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Milano-Cortina 2026, la Finlandia boicotta la cerimonia d’apertura delle Paralimpiadi in solidarietà con l’Ucraina

Le medaglie paralimpiche

A pochi giorni dall’inizio delle Paralimpiadi invernali di Milano-Cortina, in programma il 6 marzo con la Cerimonia di Apertura all’Arena di Verona, arriva una presa di posizione netta da parte del Comitato Paralimpico Finlandese, che ha annunciato che non prenderà parte alla cerimonia inaugurale con la propria delegazione, accogliendo l’appello dell’Ucraina a non sfilare accanto alle delegazioni di Russia e Bielorussia.

Oltre alla Finlandia e all’Ucraina, anche Estonia, Lettonia e Polonia hanno scelto di non essere presenti alla sfilata iniziale, pur confermando la partecipazione alle gare.

Al centro della controversia c’è la decisione del Comitato Paralimpico Internazione (IPC) di assegnare alcune “wild card” ad atleti russi e bielorussi. Si tratta di slot concessi su candidatura dei comitati nazionali ad atleti che non avevano ottenuto la qualificazione diretta attraverso i risultati sportivi. In totale sono stati attribuiti sei posti ad atleti russi – nello sci alpino, nello sci di fondo e nello snowboard – e quattro a bielorussi, nello sci di fondo.

Una scelta che ha provocato la reazione immediata dell’Ucraina. Pur senza arrivare al boicottaggio delle competizioni, il Comitato Paralimpico ucraino e le ambasciate del Paese in Europa hanno chiesto ai partner europei un gesto simbolico forte in occasione della cerimonia di apertura.

La risposta finlandese è arrivata dopo un confronto interno culminato in una decisione unanime. La presidente del Comitato Paralimpico Finlandese, Sari Rautio, ha spiegato che la priorità resta permettere agli atleti finlandesi di vivere il sogno paralimpico, ma che l’assenza alla cerimonia rappresenta “il minimo indispensabile” per esprimere solidarietà all’Ucraina. Rautio ha inoltre ricordato come la Finlandia si fosse già espressa in sede di assemblea generale dell’IPC contro la partecipazione di atleti russi e bielorussi sotto i propri simboli nazionali, posizione che però non ha raccolto la maggioranza dei voti.

“È impossibile accettare che un Paese impegnato in una guerra di aggressione possa partecipare ai Giochi sotto la propria bandiera”, ha dichiarato. “La tregua olimpica e paralimpica si fonda sull’idea di convivenza pacifica. Trovarci in questa situazione è profondamente problematico, soprattutto considerando che lo sport può essere utilizzato per finalità politiche”.

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