’ingresso di atleti esterni fosse in parte previsto: “Sapevamo che il livello era altissimo e molto ravvicinato. Non è una sorpresa”.

Intanto, però, da punto di riferimento assoluto del fondo mondiale, la Norvegia non può far altro che prendere atto di questo ecosistema più frammentato, ma anche fluido e competitivo, dove la nazionale non è più l’unico centro di gravità. Una trasformazione che potrebbe anticipare ciò che accadrà anche in altri Paesi.

Share:

Ti potrebbe interessare

Image