La Vasaloppet è il sogno a occhi aperti di ogni sciatore di fondo. Dall’appassionato alla prima esperienza con gli stretti al grande campione che decide di cimentarsi nella “maratona sulla neve” più iconica del mondo, la competizione svedese racchiude in sé lo spirito dello sci nordico. Attratto da questa tipologia d’esperienza, Mattia Armellini ha deciso di passare dalle sprint alle gare su lunga distanza risultando il migliore degli italiani alla Vasaloppet. Un’esperienza che il portacolori del Team Futura A.S.D. White Fox ha raccontato al programma “Game Over” al Pertini Radio.
Che cos’è la Vasaloppet?
La Vasaloppet è la corsa di sci di fondo più partecipata al mondo. Conta circa quattordicimila iscritti ogni anno. Ci sono tutte le categorie, gli élite e coloro che probabilmente hanno messo gli sci per la prima volta quel giorno. È lunga 90 chilometri e percorre il tratto affrontato da Gustav Vasa nel 1520 per fuggire dall’invasione danese in Svezia. Dopo esser riuscito a scappare verso la Norvegia, è tornato con l’esercito e ha riconquistato l’autonomia del paese diventando re. Da lì si è deciso di trasformarlo all’inizio del Novecento in una gara ed è un percorso molto lungo perché sono novanta chilometri in tecnica classica.
Come si è sentito a essere la migliore degli italiani alla Vasaloppet?
E’ sempre bello portare in alto la nostra nazione. Lo scorso anno ero riuscito a tagliare il traguardo come primo dei non scandinavi, quest’anno mi ha battuto un francese, ma è comunque una bella soddisfazione vedere anche gli altri italiani e scambiare due parole con loro per sapere com’è andata.
Come si prepara una gara da 90 chilometri sugli sci?
Dipende perché c’è chi la prepara in maniera precisa e chi si presenta per la prima volta sugli sci. Quest’anno ci abbiamo impiegato parecchio perché c’è stata una grossa nevicata durante la notte e la neve era lenta. Abbiamo impiegato 4h15′ per completare la gara quando lo scorso anno c’erano volute circa trenta minuti in meno a dimostrazione che le condizioni sono cambiate parecchio. In un mondo ideale bisognerebbe allenarsi fra le venti e le venticinque ore a settimana, ma in uno amatoriale anche quindici possono essere sufficienti.
Utilizzate parecchio anche gli skiroll per allenarvi?
D’inverno cerchiamo di sciare il più possibile sulla neve, ma cerchiamo di utilizzare molto la skierg, un attrezzo che viene utilizzato parecchio nell’Irox, anche perché questa simula la scivolata spinta. In mancanza di tempo o di neve quello è un ottimo allenamento per la Vasaloppet e per le gare a spinta.
Dove vi allenate d’inverno?
Io abito a Castello di Fiemme, ai piedi del Passo Lavazé che presenta un comprensorio molto variegato, in quota, e che richiama numerose nazionali estere visto che allenarsi in quota permette di avere marginal gain più grossi. Per noi c’è anche la pista di Passo San Pellegrino sopra Moena e quella di Predazzo che è piccola, ma che ho utilizzato visto che il Centro Federale di Lago di Tesero era bloccato a causa delle gare olimpiche.
Quali sono le emozioni nel fronteggiare quattordicimila partecipanti?
E’ molto bella e caratteristica la Vasaloppet perché alle otto in punto partono tutti, per lo meno così dovrebbe essere perché gli ultimi stanno fermi per un po’. La prima parte della gara presenta un piano molto largo, con quasi cinquanta binari, il problema è che dopo circa un chilometro inizia una lunga salita e, parlando con persone che sono partite delle ultime fila, si sono ritrovate ad attendere anche un’ora prima di completarla. Quando fai il riscaldamento e vedi dietro questa fiumana di persone, è impressionante, anche perché c’è gente che arriva alle sei del mattino pur di ottenere un posto un po’ più avanti.
Qual è la differenza fra la Vasaloppet e la Marcialonga?
Abitando in Val di Fiemme, posso dire che è più bella perché c’è tantissimo tifo e noi italiani facciamo sempre le cose per bene. Inoltre si passa attraverso i paesini, mentre alla Vasaloppet si gareggia su un altopiano in mezzo alla foresta.
