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Biathlon – Il vicepresidente FISI Marocco a Fondo Italia: “Movimento sano, in crescita e di qualità”

In Val Martello, in occasione dei Campionati Italiani di Biathlon, non poteva mancare Pietro Marocco, vicepresidente della Federazione Italia Sport Invernali (FISI) e responsabile del settore biathlon. Il dirigente azzurro, incontrato da Fondo Italia, ha tracciato un bilancio sulla stagione olimpica: non solo per i risultati ottenuti tra l’élite, con il primo titolo olimpico regalato al biathlon azzurro da Lisa Vittozzi, il livelli cadetti e giovanili, ma anche per le basi poste dall’intero movimento in vista del prossimo quadriennio.

“La stagione che si conclude oggi è iniziata in maniera eccellente. I primi due mesi sono stati due mesi di grandissimi risultati. Poi c’è stato un momento di calo che è coinciso con il periodo delle Olimpiadi, dove poi nel corso delle Olimpiadi stesse abbiamo recuperato, ottenendo dei risultati, e degli ori olimpici che per la prima volta si sono saliti sul gradino più alto del podium, con Lisa Vittozzi che ha prodotto la prima medaglia. A livello giovanile abbiamo fatto una bellissima stagione, ottenendo dei risultati soprattutto in IBU Cup e in IBU Junior.”

Nonostante i Mondiali Junior non abbiamo reso quanto forse ci si aspettava alla vigilia, l’analisi è lucida e, vista la giovane età degli atleti, c’è la certezza di aver portato a casa comunque tanto da quell’esperienza, come ha dimostrato anche il weekend altoatesino: “Ci siamo confrontati con delle realtà forse leggermente superiori alle nostre, però abbiamo imparato tanto, abbiamo capito dov’è che dobbiamo migliorare. Le giornate di oggi, le gare di oggi dimostrano che tutti stanno lavorando bene, i gruppi sportivi, i comitati, gli atleti, ed è un’ottima premessa per il prossimo anno. Definiremo a breve i quadri tecnici per la prossima stagione, ma siamo molto molto ottimisti e soddisfatti del lavoro che si è fatto fino ad oggi.”

Con la fine di questa stagione si conclude naturalmente il quadriennio olimpico: come spesso accade la fine di un ciclo si accompagna a diversi addi. Il più pesante è stato certamente quello di Dorothea Wierer, ma anceh a livello tecnico è stato il momento di alcuni saluti, in primis quello di Mirco Romanin. Questo non significa però che il biathlon rimarrà orfano o senza ricambio: i numeri in ambito giovanile sono in aumento e il movimento, alla base, sembra essere più in salute che mai.

“Il movimento è sano, è in crescita, lo dimostrano i campionati di aria compressa, ma anche il fatto che nelle gare d’Inseguimento siamo costretti a contincentare, perché sopra i 60 atleti facciamo difficoltà a gestire e in più di un’occasione abbiamo avuto più di 60 iscritti. Quindi il movimento è sano, è in crescita e non è solo un movimento di quantità, ma sta veramente diventando un movimento di qualità. Ovviamente gli addii sono dolorosi, però si aprono anche prospettive per dei giovani e quindi comunque siamo convinti che i giovani nostri sono ben preparati per fare il salto e per andare a competere anche a livello superiore.”

Infine un ricordo particolare su Wierer, che forse è stata la figura che più di tutte ha fatto da volano alla disciplina con il suo impatto anche mediatico: “Io ricordo una cosa di Dorothea, nel 2013-2014 a Ski Pass a Modena, ho una foto con Dorotea Wierer e Luca Ghiglione ed era quasi per lei una sorpresa che qualcuno andasse a fare delle fotografie insieme, perché 12 anni fa il biathlon non era quello di oggi, Dorothea Wierer non era l’atleta conosciuta oggi, ma lei è sempre stata un’atleta sorridente e disponibile, lei ha dato tanto al biathlon, è stata l’esempio per tanti e tante atlete, per cui certamente è un addio doloroso. Ha fatto dei grandi sforzi per essere presente alle Olimpiadi, ha dato il massimo che ha potuto dare e francamente più di così non poteva. Noi non possiamo che ringraziarla per tutto quello che ha fatto e per tutto quello che ha lasciato.”

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