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Sci di fondo

Sci di fondo – Jessie Diggins racconta la sua lotta ai disturbi alimentari in un nuovo documentario

Nella stagione 2022/2023, Jessie Diggins è salita sul podio 8 volte, tra cui una vittoria, e ai Mondiali di Planica ha conquistato la medaglia d’oro 10km a skating e quella di bronzo nella Team Sprint a skating assieme a Julia Kern. Eppure, dietro le quinte, l’atleta del Minnesota si stava preparando ad uno dei momenti più duri della sua carriera, battagliando non solo sulle piste, ma anche fuori, con il ritorno di un mostro che l’aveva già tormentata in passato, ben 12 anni prima: il DCA (disturbo del comportamento alimentare, ndr).

Benché non avesse avuto problemi a parlarne apertamente al termine dell’estate di preparazione alla stagione successiva, quello che la campionessa statunitense non aveva raccontato, però, è quanto quella crisi ha quasi compromesso quella che poi si sarebbe rivelata una delle stagioni più importanti della sua carriera: quello del ritorno alla vittoria della Coppa del Mondo generale e del Tour de Ski e in cui ha potuto portare il massimo circuito del suo sport nella sua città natale, Minneapolis.

Nel pieno dell’inverno, mentre saliva regolarmente sul podio, Diggins stava ancora lottando. Sottoposta a un’analisi della composizione corporea per valutare le sue condizioni fisiche, i risultati, secondo il suo storico allenatore Jason Cork, furono “scioccanti”, con così tanti campanelli d’allarme che lo staff della squadra statunitense era pronto a fermarla.

Quell’episodio, rimasto finora sconosciuto al grande pubblico, è al centro del nuovo documentario “Threshold”, come riporta il sito Faster Skier, che debutterà negli USA al termine delle Olimpiadi. Il film non entra nei dettagli clinici ma si concentra sul percorso di risalita dell’atleta, sostenuta anche dalla famiglia, volata in Europa per starle accanto durante la pausa natalizia dalle gare.

Diggins, da tempo impegnata a combattere lo stigma sui disturbi alimentari, aveva già raccontato la sua battaglia contro la bulimia nell’autobiografia “Brave Enough”. Alla vigilia dei Giochi, in Italia, ha spiegato perché ha scelto di esporsi ancora una volta, anche a costo di un’invasione della sua privacy: “Sono disposta a rischiare mettendo sul piatto la mia storia per contribuire a cambiare questa situazione. Spero che possa ispirare le persone ad avere conversazioni davvero critiche che possano davvero salvare vite. E spero che possa ispirare gli allenatori a informarsi di più su queste gravi malattie e a disporre di risorse utili per aiutare gli atleti sotto la loro guida.”

Il documentario, che sarà disponibile sulla piattaforma Peacock, è il frutto di tre anni di lavoro dei fratelli Torsten e Lars Brinkema, ex fondisti del Minnesota diventati filmmaker. Oltre allo streaming, è prevista anche un’uscita nelle sale, con l’obiettivo di presentare il film alle finali di Coppa del Mondo a Lake Placid e, ma qui si entra nell’ambito dei desideri da concretizzare, anche in Europa, dove Diggins gli amanti dello sci di fondo sostengono fortemente la 34enne. A sostenere il progetto come produttore esecutivo c’è anche l’attore Patrick Dempsey, grande appassionato di sci e tifoso di Diggins. Il film documenta come, nonostante i successi agonistici, la crisi fosse tutt’altro che superata. Il direttore della squadra di sci, Chris Grover, ha ammesso: “Era davvero vicina al limite. Era davvero stressante.” A un certo punto, lo staff le fece capire che non avrebbe continuato a gareggiare. “Un messaggio forte arrivò da molte persone che ci tenevano davvero a lei” ha detto Grover. Un messaggio arrivato a destinazione forte e chiaro, che portò immediatamente alla formazione di una rete di supporto dell’atleta, a riprova del fatto che nessuna battaglia può essere affrontata da soli.

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