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Biathlon – Luca Bormolini riparte dal Kazakistan: “Puntiamo a una rivoluzione interna per lanciare i giovani nel panorama internazionale”

Dopo una proficua esperienza alla guida della Repubblica Ceca, Luca Bormolini riparte dal Kazakistan. L’allenatore di Livigno è stato nominato qualche settimana fa dalla federazione asiatica come nuovo responsabile della squadra juniores oltre che come consultente dell’ente. Un’occasione importante che permetterà a Bormolini di tornare a contatto con i più giovani con l’obiettivo di far consolidare un movimento già in rampa di lancio.

Com’è nata l’idea di collaborare con il Kazakistan?

Fino a due anni fa lavoravo con la Repubblica Ceca in Coppa del Mondo e poi, per motivi famigliari, mi sono preso un anno un po’ più tranquillo. Durante questa stagione sono stato invitato più volte dalla responsabile del biathlon della Federazione Kazaka per osservare il loro movimento e osservare il loro circuito giovanile “Grand Tour Biathlon” nel quale si toccano una serie di regioni kazake per portare questo sport a giovani e bambini. Sono stato là quattro o cinque volte e, man mano, ci siamo confrontati sull’idea che avevo di biathlon e mi hanno così chiesto di realizzare una collaborazione più intensa.

Qual è la situazione del biathlon in Kazakistan?

Sono stato piacevolmente colpito perché negli ultimi anni sono stato maggiormente impegnato in Coppa del Mondo, così non avevo idea di cosa avrei trovato a livello giovanile. I risultati in Coppa del Mondo sono stati abbastanza deludenti, ma la Federazione ne è consapevole e hanno deciso di ricostruire l’intero progetto, compiendo un rinnovo interno.

Come strutturerà la preparazione verso la stagione invernale?

All’inizio sarò presente circa una settimana al mese, mentre gli altri allenatori lavoreranno più a stretto contatto con i ragazzi oltre che direttamente con il team. In un paese così grande bisogna spostarsi spesso e i raduni durano almeno tre settimane, per cui io sarò presente la prima settimana per dare le varie linee guida e lasciare poi spazio ai colleghi.

Cosa gli ha lasciato l’esperienza in Repubblica Ceca, considerata anche la medaglia conqusitata da Teresa Vobornikova a Milano-Cortina 2026?

E’ stata un’esperienza ottima. Abbiamo ottenuto buoni risultati il primo anno e sono contentissimo per la medaglia conquistata da Teresa nel corso dell’ultimo inverno. Già in passato ho sempre parlato molto bene del rapporto che avevo con lei e, anche una volta che ho smesso di lavoare, ci siamo continuati a sentire e sono veramente felice per lei. Non era una cosa scontata, ma non sono nemmeno sorpreso che potesse arrivare fin lì.

Lei ha lavorato con nazioni come Brasile, Nuova Zelanda, Australia e Corea del Sud. Cosa la spinge a puntare su paesi dove il biathlon fatica a emergere?

Penso che in tutto il mondo ci sia un grande potenziale e che, con una buona struttura e una buona organizzazione, si possano ottenere risultati importanti. È anche un modo per crescere come persona.

Quali sono gli obiettivi per la prossima stagione con il Kazakistan?

Per prima cosa stiamo cercando di ristrtutturare l’intero sistema che è la sfida più grande. Abbiamo cercato di creare dei test da utilizzare in futuro per monitorare gli atleti. Prima tutto ciò nom esisteva, motivo per cui la challenge è far capire agli atleti e soprattutto agli allenatori il sistema che vogliamo implementare per il futuro. Sono sicuro che una volta fatto questo potremo iniziare a parlare anche di risultati sportivi. Nelle prossime settimane saremo ad Anterselva per un camp con i più forti atleti kazaki e poi ci sposteremo in Valdidentro  per far conoscere maggiormente il contesto internazionale.

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