All’ultima stagione della sua carriera, Jessie Diggins saluta oggi, con la 50km in classico in Val di Fiemme, la sua esperienza olimpica, tagliando il traguardo in quinta posizione. Un’Olimpiade difficile, con un pesante infortunio riportato nella caduta avuta nello skiathlon e che avrebbe potuto compromettere il resto della sua partecipazione e invece, tenace come sempre, la statunitense porta a casa il bronzo nella 10km a skating, dimostrando ancora una volta la sua grande forza di volontà.
«È stato davvero fantastico poter fare la mia miglior gara in classico nella mia ultima gara olimpica in assoluto – ha commentato l’americana all’OIS – Sono così orgogliosa di far parte del gruppo che ha disputato la prima 50 km (olimpica femminile, ndr). Avremmo dovuto averla da sempre, ma ora finalmente ce l’abbiamo ed è incredibile.»
Come sempre, non manca di dare il giusto spazio al riconoscimento del lavoro svolto dallo staff a stelle e strisce dietro le quinte: «Sono immensamente grata alla mia squadra e per tutto ciò che ho dovuto affrontare per tornare in gara dopo essermi fatta così male, tipo a due chilometri dopo l’inizio di questa esperienza olimpica. Il fatto di essere riuscita a portarla a termine mi rende davvero riconoscente, piena di gratitudine e orgogliosa di aver dato tutto quello che avevo.»
Ora la stagione proseguirà e il tempo dei saluti finali si fa vicino, così come il tempo dei bilanci: la 34enne del Minnesota è certa che la sua eredità bello sport non stia tanto nei risultati, pur incredibili, quanto nel lavoro svolto a favore di temi importanti, dalla difesa della salute mentale a quella per l’ambiente: «Il modo in cui ho parlato dei miei disturbi alimentari serve perché altre persone possano chiedere l’aiuto di cui hanno bisogno, quando ne hanno bisogno. Voglio che questa conversazione non sia accompagnata da stigma o vergogna. Non voglio che sia un tabù, quindi sono davvero orgogliosa di questo e del lavoro che faccio anche per il clima. Sono semplicemente orgogliosa di essere stata determinata, di aver dato il massimo non solo con il pettorale addosso, ma anche fuori dalla neve, facendo ciò che serve per essere una brava persona e cercare di rendere il mondo un posto un po’ migliore.»
L’esperienza di Milano Cortina 2026, infine, le lascia un pieno di «gratitudine, gioia e amore. È stato tutto così speciale. Ci è voluto il lavoro di tantissime persone per portarmi fin qui e ho davvero dato tutto quello che avevo nel corpo, non avrei potuto impegnarmi di più. Avevo crampi letteralmente ovunque a tre giri dalla fine e ho continuato a lottare e a sciare al meglio. Sono davvero orgogliosa di questo. Sono molto felice di come si è concluso tutto, è stata un’Olimpiade finale straordinaria.»

