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Combinata Nordica – Alessandro Pittin dice addio all’attività agonistica, ma non alla Nazionale: “Ho dato la mia disponibilità per seguire i ragazzi. Ci vorrà tempo per riportare il movimento al livello che merita”

Fis Nordic World Championship 2025. Alessandro Pittin (ITA) Trondheim (NOR), 27/02/2025 Photo: Pentaphoto

Alessandro Pittin ha permesso alla combinata nordica italiana di fare un vero e proprio salto di qualità negli ultimi vent’anni. Il bronzo ottenuto alle Olimpiadi Invernali di Vancouver 2010 ha rappresentato un traguardo ancora oggi più ripetuto a cui si sono aggiunti un argento ai Mondiali di Falun 2015 e tre vittorie in Coppa del Mondo.

Dopo aver esordito ai Giochi a Torino 2006, il 36enne di Cercivento ha deciso di concludere la propria carriera con le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 chiudendo un cerchio, ma aprendone di fatto uno nuovo diventando allenatore della Nazionale al fine di lanciare le nuove leve della combinata tricolore.

Com’è maturata la scelta di ritirarsi dall’attività agonistica?

In realtà era un’idea che avevo già da qualche anno. Con una famiglia e una bambina a casa è diventato sempre più difficile conciliare la vita da atleta con quella privata. Essere sempre in giro era diventato pesante e anche il rendimento non era più quello a cui ero abituato. A un certo punto bisogna essere onesti con sé stessi e fare delle scelte.

Cos’ha provato nel chiudere la carriera alle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026?

Era il mio ultimo grande obiettivo. Volevo qualificarmi per le Olimpiadi in casa e fino all’ultimo non sapevo se ci sarei riuscito. Quando è arrivata la conferma è stata una bellissima notizia. Ho avuto la fortuna di chiudere la carriera con una seconda Olimpiade disputata in Italia e, vivendo da oltre dieci anni a Predazzo, questa volta l’ho sentita davvero come un’Olimpiade di casa.

Come ha vissuto dal punto di vista umano quest’ultima esperienza olimpica?

È stata molto bella. Abbiamo vissuto da vicino tutto il clima olimpico, non solo durante le gare ma anche nei mesi precedenti. Abbiamo portato lo spirito olimpico nelle scuole e vedere l’entusiasmo dei bambini è stato emozionante. Anche il coinvolgimento delle persone della valle è stato straordinario. Dal punto di vista dei risultati non è stata la mia migliore Olimpiade, ma dal punto di vista umano ed emotivo è stata un’esperienza molto intensa.

Con il suo addio e quelli di Samuel Costa e Raffaele Buzzi, quanto cambia la squadra azzurra?

Sicuramente è un cambiamento importante. In tre abbiamo lasciato la squadra maggiore e questo avrà un peso. Però credo che i ragazzi che ci sono oggi abbiano ottime qualità. Mi auguro che il lavoro che faranno permetta loro di esprimere tutto il loro potenziale. Sono fiducioso e penso che possano fare bene.

Continuerà a rimanere vicino alla squadra?

Sì, ho dato la mia disponibilità per seguire la squadra maggiore. Ci sono anche diversi ragazzi interessanti nel gruppo junior. Sono fiducioso, ma allo stesso tempo consapevole che servirà tempo e un lavoro importante per riportare il settore ai livelli che merita. L’obiettivo è dare continuità a quanto è stato costruito negli anni.

Come si può promuovere una disciplina come la combinata nordica, oggi in difficoltà?

Bisogna far conoscere maggiormente questo sport, soprattutto nelle scuole. È importante portare i ragazzi a contatto con la combinata nordica e con il salto con gli sci. Di recente abbiamo avuto una cinquantina di ragazzi che sono venuti a provare sulle strutture dei trampolini e circa un terzo di loro ha continuato con le lezioni successive. Per noi è già un risultato positivo.

Qual è la principale sfida per il futuro della disciplina?

Risposta: Dobbiamo ampliare la base dei praticanti. È un problema storico: meno ragazzi si avvicinano allo sport e meno atleti arrivano poi ai livelli più alti. Per questo il nostro progetto è lavorare soprattutto sul reclutamento e sulla promozione tra i giovani. I risultati non arriveranno subito, ma con costanza e pazienza si possono costruire le basi per il futuro.

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