Siegfried Mazet sarà allenatore della squadra di biathlon padrone di casa alle Olimpiadi delle Alpi Francesi 2030, e si prepara in queste poche settimane che separano gli atleti dalla ripresa delle attività di allenamento a prendere in carico i suoi nuovi atleti, ma ancora si discute del suo addio alla Norvegia.
In un’intervista rilasciata a Eurosport.fr, il tecnico transalpino spiega che, oltre all’allettante possibilità di poter guidare il proprio Paese verso i Giochi casalinghi, dietro la scelta di lasciare la squadra norvegese ci sarebbero state delle divergenze in merito alla convocazione degli atleti.
“L’anno scorso, durante le riunioni di fine stagione, c’era un certo malcontento tra gli atleti del Gruppo B. Il comitato esecutivo della federazione norvegese ha quindi preso in carico la questione e ci ha imposto un sistema di selezione per quest’anno olimpico con cui ero completamente in disaccordo. […] Non ero d’accordo fin dall’inizio, ma poi mi sono adeguato perché sono un professionista e se 15 persone mi dicono “Le cose stanno così”, non mi metto a discutere […] ma questa stagione è stata difficile proprio a causa di questa situazione. Io e il mio collega Egil (Kristiansen, l’allenatore della squadra maschile) abbiamo perso il controllo di ciò che avevamo messo in atto negli ultimi nove anni.”
Come noto, l’ampia concorrenza e densità di atleti nel panorama del biathlon norvegese, richiede regole di selezione che vengono stabilite dalla Federazione all’inizio di ogni stagione invernale. Tuttavia, ai livelli “cadetti”, da almeno un paio di anni gli allenatori e gli atleti il malcontento covava, per esplodere al termine della stagione 2024/2025, quando Vetle Christiansen ha rifiutato di concludere la stagione in IBU Cup, non solo scontento di non essere stato convocato per il finale di stagione di Holmenkollen, ma in opposizione ai requisiti per la convocazione – a suo dire poco trasparenti.
“Gli allenatori della squadra “B” volevano imporre nuove regole affinché i loro giocatori venissero presi in considerazione. Non dico che non li tenessimo in considerazione, ma avevamo un processo per cui, quando convocavamo i ragazzi per la Coppa del Mondo, cercavamo di tenerli per tre settimane, per un periodo abbastanza lungo, dando loro la possibilità di mettersi in mostra e potenzialmente rimanere a lungo termine” ha continuato. “Gli allenatori della squadra “B”, d’altro canto, volevano un ricambio molto più elevato e che tutti fossero costantemente sottoposti al processo di selezione. A mio parere, questo crea una pressione costante, ed essere sotto pressione tutto il tempo da novembre fino alle Olimpiadi non è la soluzione giusta. Non ci stiamo più preparando per i Giochi; ci stiamo solo preparando per qualificarci. Non ero d’accordo. Non era la mia filosofia. E quando non si aderisce più a un sistema… Anche se, ripeto, non è l’unica ragione.”
Un approccio all’allenamento e alla gestione degli atleti, sempre più legata a dati, risultati e statistiche, che prende sempre più piede nel biathlon, ma non risponde alla filosofia dell’allenatore.
“A volte i dati possono sembrare buoni, ma poi la prestazione non c’è. La risposta sta altrove. A livello mentale, in particolare. Mentalmente, non avremo mai dati. È il rapporto tra un allenatore e un atleta, tra gli atleti stessi, la connessione che creano, i consigli che si scambiano, che ci fanno progredire. Certo, è interessante avere questi numeri. Ma non ho ancora trovato, né fisicamente né in termini di tiro, la leva, il coefficiente, che mi interessa in questi dati. Lo sto cercando, mi interessa, ma non ho ancora trovato quello che mi farà cambiare idea. Ascolto, imparo, ma resto fedele alle mie convinzioni, voglio attenermi a ciò che conosco, a ciò che funziona. Detto questo, non impedirò alle persone di interessarsi. Se è d’aiuto, se dà loro fiducia perché è rassicurante avere dati validi, va bene. Ma so che non è questo il punto cruciale quando si sviluppa qualcosa, quando ci si allena. Ci si prepara ad affrontare situazioni che saranno emotivamente impegnative. È lì che voglio essere.”

