Lo sci di fondo italiano ha vissuto un’estate particolarmente intensa, la prima senza il suo leader Federico Pellegrino che, al termine della scorsa stagione, ha voluto appendere gli scarponi al chiodo.
Nonostante ciò sono arrivati numerosi risultati di prestigio che hanno confermato la crescita del movimento, soprattutto a livello giovanile, tuttavia serve calma e attendere in particolare d’inverno come ci ricorda il campione olimpico di Torino 2006 Cristian Zorzi.
LO STATO DELLA SQUADRA MASCHILE: «Non se ne può parlare male. Atleti come Barp, Carollo e lo stesso Graz hanno già dimostrato, nel corso della scorsa stagione, di avere un valore non indifferente. In alcune gare hanno fatto molto bene. Forse manca ancora un po’ di continuità, ma bene o male sono già all’altezza dell’attuale livello della Coppa del Mondo. Va anche detto che il livello attuale della Coppa del Mondo, purtroppo, non è altissimo come potrebbe essere. Mancano i russi, e i russi alzerebbero notevolmente il livello. Se fossi ancora un atleta, personalmente sentirei la loro mancanza. Preferirei magari arrivare ventesimo anziché decimo, ma avere la possibilità di confrontarmi con tutti e competere davvero al cento per cento. Così, invece, c’è sempre la sensazione che manchi qualcosa».
IL SETTORE FEMMINILE: «Abbiamo una squadra di giovani che sta crescendo molto. Anche nel settore femminile ci sono ragazze interessanti. C’è Iris De Martin Pinter, c’è Maria Gismond, che sta rientrando dopo alcuni problemi e che in passato ha già dimostrato di poter ottenere ottime prestazioni, soprattutto nello skating. Le giovani e le nuove leve, secondo me, possono fare bene. Bisogna però prendere con le pinze i test e le gare che si svolgono durante l’estate. Io stesso, quando ero giovane, vincevo alcuni confronti estivi e poi, durante l’inverno, gli atleti più esperti mi massacravano. Bisogna quindi valutare bene ciò che sta accadendo, analizzando sia gli aspetti positivi sia quelli negativi. Ci si confronta con i norvegesi, che sono sempre molto competitivi, ma bisogna comunque mantenere il giusto equilibrio nelle valutazioni».
IL FUTURO DEL MOVIMENTO FEMMINILE: «Ci sono alcune atlete sulle quali credo molto. Penso che Iris De Martin Pinter abbia le caratteristiche giuste, perché è abbastanza completa nelle varie tecniche e mi piace molto la sua qualità. Maria Gismondi, inoltre, sa benissimo come affrontare le gare ed è molto spregiudicata. Quel genere di atleta può sempre fare bene: sono quei “cavalli pazzi” capaci di tirare fuori qualcosa di speciale proprio nel momento decisivo. Magari in una gara possono arrivare ultime, ma se trovano lo stimolo giusto sono anche in grado di vincere. Caterina Ganz, invece, è sempre lì. Personalmente mi sarebbe piaciuto lavorare con lei dal punto di vista tecnico. Ha ottenuto dei risultati, sì, ma secondo me moderati rispetto a quello che potrebbe essere realmente il suo potenziale. Vedremo giorno dopo giorno come lavorerà la nostra squadra».
IL RITORNO DEI RUSSI: «Io sono sempre stato favorevole al rientro dei russi. Non sono mai stato d’accordo con alcune dichiarazioni di atleti norvegesi e svedesi. Secondo me non dovrebbero preoccuparsi della politica, ma dei cronometri e delle competizioni. Noi siamo atleti. Lo sport può aiutare a consolidare la fiducia tra i Paesi, a scoprire nuove realtà e, in generale, è uno dei pochi momenti in cui può far sorridere chiunque, soprattutto in un periodo di grandi difficoltà a livello internazionale. Per me non ha senso dire: questi non possono partecipare perché fanno la guerra, mentre altri sì. Questo tipo di discriminazioni non dovrebbe esistere all’interno dello sport. Soprattutto bisogna mettersi nei panni degli atleti russi. Nessuno pensa abbastanza alla loro situazione: non possono sempre esprimere liberamente se sono favorevoli o contrari a determinate decisioni, perché vivono in una nazione dove esiste una certa forma di autoritarismo. È difficile esprimersi. Se una persona prende una posizione, rischia di essere immediatamente messa in un angolo, per usare un eufemismo. Quando questa situazione è esplosa, tre o quattro anni fa, secondo me sono saltati alcuni principi di solidarietà e comprensione che dovrebbero essere alla base dello sport. E questo, in particolare, è accaduto nei confronti degli atleti russi».
I MONDIALI OGNI ANNO: «Sì, sono favorevole, anche perché tanti altri sport organizzano grandi eventi ogni anno e lo fanno anche molti Paesi europei. Sono però un po’ titubante, soprattutto considerando i tempi che corrono e il tema dell’organizzazione. Negli ultimi anni abbiamo visto, in particolare in occasione di alcune Olimpiadi, che il passaggio di grandi eventi può lasciare anche pesanti deficit economici. Bisogna quindi calibrare bene la situazione e cercare di contenere i costi. Secondo me, questi dovrebbero essere tra i primi parametri da inserire nei criteri e negli statuti che regolano l’assegnazione e l’organizzazione delle grandi rassegne iridate e olimpiche».
L’IMPEGNO CON LA NAZIONALE SLOVENA: «Non avrò propriamente il ruolo di primo allenatore e quindi non sarò presente a tempo pieno. Quello che farò lo svolgerò sostanzialmente durante i periodi di ferie. Abbiamo una programmazione che inizierà in autunno e terminerà in primavera. Il mio compito sarà quello di seguire i ragazzi e le ragazze giovani, soprattutto dal punto di vista tecnico più che da quello fisiologico o strettamente legato all’allenamento. Ne discuteremo meglio quando ci incontreremo, probabilmente ai primi di ottobre. Avrei dovuto partecipare a un incontro proprio oggi e andare in Slovenia, ma sono rientrato ieri da Bari e non ho avuto materialmente il tempo di raggiungere il meeting. Ci ritroveremo quindi tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre per mettere giù un piano fatto bene. Abbiamo già accennato qualcosa durante una precedente videochiamata, ma dovremo definire con precisione il ruolo che andrò a ricoprire».

