Si presenta alla stampa con un tutore al braccio, Federico Pellegrino al termine dell’allenamento di questo pomeriggio prima della gara di domani, la Team Sprint a tecnica libera che disputerà assieme ad Elia Barp. Il “capitano” della squadra azzurra spiega qual è il problema, che aveva già anticipato nei giorni scorsi, ma per fortuna rassicurando i presenti.
“Si tratta di un fastidio che si è rivelato essere una tendinite ai tendini delle dita. Mi è venuta fuori allo skiathlon, durante la sprint sembrava abbastanza gestibile. Il tutore serve solo per non piegare nel modo sbagliato le dita e rischiare di peggiorare. Mentre sciavo, nella staffetta, non ho sentito niente, probabilmente l’adrenalina era a un livello tale per cui potevo rimanere concentrato su quello che c’era da fare con le gambe. Anche nel pre-gara di oggi non l’ho sentita. Ci stiamo lavorando, stiamo dietro. Vediamo giorno per giorno. Per ora non sembra dar fastidio alla prestazione.”
L’obiettivo di Pellegrino, dichiarato fin da inizio stagione, era una medaglia a cinque cerchi in un evento a squadre e domani il programma prevede la possibilità di ripetersi.
“La gara di domani era il piano B nel caso in cui non fosse andata bene la prima” ironizza il valdostano delle Fiamme Oro “però già che siamo qui, le gambe vanno bene, quindi è una bella occasione.”
L’ambiente in squadra poi, dopo la medaglia, è quello dei momenti migliori, come già aveva spiegato Caterina Ganz nel pomeriggio: “L’ambiente qui è sempre lo stesso. Siamo noi, quella decina di atleti, i nostri tecnici, isolati per rimanere concentrati sulla prestazione. Mi sembra di aver visto del bel entusiasmo intorno. A causa di questa tendinite non ho ancora risposto ai messaggi ricevuti perché una delle cose peggiori che posso fare adesso è lavorare con il telefonino e il computer, però ho le chat abbastanza intasate. E’ bello, è ovvio che siamo un po’ più rilassati. Quando sei un gruppo che lavora tre settimane su quattro al mese, per così tanti anni assieme, abbiamo vissuto dei momenti abbastanza tosti tra di noi, anche per i nostri seguiti personali. Però adesso è un bel momento, è innegabile. Con ogni gara siamo riusciti a metterci bene in mostra, sia la parte maschile sia la parte femminile e abbiamo ancora una gara dove sicuramente possiamo essere della lotta per le medaglie. Vogliamo godercela. Nel frattempo abbiamo il cuore un po’ più leggero per il fatto che l’obiettivo del quadriennio, che non era mio ma del percorso, è stato raggiunto. Però già che siamo qua proviamo a fare ancora un passo.”
Poi non rimane che la 50km, ma con la tendinite in corso bisogna stare cauti e ragionare giorno per giorno: “Non fossimo in periodo di gare, una settimana senza usare il braccio e si sistema. Adesso invece bisogna cercare di capire giorno per giorno. Fino a domani ci siamo, vediamo i posti nella gara di domani come saranno e poi vedremo anche in base a svariate cose. Però tutta l’Olimpiade è stata andare avanti gara per gara.”
Poi, incalzato dai giornalisti sul suo ruolo di capitano, e sul leitmotiv della staffetta come passaggio davvero di testimone alla nuova generazione del fondo azzurro, il campione di Nus ha spiegato qual è l’impronta che ha voluto lasciare ai tre ragazzi che erano con lui in staffetta, ma anche all’intero gruppo ceh lascia. “Io ho cercato di lavorare tanto dal punto di vista della mentalità. Nella mia carriera sono stato allenato da tanti allenatori, e quindi cinque o sei metodi di allenamento diversi, mi sembra che con cinque o sei allenatori diversi ho raggiunto un podio a livello mondiale. Questo significa, non accettando il fatto di essere nato forte, anche se sicuramente sono nato con certe qualità, più mentali che fisiche, sviluppate nella prima fase di gioventù, di infanzia. Però quello che ho cercato di fargli capire è che troppo spesso ci si scervella nel cercare il programma di allenamento perfetto, ma poi il programma di allenamento perfetto non esiste. Però ciò in cui ci si deve impegnare è nel riuscire, in qualsiasi tipo di programma di allenamento viene proposto all’allenatore, di svolgerlo al meglio, che non vuol dire fare di più ma vuol dire fare bene. Per fare bene significa ascoltare molto il proprio corpo, dare indicazioni all’allenatore che possa così tarare il programma di allenamento e perseverare in una linea nella quale si crede. Questi ragazzi, secondo me, sono abbastanza forti perché qualsiasi programma di allenamento faranno, credo che abbiano capito che è l’approccio che fa la differenza.”
