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La Norvegia dello sci piange Re Harald: il ricordo commosso dei grandi campioni

Photo Credits: Det kongelige hoff

La morte di Re Harald V, scomparso questa mattina all’età di 89 anni, ha profondamente colpito il mondo dello sport norvegese. Un legame, quello tra il sovrano e gli atleti, che andava ben oltre le presenze ufficiali sulle tribune delle grandi manifestazioni.

Harald era un vero uomo di sport. Velista di alto livello, aveva rappresentato personalmente la Norvegia ai Giochi Olimpici e nel 1987 era diventato anche campione del mondo. Ma nel corso del suo lungo regno aveva sviluppato un rapporto particolarmente stretto con gli sport invernali e con i campioni che hanno fatto la storia dello sci nordico norvegese.

Per questo, nelle ore successive alla notizia della sua morte, sono stati numerosi i messaggi arrivati dal mondo del fondo e del biathlon.

«Grazie di tutto, nostro Re», è uno dei pensieri che meglio sintetizzano il sentimento espresso dagli atleti norvegesi.

I loro ricordi raccontano soprattutto un Harald lontano dall’immagine formale del sovrano: curioso, appassionato di sport, capace di scherzare con gli atleti e realmente interessato alle loro vite e alle loro prestazioni.

Marit Bjørgen lo ha ricordato come un uomo caloroso e con i piedi per terra. La campionessa norvegese ha sottolineato soprattutto il suo senso dell’umorismo e la capacità di creare un’atmosfera informale anche nelle occasioni ufficiali.

Per chi lo incontrava dopo una gara, parlare con Harald poteva essere sorprendentemente naturale. Nei ricordi che arrivano oggi dal mondo dello sci ricorre proprio questa sensazione: «Era come parlare con tuo padre».

Un rapporto particolare perché il sovrano conosceva in prima persona la vita dell’atleta. Non si limitava a chiedere un risultato o a complimentarsi per una medaglia: voleva capire, faceva domande e seguiva realmente le vicende sportive dei suoi connazionali.

Lo ha ricordato anche Johannes Thingnes Bø, che lo aveva incontrato diverse volte durante la propria carriera.

«Aveva sempre il sorriso pronto e un grande senso dell’umorismo. Era interessato alle singole persone e allo stesso tempo era un re per tutta la Norvegia. Un re capace di unire», ha raccontato l’ex biatleta.

Johannes Bø ha ricordato anche la curiosità con cui Harald parlava agli sportivi. Le sue non erano domande di circostanza: conosceva lo sport e talvolta poneva quesiti talmente precisi da sorprendere gli stessi atleti.

Non è quindi casuale che oggi alcuni protagonisti dello sport norvegese lo descrivano semplicemente come «l’uomo più raffinato della Norvegia», mentre altri scelgono poche parole: «Grazie di tutto, nostro Re».

Per decenni Harald è stato una presenza familiare sulle tribune di Holmenkollen e nei grandi appuntamenti internazionali disputati in Norvegia. Ha visto e celebrato generazioni differenti di campioni, accompagnando una parte enorme della storia dello sci norvegese.

Un legame che trovò una delle sue immagini simbolo ai Mondiali di Oslo del 2011, quando Therese Johaug conquistò l’oro nella 30 km davanti a un’intera nazione in festa.

Lo sport, del resto, aveva accompagnato Harald per tutta la vita. Da atleta prima e da sovrano poi. E oggi sono proprio gli atleti che tante volte aveva applaudito dalle tribune a restituirgli quell’affetto.

Il legame di Re Harald con gli sport invernali ha incrociato anche la strada di alcuni grandi campioni italiani. Nel 2025 Dorothea Wierer e nel 2026 Federico Pellegrino hanno infatti avuto l’onore di ricevere dalle mani del sovrano norvegese la “Holmenkollmedajlen”, massima onereficenza attribuita ai grandi campioni dello sport. Anche Stefania Belmondo nel 1996 e Manuela Di Centa nel 1997 possono annoverare questo prestigioso premio.

La Norvegia perde il suo Re. Lo sport norvegese perde uno dei suoi tifosi più appassionati.

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