Perché ha deciso di puntare sulle gare di lunga distanza dopo aver affrontato questo sport a livello professionale?
Ho svolto quest’attività con le Fiamme Oro fino al 2024, dopodiché ho deciso di smettere con il fondo tradizionale per puntare sulle lunghe distanze. E’ un circuito molto bello perché dietro ci sono queste migliaia di amatori che viaggiano in tutti le parti del mondo. Quest’anno sono andato persino in Cina per la Vasaloppet China, la versione orientale della Vasaloppet e devo dire che è tutto organizzato molto bene. Ci sono sempre tantissimi tifosi lungo i tracciati e quindi è un ambiente un po’ diverso rispetto a Coppa Italia, FESA Cup o anche la Coppa del Mondo. Il livello è sempre alto, però è quasi un altro sport perché si usa un’altra tecnica e ci sono sforzi diversi.
Si dice che nelle ultramarathon si usa una tecnica che non è propriamente ortodossa rispetto a quella classica. E’ veramente così?
Diciamo che si è iniziato a usare solo il passo spinta perché si utilizzano dei materiali diversi, più veloci perché non hai bisogno del grip sotto gli sci per fare la camminata in salita e quindi non hai bisogno della ‘colla’ che ti permetta di non scivolare indietro. Questa non si utilizza perché gli sci sono molto più veloci, però bisogna stare attenti a non sfociare in quella che è la tecnica di pattinaggio altrimenti rischi di incorrere in cartellini gialli e in squalifiche.
Com’è nata la passione per lo sci di fondo?
Ho iniziato a fare sci di fondo da piccolissimo con mio papà che era allenatore dello Sci Club Alta Valtellina. Quindi non dico che la scelta sia stata obbligata, ma non mi sono mai interessato allo sci alpino nonostante i numerosi sci club presenti in Valtellina. Mi è piaciuto il fondo sin da subito, anche se ero piccolo. Poi ho iniziato a vincere le prime gare fra gli Under 16, i primi titoli italiani, sono entrato in un gruppo sportivo militare e e sono diventato professionista. Insomma, una cosa tira l’altra. So sciare a livello basico anche a livello alpino, ma sinceramente non mi piace interrompere l’allenamento per dovermi sedere su una seggiovia.
Perché è passato dalle sprint alle prove della Ski Marathon Classic?
Mi è sempre piaciuto star fuori tante ore per gli allenamenti per cui, come tanti hanno fatto, ho deciso di spostarmi dalle gare sprint a quelle lunghe. Diciamo che fisiologicamente è più probabile che si possa passare da sprinter ad atleta endurance, mentre il contrario è decisamente più complicato.
I team privati potrebbero rilanciare lo sci di fondo tradizionale?
Sì, nello ski classic ci sono team privati sponsorizzati spesso da grosse ditte o da grandi sponsor che riescono a stanziare il budget per un’intera stagione di sci di fondo. Il sistema, seppur più piccolo, è simile a quello del ciclismo dove uno viene assunto dal team e ha un pacchetto completo che va dal massaggiatore all’allenatore passando per il nutrizionista e via discorrendo. Nello ski classic non siamo magari ancora a quei livelli, però il grosso lavoro viene fatto dagli skiman che sono chiamati a testare 15/20 paia di sci per ogni atleta in base alle condizioni della neve. E’ un lavoro molto duro perché, per esempio in occasione della Vasaloppet, i nostri skiman che collaborano anche con il Team Trentino Robinson, si sono trovati fuori alle due di notte per capire la situazione visto che aveva appena iniziato a nevicare. Il giorno prima avevamo provato gli sci scegliendo i più veloci, poi nella notte ha nevicato e quindi abbiamo dovuto cambiare tipologia di attrezzatura. Hanno fatto un lavoro encomiabile quindi devo fare un grosso grazie a loro.
Quale gara le piacerebbe vincere in futuro?
Probabilmente la Marcialonga perché gareggerei davanti al mio pubblico. Sarebbe una grande soddisfazione, anche se la Vasaloppet sarebbe una gara epica. La risposta sarebbe diversa perché non sarebbe magari così apprezzata dal pubblico.

