Dopo aver affrontato un quadriennio olimpico per preparare le gare ad Anterselva per i Giochi di Milano-Cortina 2026, le nazionali di biathlon potranno affrontare delle competizioni più vicine all’altezza del mare.
Dai Mondiali 2027 in programma a Otepää (Estonia) alle Olimpiadi in programma a Le Grand-Bornard nel 2030, tutte le principali competizioni si svolgeranno sotto i 1100 metri d’altitudine. Un vantaggio per alcuni atleti, ma che non cambierà molto secondo Armin Auchentaller che ha preso la guida della squadra slovena e che ha deciso di impostare la preparazione comunque con alcuni raduni in quota.
«La mia pianificazione a lungo termine non cambierà molto. Manterrò più o meno la stessa quantità di allenamento in altura perché credo ancora che sia una parte molto importante della nostra preparazione – ha spiegato il tecnico altoatesino ai microfoni dell’IBU -. L’approccio rimane sostanzialmente lo stesso. L’obiettivo principale è ancora quello di migliorare la capacità del corpo di trasportare e utilizzare l’ossigeno in modo più efficiente, migliorando in definitiva la resistenza».
La scelta di gareggiare ad altitudini più basse può favorire chiaramente chi non è nato a quote elevate, ma al tempo stesso deve essere accompagnata da una perfetta preparazione sugli sci al fine di permettere agli atleti di presentarsi agli appuntamenti decisivi pronti e concentrati sul tiro.
«Sarà sicuramente un’opportunità per gli atleti cresciuti e allenati a quote più basse, perché non dovranno affrontare lo stesso processo di adattamento richiesto per i grandi campionati che si svolgono in quota – ha aggiunto Auchentaller -. La preparazione sciistica è probabilmente uno dei fattori più importanti per la prestazione, perché può creare enormi vantaggi. Essere in perfetta forma fisica è altrettanto fondamentale. Rispetto a questi due elementi, credo che l’altitudine abbia un impatto minore. Diventa davvero decisiva solo quando si ha già una buona tecnica e degli sci adatti».
