Johannes Høsflot Klæbo è il simbolo dello sci di fondo, ma non solo. Con le sue sei medaglie conquistate in altrettante gare disputate, il fuoriclasse degli sci stretti è diventato un’icona per lo sport norvegese. Tutto ciò gli ha permesso di diventare famoso anche oltre i confini delle discipline invernali e ha scatenato la curiosità dei media internazionali su quale sia il segreto di tutti questi trionfi.
«Sì, siamo la nazione leader mondiale negli sport invernali, ma abbiamo anche atleti di livello mondiale nel tennis, nel golf, nel calcio e nell’atletica leggera, in pratica, in quasi tutti gli sport. Si chiedono quale sia il segreto – ha spiegato Klæbo ai microfoni di VG -. E’ una questione interessante. Stiamo facendo molte cose nel modo giusto, ma dobbiamo ricordarci di mantenerle e di non dimenticare i nostri valori. Con gli smartphone, le tendenze e tutto ciò che accade così velocemente nella società odierna, ci sono alcuni principi fondamentali nella filosofia sportiva norvegese che credo siano molto validi».
Secondo il 30enne di Trondheim vi sarebbe il grande «spirito di volontariato» che caratterizza la Norvegia e che ha permesso a questo paese di diventare leader di discipline completamente diverse fra loro.
«Tutto nasce dalla cultura della preparazione dei waffle, del volontariato e dei genitori che si dedicano a questa attività. Vengono investite tantissime ore, permettendo ai bambini di stare all’aria aperta, provare diversi sport e sperimentare varie attività prima di scoprire cosa preferiscono. Non tutti sono bravissimi, ma alcuni ci riescono. In Norvegia siamo molto bravi in questo, ma dobbiamo prendercene cura».
A proposito di ottimi risultati ottenuti nei vari campi, Klæbo consiglia ai giovani di non specializzarsi soltanto in una disciplina, ma provarne differenti prima di concentrarsi su una singola. Lo stesso campione olimpico ha infatti giocato anche a calcio prima di puntare solo sugli sci stretti.
«È facile per chi ricopre posizioni di rilievo nello sport iniziare a promuovere la specializzazione precoce già a partire dagli otto anni. Se questa mentalità prendesse piede, inizieremmo a stravolgere la nostra ricetta per il successo. Si può guardare la questione da diverse prospettive, ma credo che stiamo facendo molte cose giuste che dobbiamo proteggere».


