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Sci di fondo

Sci di fondo – Francesca Baudin vive la prima esperienza da allenatrice della Nazionale: “Sono felice che la Federazione vada in questa direzione. Se non dovessero arrivare risultati per i più giovani, non devono preoccuparsi”

Photo Credits: Fondo Italia

Francesca Baudin è pronta a scrivere la storia nello sci di fondo italiano. Dopo aver guidato la squadra delle Fiamme Gialle, la 32enne di Champocher è stata nominata allenatrice della Nazionale Italiana diventando la prima donna alla guida della squadra A. Un riconoscimento importante che consentirà all’azzurra di seguire i nuovi talenti del fondo tricolore dopo gli addii di Federico Pellegrino e Francesco De Fabiani.

Com’è andato il primo raduno come allenatrice della Nazionale?

È andato molto bene. Come tutti i primi momenti, è stato un po’ particolare, soprattutto perché ti ritrovi a lavorare con un gruppo numeroso di atleti e con uno staff molto strutturato. C’erano il capo allenatore Markus Cramer, due fisioterapisti, due assistenti allenatori e un altro tecnico oltre a me. Da questo punto di vista alcune cose cambiano, ma il lavoro sul campo resta sostanzialmente lo stesso. Sono molto contenta perché si è creato un bel clima e si lavora davvero bene.

Come è arrivata la chiamata della Nazionale? Se l’aspettava?

In realtà no. Negli ultimi due anni ho lavorato con gli atleti di interesse nazionale, quindi con i più giovani, gli Under 18. Mi ero trovata molto bene e immaginavo che, qualora la Federazione avesse voluto coinvolgermi maggiormente, mi avrebbe fatto proseguire il percorso partendo proprio dai settori giovanili. Non mi aspettavo di essere catapultata direttamente nella squadra nazionale. Quando però arriva una chiamata del genere è impossibile non esserne felici. È stata una bellissima sorpresa e l’ho accolta con grande entusiasmo.

Com’è stato l’approccio con gli atleti?

Molti di loro li conoscevo già molto bene. Con alcuni ho addirittura avuto modo di gareggiare insieme, come nel caso di Caterina Ganz. Inoltre, sette dei tredici atleti del gruppo fanno parte delle Fiamme Gialle e, avendo lavorato in passato nel gruppo sportivo come allenatrice, li conoscevo già piuttosto bene. Anche gli altri li conosco comunque da tempo. Lo sci di fondo è uno sport con numeri relativamente piccoli e quando si frequenta l’ambiente ci si conosce praticamente tutti. Dal punto di vista tecnico ci sarà sicuramente modo di approfondire la conoscenza reciproca nel corso della stagione.

Che effetto le fa essere la prima donna alla guida della Nazionale?

In realtà l’ho scoperto recentemente, quando me lo ha fatto notare Mario Facchini. Sono molto contenta, ma credo che sia soprattutto un segnale positivo per tutto il movimento. A livello internazionale è già da molti anni che le donne trovano spazio nei quadri tecnici delle federazioni, come fisioterapiste, medici, skiwoman e allenatrici. Personalmente credo molto nell’importanza di avere sia uomini sia donne all’interno di uno staff, perché portano sensibilità, approcci ed esperienze diverse che si completano a vicenda. Sono felice di essere la prima, ma ancora più contenta del fatto che anche la nostra Federazione stia andando in questa direzione.

Quanto è importante la sua esperienza da atleta nel rapporto con gli atleti di oggi?

Sicuramente è un valore aggiunto. Spesso, parlando con altri allenatori, si percepisce chi ha vissuto questo sport ad alto livello e chi invece no. Aver fatto l’atleta professionista permette di comprendere meglio certe dinamiche e determinate situazioni. Questo non significa che chi non ha gareggiato non possa diventare un ottimo allenatore. Credo che serva il giusto equilibrio tra esperienza pratica e formazione. Studiare, aggiornarsi, confrontarsi continuamente è fondamentale. E penso che anche gli atleti stessi insegnino moltissimo, a volte persino più dei libri.

Come proseguirà ora la preparazione della Nazionale?

A breve andremo per due settimane a Torsby, in Svezia, dove è presente il tunnel dello sci di fondo che permette di allenarsi sulla neve anche in estate. Sarà un’occasione importante per iniziare subito il lavoro specifico. Successivamente torneremo in Italia e proseguiremo con il programma estivo. Sarà una stagione molto intensa, con diversi raduni e competizioni di preparazione. Cercheremo di costruire il percorso passo dopo passo, senza fretta ma con continuità.

Quali sono le prospettive per questa squadra dopo gli addii di Pellegrino e De Fabiani?

Sicuramente l’assenza di atleti così importanti si farà sentire, soprattutto quella di Federico Pellegrino. In questi anni si è messo completamente a disposizione del gruppo e ha avuto un ruolo fondamentale nella crescita della squadra. Detto questo, i ragazzi hanno già dimostrato di essere una squadra solida. Lavorano insieme da tempo e hanno fatto vedere di poter competere a livello internazionale. Lo scorso anno hanno ottenuto risultati molto importanti e hanno confermato il loro valore anche nelle grandi competizioni. È una squadra giovane e proprio per questo bisogna avere pazienza. Occorre ragionare sul lungo periodo e lavorare in prospettiva del prossimo quadriennio olimpico. Se all’inizio della stagione qualche risultato non dovesse arrivare, non sarebbe un problema: si può sempre fare un passo indietro, tornare a costruire e poi ripartire. I talenti in Italia ci sono. Non sono tra quelli che sostengono che il livello sia calato o che manchino gli atleti. Per me il talento c’è sempre stato e c’è ancora oggi. Bisogna semplicemente dare a questi ragazzi il tempo necessario per crescere e maturare. I risultati arriveranno.

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