Lahti rimane un luogo del cuore per Federico Pellegrino. Nonostante sia stato eliminato nei quarti di finale della sprint in tecnica libera, il 35enne di Nus ha assaporato le emozioni che le ha regalato la località finlandese nel corso della lunga carriera fra cui il titolo iridato nel 2017 e una tappa di Coppa del Mondo di sci di fondo l’anno successivo.
“E’ sempre bello venire qui. Una delle prime cose che faccio quando vengo in pista a Lati è andare in cima all’ultima salita, guardare giù lo stadio, chiudere gli occhi e immaginarmi quei momenti del 2017, però poi devo pensare alla gara che c’è da correre e cercare di continuare a dare il meglio di me – ha raccontato Pellegrino ai microfoni del nostro inviato Giorgio Capodaglio -. E’ bello oggi vedere così tanto pubblico a bordo pista, lo sci di fondo ne aveva bisogno e penso che il boost mediatico delle Olimpiadi abbia dato una grande mano. Sarebbe stato bello per me riuscire a continuare a divertirmi e far divertire gli spettatori con me avanti nei turni, però è così e accetto questo, di nuovo primo escluso dalla semifinale”.
Nonostante l’amarezza, Pellegrino non può dimenticare quel Mondiale che l’ha spinto ancor più in alto nel gotha dello sci di fondo mondiale, permettendogli di fatto di compiere un vero e proprio passo in avanti.
“Quello è stato importante perché è stato il primo grande appuntamento a cui ho mirato, visto il salto di qualità l’ho fatto l’anno dei Mondiali di Falun, dove avevo una medaglia appesa al collo fino a 100 metri dal traguardo. Da lì in poi ho iniziato a vincere tanto, l’anno dopo senza Mondiale o Olimpiadi ho dominato le sprint a skating, invece l’anno successivo c’era la possibilità subito di vincere un Mondiale sprint a skating e quindi quella stagione è stata mentalmente focalizzata su riuscire a cogliere quell’obiettivo lì – ha aggiunto il portacolori delle Fiamme Oro Moena -. E’ stata una grande fiducia nei miei mezzi, sapere di essere capace di performare in tante sprint durante la stagione, ma anche di cogliere il momento giusto alla fine. Quell’anno poi ho vinto soltanto un titolo italiano, una tappa di Coppa del Mondo e il Mondiale, solo tre gare, ma direi che erano tre gare importanti. Peraltro pensare a distanza di tempo che su quel podio, in terza posizione, c’era Johannes Klæbo, mi fa riflettere. All’epoca lo vedevo come un giovane, ma poi ha sempre vinto nei grandi appuntamenti e quella è stata la sua unica sconfitta”.
Quel Mondiale ha segnato di fatto anche un passaggio generazionale, non solo lanciando Klæbo ma dando il via a un’intera stirpe di atleti che hanno caratterizzato l’ultima epoca dello sci di fondo come Sergey Ustiugov. Riguardando i risultati di quella gara, emerge come il tasso tecnico di quella finale sia probabilmente uno dei più alti mai toccati dallo sci di fondo nella sua storia.
A proposito del norvegese, quella sconfitta potrebbe aver regalato un boost in più a Klæbo che, nei grandi appuntamenti, è diventato imprendibile per Pellegrino, ma al tempo stesso ha dato vita a una delle più belle rivalità dello sport moderno che ancora oggi ci fa emozionare.
“Prima o poi nei talk di fine carriera arriveremo a studiare la formula per stabilire il livello di una competizione che si distingue tra il livello dei partecipanti e il livello espresso in gara. Il livello dei partecipanti non finisce fino a quando i partecipanti continuano ad andare avanti nella propria carriera e, ad ora secondo quella formula, quella è stata la finale con i numeri più alti nella storia delle sprint dello sci di fondo perché già con Klæbo e Northug avevamo moltissimo, se in più ci mettiamo dentro. Ustiugov, Pellegrino, Krogh e Hakola – analizza il fuoriclasse tricolore –. Klæbo era ancora in rampa di lancio, credo che avesse già vinto una gara di Coppa del Mondo, ma non era ancora quello che poi ci ha dimostrato di essere negli anni seguenti, però ogni vittoria che raggiunge, arricchisce il livello, il valore dei numeri di quella gara, quindi quando ci penso, sono sempre molto più fiero. Ricordo bene il suo muso lungo sul podio. Avevo già capito che quel ragazzo avesse voglia di vincere e l’abbiamo poi vista”.
Se Lahti ha rappresentato per certi versi il picco della carriera di Federico Pellegrino, i podi olimpici e i trionfi in Coppa del Mondo non possono essere dimenticati e Pellegrino fa fatica a catalogare le numerose emozioni che ha raccolto nel corso della sua ultradecennale carriera.
“Non ce l’ho ancora fatta. Metto sullo stesso livello gli abbracci dopo il traguardo di tutte quelle gare con Greta (Laurent, NdR) in primis, ma poi anche con i tecnici, quelli che veramente hanno creduto in me, che mi hanno spinto giorno dopo giorno per tanti anni. Non so fare una classifica, ogni vittoria è bella a suo modo, sia quelle più prestigiose, le medaglie di Mondiali, delle Olimpiadi, poi adesso fare la classifica aggiungendo anche le medaglie a squadra di Olimpiadi è veramente tosta, però anche alcune gare di Coppa del Mondo, come quella di Cogne davanti al mio pubblico, come la prima … rimane difficile far una classifica – confessa il valdostano -. E’ un anno pieno di lacrimucce, pensando che tutto questo cambierà. Non è detto che non ci sarà più, perché magari in altre vesti in futuro potrà ancora esserci. Questo stadio lo merita, nel 2029 sono già stati assegnati i Mondiali, quindi tante gare di Coppa del Mondo, però sì, col pettorale addosso sono sicuro che mi mancheranno tutti i posti frequentati in questi anni”.
Guardando al futuro, Pellegrino non può pensare ai suoi ragazzi, a Elia Barp, Davide Graz e Martino Carollo con cui ha raccolto la medaglia di bronzo nella staffetta ai Giochi di Milano-Cortina 2026. Il pensiero vola appunto al 2029, alla possibilità di rivedere magari un italiano vincere l’oro come fatto da lui nel 2017, tuttavia valutare una possibilità del genere a lungo raggio è difficile.
“Dire che qualcuno possa vincere un Mondiale è un po’ azzardato, però che l’Italia potrà essere competitiva ne sono sicuro. In questo quadriennio si sono poste le basi a tutti i livelli per poter competere ai massimi livelli in futuro. Non è stato facile insistere e proporre una certa idea di preparazione all’interno del nostro sistema. Penso che ad ora i risultati, la completezza degli atleti, le possibilità di risultato che stiamo dimostrando sia a livello maschile che femminile in Coppa del Mondo o ai Mondiali, sia assoluti che di categoria, o alle Olimpiadi, possano far ben pensare all’Italia che verrà – conclude Pellegrino -. Ora penserò a Oslo dove inviterò più persone possibile perché è un luogo speciale. Chi è già stato non può ancora immaginare cosa succederà in quella località, chi non ci è mai stato, gli consiglio di andar a prenotare i kit per i tifosi perché sono in numero limitato e non vorrei che qualcuno non possa esserci. Lo Sci Club Saint-Barthélemy, spinto da me e dai tantissimi partner e istituzioni che ci danno una mano, si sta organizzando”.
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