In queste parole sono venute fuori non sono le prospettive di un capitano, ma anche di un mentore, di un maestro, che mette a disposizione degli allievi tutta la sua esperienza per poter arricchire il bagaglio, ancora leggero, dei più giovani in squadra, come quando racconta delle “interrogazioni” fatte ai compagni prima della staffetta sulla conoscenza degli avversari o l’immaginarsi le situazioni di gara prima di affrontarle in pista. E per domani, quali sono le variabili?
“Per domani ci sono delle situazioni molto delicate su questa pista, dipendono dalla neve, dipendono anche tanto dagli avversari, perché ci sono delle teste calde nel gruppo che non capiscono che hanno loro stessi da perdere, oltre che a far perdere gli altri, quindi io mi auguro che la prima frazione venga messa giù con un passo un po’ spedito per scremare un po’ gli atleti. Prima naturalmente bisogna fare una bella qualifica, che è importante, Quindi speriamo che venga messa giù abbastanza dura, ma non troppo da lasciarci aprire, se c’è un po’ di vento meglio, che calmerà un po’ i ritmi e gli sprechi d’energie, e poi bisognerà vedere l’ordine di partenza, le entries, le frazioni saranno legate Desloges e Ogden, che sicuramente la metterà giù abbastanza dura, cosa che potrebbe fare il nostro giocopo di seconda frazione, invece bisogna vedere se l’intento continua a essere quello di metterla giù abbastanza dura. Sicuramente c’è qualcuno che preferisce non arrivare sull’ultima salita in troppi, per me viene un bene, vedrò cosa si scappa dall’armadio dell’esperienza.”
Il bellunese delle Fiamme Gialle, invece, entra nel dettaglio sul lavoro svolto oggi in pista: “Abbiamo provato a vedere come poteva essere un eventuale arrivo da dietro, spazio sembra esserci, la velocità sembra buona, quindi vediamo. La neve sarà diversa da quella che c’era oggi, perché ha nevicato durante la notte, quindi le condizioni sicuramente non saranno come quelle di domani, però sembra buono e sembra essere anche aperto a vari scenari, ma sembra divertente.”
Dall’atteggiamento, sembra che il 23enne abbia solo più appettito dopo la medaglia nella staffetta: “Diciamo che quando ne vinci una, poi vuoi vincerne sempre di più. Sicuramente sappiamo che è una buona opportunità, poi le sprint vanno fatte, non servono solo, per fortuna o per sfortuna, le gambe domani, ma ci saranno anche le varie situazioni in gara che possono succedere. In un gruppo da 15 è sempre un po’ un interrogativo, quindi vedremo come la metteranno giù e vediamo di fare quello che sappiamo fare.”
I favorito o comunque le nazioni su cui fare gara sono chiare nella testa dell’azzurro: “Sicuramente Norvegia e Francia, in più ci sarà l’America che potrà dire la sua, la Svezia anche non la tagliamo fuori, in staffetta sono andati male, ma sicuramente avranno un’altra marcia nelle sprint, quindi anche Finlandia, Svizzera, ce ne sono un po’. Anche noi siamo tra di loro, quindi non partiamo battuti, vediamo come andrà.”
Oltre al morale, anche il fisico sembra non aver risentito della fatica dell’altro giorno: “Bene, sicuramente non si può dire che stiamo male, anche perché se no la medaglia l’altro giorno non sarebbe arrivata, quindi mi sento di dire che sto abbastanza bene, poi vedremo domani dopo la qualifica come sarà, ci aspettiamo e mi aspetto una gara abbastanza tirata, soprattutto nelle prime frazioni, perché da quello che si è visto ci sarà Desloges per la Francia e Hedegard per la Norvegia, che sicuramente non aspetteranno l’ultima frazione per tirare. Vedremo cosa combineranno loro e noi seguiremo, poi proveremo magari anche a staccarli, vediamo.”

