La caduta, il calcio della carabina che si rompe e inizia l’incubo. Nella mass start di Kontiolahti dello scorso 8 marzo, il norvegese Isac Frey si è trovato ad affrontare una delle situazioni più difficili per un biatleta: il cambio di carabina. Il vincitore della classifica Under 23 ha dovuto sparare quindi con la carabina a disposizione di tutta la squadra, andando in difficoltà: 4 errori nella prima serie, 3 nella seconda, altri 2 nella terza e infine finalmente lo 0 nell’ultima in piedi con tanto di risata condivisa con l’allenatore Mazet al poligono.
Ma cos’è la carabina di riserva? Per saperne di più ci siamo affidati all’allenatore azzurro Fabio Cianciana, che a Holmenkollen ci ha chiarito molte cose sull’utilizzo della carabina di riserva.
«Nel team italiano ne abbiamo due sempre presenti in rastrelliera – ha esordito Cianciana – perché le abbiamo divise per altezza. Diciamo che una è utilizzata dalle donne e una dagli uomini, ma Vittozzi utilizza quello dei maschi e Braunhofer quello delle donne. La carabina dei maschi è più lunga e nera, quella femminile più corta e bianca. Hanno due colori diversi così le distinguiamo con maggiore facilità. La funzione è chiara: in caso di problema meccanico o rottura del calcio della carabina, gli atleti possano comunque continuare la gara sostituendola».
Cianciana chiarisce le difficoltà che un atleta più trovare: «Non è un fucile personale, quindi le misure non sono perfette per ogni singolo atleta. Da Tommaso Giacomel che è 1.85, a Didier Bionaz che è 1.78 a Nicola Romanin che è 1.75, cerchiamo di fare una media, utilizzando un fucile che possa essere adattato a tutti. Ovviamente quando accade quello che è successo a Frey, ci vuole tanto spirito d’adattamento e sicuramente a livello mentale è molto dura quando si va a sparare con questa carabina. Se si utilizza solo per la serie in piedi non è troppo problematico, ma a terra cambiano tantissimo le tensioni in cinghia, la pressione sulla spalla destra, la guancia che non appoggia come vorresti, perché non abbiamo viso e arti uguali».
L’allenatore azzurro entra poi nello specifico di come ogni singolo atleta deve utilizzarla. «Prima di ogni gara la carabina viene azzerata, quindi nel caso di quella utilizzata dai maschi, l’azzeramento lo fa Tommaso Giacomel che ha lo 0. Se quindi malauguratamente dovesse utilizzarlo in gara, lui non dovrebbe fare nulla, solo prendere la carabina, valutare la situazione del vento, quindi dare eventuali tacche e sparare. Per gli altri è diverso. Ad esempio Didier (Bionaz) deve dare due tacche a sinistra immediatamente e solo successivamente valutare il vento. Per quanto riguarda la carabina bianca delle donne, lo 0 lo fa Wierer. Ovviamente lo stesso vale per Braunhofer con la carabina femminile e Vittozzi che utilizza quella maschile, entrambi partono dallo 0, essendo anche gli unici ad utilizzarla».
Frey raccontò dopo la gara di aver avuto difficoltà a leggere i numeri sulla carabina, dove sono segnate le tacche da dare. «Noi scriviamo sulla carabina le tacche che ogni singolo atleta deve dare, anche se tutti più o meno le ricordano. Frey non era riuscito a leggere, infatti nella prima serie era tutto in alto a sinistra. Poi dopo ha dato tacche. Ovviamente nel suo caso quando una mass start inizia con quattro errori a terra e non hai nemmeno la tua carabina, non è certo facile. Lui però è stato bravo a continuare e nell’ultima serie ha trovato lo 0».
Cianciana ha voluto poi chiarire un altro aspetto: «Va aggiunto che queste sono tacche ipotetiche, perché gli atleti sparano con questa carabina un paio di volte l’anno, ma da una condizione all’altra può cambiare di un paio di tacche. Ovviamente non è un lavoro che possiamo fare in tutte le gare. Individuiamo un atleta che azzera in ogni tappa e gli altri agiscono di conseguenza per quanto valutato nel periodo autunnale pre agonistico. Giacomel lo azzera solitamente il giorno precedente la gara».
Vi sono anche delle altre routine da seguire, come il controllo armi. «Prima di ogni gara siamo noi allenatori a portare questa carabina al controllo armi, per poi metterla in rastrelliera prima della gara, registrandola come Italia, così ogni atleta italiano può utilizzarla se, come non ci auguriamo, ne ha bisogno».

