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Biathlon – Un documentario rivela nuovi dettagli sull’ultima spedizione di Laura Dahlmeier

Foto credit: Dmytro Yevenko

A un anno dalla morte di Laura Dahlmeier, emergono nuovi dettagli sulla sua ultima spedizione in Pakistan. La 31enne si spense nel luglio 2025 dopo essere stata travolta da una frana di massi mentre affrontava, insieme alla compagna di cordata Marina Krauss, una scalata sul Laila Peak, nella catena del Karakorum. A raccontarli sono alcuni testimoni intervistati nel documentario di ServusTV Laura Dahlmeier … einen Schritt zu weit (Laura Dahlmeier … un passo di troppo, ndr).

Tra loro c’è l’alpinista spagnola María Martín, che aveva incontrato l’ex biatleta tedesca al campo base pochi giorni prima dell’incidente. Le condizioni meteorologiche erano «così variabili» ha spiegato, come riporta il tabloid tedesco Bild; «avevamo forse due ore di sole al giorno, per il resto solo pioggia. Valanghe, rocce e ghiaccio cadevano continuamente al campo base».

Martín aveva quindi cercato di mettere in guardia Dahlmeier e Krauss, mostrando loro anche le fotografie delle valanghe. «In un inglese stentato ho cercato di spiegare: “È pericoloso, impossibile”». L’avvertimento risaliva al 24 luglio 2025, mentre le valanghe più violente si sarebbero verificate dopo che Dahlmeier aveva già lasciato il campo base.

L’alpinista francese Alan Rousseau, che partecipò alla missione di soccorso, ha invece raccontato il momento in cui il corpo della tedesca venne individuato: «Prima vedemmo soltanto la tenda, poi il corpo senza vita di Laura». L’ex biathleta era ancora appesa alle corde e la neve intorno a lei era diventata «completamente nera per tutte le rocce, il fango e la terra» precipitati lungo la parete.

I soccorritori valutarono diverse possibilità per recuperare e restituire la salma alla famiglia, ma alla fine decisero di lasciarlo sulla montagna, considerando troppo elevato il rischio per chiunque avesse tentato di raggiungerlo – seguendo per altro la volontà stessa della nativa di Garmisch-Partenkirchen: «Abbiamo analizzato tutte le possibilità per capire come arrivare fino a lei. Era chiaro a tutti che chi fosse entrato in quella zona avrebbe messo a rischio la propria vita», ha spiegato Rousseau.

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