Il format della Heat Mass Start continua a dividere il mondo dello sci di fondo: sperimentato per la prima volta durante il Tour de Ski della passata stagione, la formula è stata confermata nel calendario della Coppa del Mondo 2026/27, quando sarà proposta in due occasioni.
Una decisione che non entusiasma però diversi big del fondo svedese a causa di un meccanismo – quello della suddivisione in batterie e della classifica finale determinata in base ai tempi delle singole heat – che introduce però una componente di casualità e rende determinante il gruppo di partenza nel quale si viene inseriti.
Già in primavera Edvin Anger aveva espresso senza mezzi termini la propria contrarietà al format. Ora le sue critiche trovano il sostegno di diversi compagni di squadra, come riporta il giornale svedese Expressen.
«Non sono convinta da questo format», ha spiegato la campionessa mondiale e olimpica Frida Karlsson, individuando proprio nella suddivisione in batterie il principale problema: «Diventa troppo determinante in quale batteria finisci ed è troppo ingiusto. Non penso che debba essere questo a decidere se vinci o meno».
Anche Johanna Hagström, che aveva partecipato al primo test durante il Tour de Ski, conserva un ricordo tutt’altro che positivo della formula: «È stato molto stressante e terribilmente duro. E non è andata affatto bene. Propendo per un giudizio negativo, senza che sia una necessariamente terribile». La sprinter ironizza sulla decisione federale di continuare su questa strada: «So che molti vogliono eliminarlo, ma qualcosa deve esserci stato di positivo, visto che la FIS vuole mantenerlo».
Più pragmatico Gustaf Berglund, secondo cui il motivo della conferma potrebbe essere legato proprio alla risposta del pubblico. Il 28enne però preferirebbe una direzione diversa: «Sembra che piaccia agli spettatori, immagino sia per questo che è nel programma. Da atleta, sarebbe meglio dare la priorità, per esempio, a un’altra 50 chilometri».
Ancora più netto William Poromaa, che ha scelto di non interrogarsi troppo sulle decisioni della federazione: «Ho cercato di smettere di pensare così tanto a quello che fa e inventa la FIS. Piuttosto accetto quello che succede e vado avanti», ma quando gli viene chiesto un giudizio sul format, la risposta è inequivocabile: «Non mi piace».

