In un importante evento sportivo, come lo sono dei Campionati Mondiali ma ancora di più le Olimpiadi, una serie di fattori devono essere allineati al meglio affinché un atleta possa essere competitivo per le medaglie. Oltre al pizzico di fortuna che non guasta mai, dietro un successo o un insuccesso si cela sempre tanto duro lavoro dietro le quinte: da parte dell’atleta, che si è duramente preparato, fisicamente e mentalmente, ma anche dei tecnici, che mettono a servizio dell’atleta la loro esperienza e le loro conoscenze nella preparazione dei materiali.
In inverni sempre più anomali, con temperature che passano dal feeddo al caldo in pochissimo tempo, stravolgendo le condizioni delle piste in pochissime ore, riuscire a scegliere i migliori sci e prepararli nel migliore dei modi in ogni condizione di gara, diventa sempre più cruciale per la conquista delle medaglie.
Lo sa bene il team di Jessie Diggins, che si prepara ad affrontare le ultime Olimpiadi della campionessa americana con l’obiettivo di consentirle si salire sul podio a cinque cerchi. Chris Hecker, uno dei tecnici della sciolinatura della squadra di sci statunitense, dà a Reuters la misura del lavoro che c’è dietro i risultati di un atleta élite: “Uno sciatore di Coppa del Mondo di solito ha tra i 50 e i 70 paia di sci. Alcuni atleti superano addirittura il limite dei 100 paia, il che può funzionare, ma aggiunge sicuramente un ulteriore livello di caos”. La stessa statunitense ha confermato queste cifre all’agenzia di stampa: “Probabilmente porterò alle Olimpiadi dai 50 ai 60 paia di sci e probabilmente li farò levigare e rilevigare durante i Giochi”.
Un numero così elevato di sci è naturalmente spiegato dalle specificità richieste dalle due tecniche di sciata, in classico e a skating: se nel primo caso la zona di aderenza è sotto il piede per garantire trazione, i secondi sono progettati per adattarsi al movimento di pattinata laterale.
Inoltre, prendere la decisione giusta sulla preparazione degli sci può essere di vitale importanza: non solo nella scelta della sciolina, ma anche nel livello di levigatura, ovvero il processo di appiattimento e strutturazione della parte inferiore dello sci. Jason Cork, skiman di Diggins, tiene un registro per monitorare e valutare quali saranno le migliori scelte da fare in ogni gara. “Ci sono le informazioni di base: numero dello sci, classico/skate e rettifica a pietra.- ha spiegato – Ci sono anche alcune informazioni più specialistiche: lo stampo con cui è stato realizzato lo sci, il tipo di costruzione, il materiale della soletta, la classificazione dello sci – dal verde per condizioni di freddo estremo al giallo per neve bagnata e trasformata, l’anno e la data di produzione e la fabbrica di provenienza”.
A ogni paio di sci viene assegnato un punteggio quando viene utilizzato, in base alla velocità, alla spinta e alla sensazione. Cork tiene una media aggiornata per ogni sci, oltre al numero di volte in cui è stato testato: “Un paio che ha ottenuto un punteggio di 9,89 dopo 20 test è probabilmente più affidabile di un paio che ha ottenuto un punteggio perfetto in un solo test.”
Prima di una gara, la scelta avviene in stile torneo, provando un singolo sci su ciascun piede per confrontarli ed eliminare quelli che non sono abbastanza veloci o non offrono la sensazione giusta. “Non appena un paio di sci non supera la selezione, viene ritirato e ne ricevo uno nuovo” ha affermato Diggins in un’intervista prima dell’inizio della stagione di Coppa del Mondo.
È forse ancora presto per prevedere con certezza quali saranno le condizioni che gli atleti dovranno affrontare alle Olimpiadi, ma se i Mondiali dello scorso anno in Norvegia hanno insegnato qualcosa, è che bisogna essere pronti ad adattarsi a condizioni variabili e impegnative. “Un giorno era freddo, il giorno dopo pioveva a dirotto; poi c’era il sole pieno seguito da una bufera di neve totale – ricorda Hecker – non c’è stata possibilità di trovare un equilibrio, dovevamo affrontare ogni singolo giorno come un problema completamente nuovo da risolvere. Nonostante l’imprevedibilità, abbiamo comunque ottenuto risultati eccezionali. Questi momenti hanno dimostrato ciò che gli atleti e lo staff potevano realizzare nonostante le condizioni e, a volte, proprio grazie ad esse”.


