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Biathlon – Mirco Romanin torna alle origini: “Allenare nuovi giovani è stimolante. Il nostro obiettivo è la crescita a lungo termine”

Foto credits: Fondo Italia

Dopo anni trascorsi nel cuore pulsante del biathlon internazionale, in Coppa del Mondo, tra grandi risultati e la crescita di alcuni dei nomi più importanti del movimento azzurro, Mirco Romanin, che lo scorso marzo aveva annunciato l’addio al circuito maggiore, è stato nominato responsabile della squadra juniores italiana, inaugurando così una nuova fase della propria carriera.

Un cambiamento cercato per motivi personali, ma che rappresenta anche il ritorno a un ruolo già ricoperto agli inizi del suo percorso in federazione. Forte dell’esperienza accumulata nel circuito élite, il 37enne fornese si prepara ora a guidare la cantera del biathlon italiano con un obiettivo preciso: accompagnarne la crescita nel lungo periodo, costruendo un ponte sempre più solido tra settore giovanile e squadre senior. Un’avventura di cui racconta il percorso e le sfide in questa intervista a Fondo Italia.  

«Non ho preso questa decisione per motivi legati al lavoro o alle performance sportive, ma esclusivamente perché ho bisogno di stare un po’ più a casa», ribadisce. «Ho una bambina di un anno e mezzo e c’è il desiderio nel prossimo futuro anche di ingrandire la famiglia, per cui ripartire con un nuovo quadriennio, con tanti giorni lontano da casa, era troppo in questo momento, per me e per la mia famiglia.»

«Per questo ho chiesto al direttore tecnico (Klaus Hoellrigl, ndr) di alleggerire i miei impegni e dopo un po’ è arrivata questa offerta che sono stato molto contento di accettare, in un’esperienza che avevo già fatto» ha continuato, spiegando che, pur con moltissime soddisfazioni negli ultimi anni, avviare un nuovo progetto rappresenta una motivazione importante. «Vengo da un periodo molto lungo con gli stessi atleti e ripartire con un nuovo ciclo, allenando nuovi giovani, è sicuramente molto stimolante».

Un ritorno alle origini, dunque, ma con un carico di esperienza importante, quello del circuito maggiore, dove non ha solo guidato Lisa Vittozzi ai suoi successi ma ha anche contribuito alla crescita delle più giovani, come Hannah Auchentaller e Rebecca Passler, tra le altre, che ha visto letteralmente “crescere” fin dagli anni giovanili. Nel bagaglio con sé porta anche relazioni e contatti con le altre squadre e i tecnici di altissimo livello, che si tradurranno in un nuovo approcco all’incarico.

«Anche se avevo già vissuto sulla mia pelle questo ruolo» ribadisce «all’epoca si trattava del primo incarico federale, avevo 28 anni. Ora ne ho 8 di più e ho accumulato tanta esperienza, questo fa la differenza. Sono molto più tranquillo nel prendere in mano la squadra rispetto a 8 anni fa, e non vedo l’ora di iniziare. So che i giovani sono leggermente cambiati rispetto a quelli che ho preso in carico all’epoca, però sono tutti bravi ragazzi. Per ora alcuni li ho solo sentiti telefonicamente, mentre altri li conosco un po’ di più, quindi non vedo l’ora di partire con questo nuovo gruppo per farlo crescere nel miglior modo possibile.»

Un lavoro in cui non sarà però da solo: al suo fianco i due tecnici “veterani” del team juniores, Dominik Windisch e Luca Ghiglione e la new entry Simon Leitgeb. Con loro, fin da subito, si è creato un bel feeling. Un’ottima premessa per affrontare il lavoro con un gruppo estremamente variegato e con esigenze differenti.

«Innanzitutto ci tengo a dire che con lo staff tecnico si è creata da subito un’ottima intesa: ognuno ha accolto con entusiasmo il ruolo che avevo pensato per lui. Abbiamo già iniziato a lavorare da casa, seguendo gli atleti nei rispettivi territori, e ci confrontiamo quotidianamente, scambiandoci feedback e opinioni su molti aspetti del lavoro», racconta Romanin. Sul piano della programmazione, il tecnico sottolinea come sarà fondamentale adattare il lavoro collegiale alle esigenze dei singoli: «Abbiamo un gruppo molto eterogeneo, che va dai ragazzi più giovani, come i campioni mondiali Youth Julian Huber, Jonas Tscholl e Andreas Braunhofer, fino agli junior all’ultimo anno. Ci sono atleti alla prima esperienza in Nazionale e altri che fanno già parte del gruppo da tempo, quindi servirà una pianificazione comune ma con differenze nel lavoro individuale. Inoltre molti di loro frequentano ancora la scuola, perciò durante i raduni cercheremo di affrontare il lavoro tutti allo stesso modo, rispettando però le necessità e i tempi di recupero di ciascuno.»

In un pre-stagione interessato da un importante cambiamento, con l’IBU che ha deciso di rimuovere la distinzione tra categoria Youth e Junior, l’allenatore friulano non è impensierito da questa modifica del regolamento.

«Il calendario quest’inverno propone sia il Mondiale junior in Polonia che gli EYOF in Romania (per gli atleti tra atleti tra i 14 e i 18 anni, ndr). Entrambi rappresentano un obiettivo importante per i ragazzi del nostro movimento e questo è sicuramente motivante per tutti loro».

Anche se questo nuovo percorso è soltanto all’inizio, Romanin sa bene che lavorare con i giovani significa guardare prima di tutto alla crescita degli atleti, più che ai risultati immediati.

«Il nostro intento è quello di preparare i ragazzi a uno sviluppo in ottica futura, quindi c’è e ci sarà molta sinergia tra noi e le squadre superiori» conferma. «Nello specifico, sono in contatto già con Riccardo Romani, responsabile delle squadre di IBU Cup, per confrontarmi. A lui ho chiesto: “Come vuoi che arrivi un atleta in squadra B?”. Ecco, nostro compito è avvicinare il più possibile gli atleti al livello richiesto da una squadra B, ben venga se riuscissero ad andare oltre ovviamente. I risultati misurano il valore di un atleta, certo, ma ci sono tanti aspetti da considerare e curare, tanto lavoro, e il nostro obiettivo rimane a lungo termine.»

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