Negli ultimi anni, la squadra femminile di Coppa del Mondo della Germania, si è trovata ad affrontare un temutissimo cambio generazionale: tra ritiri e problemi di salute, i giovani nuovi talenti sono arrivati a debuttare nel massimo circuito, forse non in anticipo, ma sicuramente con un’aspettativa diversa da parte degli appassionati tedeschi che hanno visto la propria squadra sguarnita di prime linee. Dietro questo passaggio di consegne troviamo Sverre Olsbu Roeiseland (marito dell’ex biathleta norvegese Marte, ndr) che è alla sua terza stagione come allenatore della Nazionale femminile tedesca e ha portato una nuova prospettiva alla squadra, pur nel ruolo scomodo di dover gestire un momento non facile di transizione tra la vecchia guardia e la nuova.
A differenza delle altre squadre, la Germania ha iniziato la preparazione un po’ più tardi, con la speranza che questo possa mantenere le atlete più fresche durante la stagione.
«Volevamo dare alle atlete un po’ più di tempo in primavera per iniziare ad allenarsi. Hanno i loro allenatori locali con cui lavorare. Il mio obiettivo è di non farle venire fuori cose troppo presto» spiega Roeiseland, che dal suo arrivo in Germania ha potuto implementare un nuovo sistema di lavoro, beneficiando di nuovi atleti
«ci sono molte cose e idee buone nel sistema tedesco, ma sta a me portare nuove idee e input. Da quando ho iniziato, credo che abbiamo quasi una squadra completamente nuova, da quando Hinz, Herrmann-Wick e Hildebrand si sono ritirate. Ci sono solo Voigt e Preuss e alcune giovani come Selina Grotian e Johanna Puff. Questo fa parte del gioco. Penso che sia molto positivo che ora abbiamo una squadra B molto forte; abbiamo bisogno di queste ragazze più giovani per il futuro. Abbiamo portato Julia Tannheimer e Johanna per fare esperienza e hanno fatto molto bene. È un bene per il nostro futuro: possono ottenere buoni risultati e continuare a divertirsi con il biathlon».
Oltre ai ritiri di Herrmann-Wick, Hinz e Hildebrand, dopo aver recuperato Preuss dopo due stagioni di alti e bassi, per il biathlon firmato
DSV è arrivata una nuova "defezione":
Janina Hettich Waltz, medaglia d’argento agli ultimi Mondiali nell’Individuale, si prende una pausa dal biathlon per diventare mamma. Una bellissima notizia, ma il tecnico norvegese non può negare che la squadra sentirà la sua mancanza.
«L’inverno scorso è stata una delle nostre atlete più forti. Anche se ci mancherà, questo porta opportunità per le atlete più giovani. Dobbiamo lavorare con le atlete che abbiamo quest’inverno. Penso che le ragazze più giovani impareranno molto e faranno un passo avanti. Speriamo che Janina torni più forte nel 2026».
A proposito delle
Olimpiadi di Milano Cortina, questo mix di atlete più esperte e talenti emergenti, tra due anni sarà al via delle gare a cinque cerchi ad Anterselva: un prospetto tanto affascinante quanto spaventoso, a cui Olsbu Roeiseland si approccia con il giusto atteggiamento, trovando nella stessa posizione delle sue atleti più giovani.
«Quando non hai molta esperienza, allora tutto è nuovo. Le atlete più giovani guarderanno la cosa in modo diverso e non si prenderanno seriamente. È sempre bene avere un mix tra atleti più giovani e più anziani, penso che il nostro sia un mix davvero buono. Sarà anche la mia prima Olimpiade, ma Christian (Mehringer) c’è già stato, quindi ha un po’ di esperienza. È importante che le Olimpiadi siano come qualsiasi altra competizione, anche se saranno l’obiettivo più grande della prossima stagione. C’è bisogno di un buon piano per essere nella forma migliore per le Olimpiadi.»
Nel piano, ovviamente, è inclusa anche la maturazione del gruppo, ma è un processo graduale, che si svilupperà nei 18 mesi che mancano alle gare olimpiche e non chiede alle atlete di essere pronte fin da subito.
«Abbiamo bisogno di ogni giorno di allenamento per fare progressi maggiori, soprattutto durante stagione. Non sono un fan dell’essere in forma smagliante per la prima gara, si può crescere settimana dopo settimana e le atlete più giovani possono dare buone prestazioni a febbraio e marzo, non solo a novembre.»
Forse la venue olimpica, quell’Anterselva che per tanti anni è stata considerata più come una terza tappa tedesca che come tappa italiana, se non altro in termini di pubblico, può rappresentare un aiuto per una compagine poco navigata ad affrontare i grandi eventi.
«Ho buone sensazioni per Antholz, il mio posto preferito. Molti di questi atleti amano l’altitudine; le condizioni sono buone. Antholz è come essere in casa. Dobbiamo usare questo in modo positivo. Le vibrazioni positive nella squadra sono davvero importanti in competizioni come le Olimpiadi»