Salto | martedì 15 maggio 2018

Salto e combinata, parla Ivo Pertile: "C'è ancora molto lavoro da fare"

Pubblichiamo, in collaborazione con Universo Nordico, l'intervista a Ivo Pertile al termine dei suoi quattro anni alla guida del settore giovanile azzurro del salto

Nell'ultimo quadrienno ha diretto il settore giovanile del salto italiano, che ha lanciato anche alcuni giovani interessanti. Ivo Pertile ha grande esperienza nel mondo del salto, maturata prima sui trampolini da atleta e successivamente da allenatore e con altri compiti che ha svolto nel corso degli anni. In collaborazione con la rivista Universo Nordico pubblichiamo un'intervista a lui fatta per parlare di questi quattro anni e del salto italiano.

Puoi parlaci di questo quadriennio appena trascorso e di come avete strutturato il settore giovanile?
«Abbiamo iniziato facendo un’analisi degli atleti che avevamo a disposizione, analizzando le loro caratteristiche e su cosa dovevamo maggiormente lavorare per alzare l’asticella. Sappiamo bene che alcuni aspetti vanno sviluppati in determinati momenti della vita di un atleta perché si hanno delle risposte migliori, abbiamo cercato inizialmente di fare questo lavoro con i ragazzi che c’erano, poi abbiamo un po’ alla volta ampliato il gruppo e siamo scesi con l’età dei ragazzi. L’ultimo anno c’erano anche i ragazzi del 2003 nel gruppo ed abbiamo cercato di partire appena possibile con lavori di acrobatica, di allenamento propriocettivo, tutti gli esercizi di coordinazione e di abilità che hanno un ritorno molto importante quando gli atleti sono giovani, per poi creare le condizioni per inserire successivamente il lavoro specifico. Dobbiamo cercare di rendere più completi gli atleti perché per le nostre discipline le abilità e capacità coordinative sono veramente importanti per riuscire ad essere competitivi».

I giovani come Alex Insam e le sorelle Malsiner stanno facendo molto bene, hanno fatto un grande risultato nei Mondiali Junior del 2017 negli USA riportando medaglie di peso in Italia.
«In America i ragazzi erano seguiti da Łukasz Kruczek, l’allenatore della squadra A. Alex è cresciuto al famoso college di Stams nei pressi di Innsbruck in Austria, man mano che i suoi risultati miglioravano con l’allenatore Kruczek hanno strutturato un bel percorso che è culminato con la medaglia d’argento, tra l’altro molto vicino al primo, un risultato molto importante».

Te lo aspettavi?
«Alex era già aggregato alla squadra A, ha delle grandi capacità e anche una struttura fisica idonea per il nostro sport come sicuramente gli addetti ai lavori vedono. È stato molto bravo perché c’è una grossa differenza dal poter ottenere un risultato e raggiungerlo veramente. Alla fine contano le classifiche».

Lo scorso anno ha fatto un finale di stagione per lui veramente eccezionale con grandi prestazioni.
«Si, ha fatto il record italiano confermandosi un atleta di grande valore. In un’altra nazione potrebbe avere una maturazione più progressiva, da noi ha fatto tutto il circuito di Coppa del Mondo e questo per l’Italia ci sta. Ha comunque ancora grandi margini di miglioramento».

Dove possono secondo te arrivare le sorelle Malsiner?
«Manuela è già arrivata seconda in Coppa del Mondo. Lara ad inizio stagione è arrivata 8ª e 9ª a Lillehammer, considerando che è nata nel 2000 dei margini di crescita ci sono. L’importante è lavorare con serenità ma con tanta determinazione perché si sa che arrivare costantemente ad alti livelli è estremamente difficile, ma le capacità ci sono. C’è poi la giovanissima Jessica del 2002 e sta crescendo anche lei con grande impegno e grinta. Probabilmente fra poco le vedremo tutte assieme. Dietro di loro c’è un gruppetto di altre 7/8 ragazze giovani ma con buone capacità per cui ci sono buone prospettive, e altri atleti interessanti sia nel salto sia nella combinata maschile».

Ripercorriamo i risultati di questo quadriennio.
«La cosa che mi fa maggiormente piacere è la progressione che c’è stata, perché a livello di Mondiali juniores, il primo anno abbiamo avuto il miglior piazzamento con Alex Insam 15° posto ad Almaty (KAZ) nel 2015. Aaron Kostner classe 1999, è cresciuto gradualmente con un 9° posto ai Mondiali di Rasnov in Romania nel 2016 e nuovamente nei dieci quest’anno a Kandersteg. Grandi prestazioni a Park City nel 2017 con la medaglia d’oro di Manuela Malsiner e l’argento di Alex Insam. Quest’anno a Kandersteg Lara Malsiner che è del 2000 e gareggiava con atlete del 1998 è giunta quinta, era arrivata sesta lo scorso anno a Park City. Nelle Alpen Cup il dato più significativo è il numero di atleti che sono riusciti ad entrare a punti e a fare podio, perché il primo anno sono stati 3 i podi, mentre quest’anno ne abbiamo avuti ben 17, con sette atleti diversi e cinque vittorie. Abbiamo avuto una crescita graduale con un picco decisivo quest’anno. Ai Giochi OPA, manifestazione clou per le nazioni dei Paesi alpini degli atleti nati dal 2001 in poi, siamo passati da 1 a 6 medaglie nel quadriennio, con ben 11 atleti a podio nell'ultima edizione(oltre a un'oro, un argento e un bronzo individuali, sono salite sul podio le squadre di combinata maschile e femminile, e di salto maschile). Abbiamo partecipato al circuito della Youth Cup, sono delle gare per ragazzi molto giovani su trampolini più piccoli. I primi anni vi partecipavamo senza grossi risultati, c’è poi stato un acuto di Giovanni Bresadola che ha vinto una gara. L’anno successivo ci sono stati due podi e quest’anno due vittorie ed otto podi con quattro atleti diversi, per cui da un punto di vista del lavoro, avere più atleti che arrivano davanti ti dà delle conferme importanti».

Quest’anno nella combinata nordica c’è stato l’infortunio di Samuel Costa dopo un’ottima stagione, ci si aspettava tanto da lui. L'Italia ha quindi schierato ragazzi giovani in prove di Coppa del Mondo e alle Olimpiadi. È stato sicuramente un investimento per il futuro.
«Dispiace per quello che è successo a Samuel, perché è un atleta che ha dimostrato un valore altissimo ed è una pedina importante per l’Italia, una speranza è che torni più forte di prima perché sicuramente ha ancora margine di crescita. Ci sono dei ragazzi juniores che si stanno facendo sempre più spazio e quello che più di tutti in qualche modo ha trovato già spazio nella passata stagione è Aaron Kostner che ha vinto l’anno scorso il circuito di Alpen Cup, quest’anno ha preso parte alle Olimpiadi ed ha fatto sicuramente una bellissima esperienza in prospettiva futura. È uno stimolo fortissimo per i ragazzi che sono cresciuti con lui e hanno avuto la fortuna di poter condividere la sua determinazione, la grinta, le capacità e in qualche modo cercheranno di emularlo».

A che punto è il cammino della combinata femminile?
«La combinata femminile è partita in maniera un po’ embrionale in Alpen Cup lo scorso anno durante il circuito delle gare femminili di salto c’erano delle prove di corsa e con gli skiroll e pian piano sta prendendo piede. Quest’anno c’è stata la prima edizione del Mondiale juniores ma si è trattato di una prova dimostrativa su un trampolino un po’ più piccolo un HN 70. Nel 2019 è prevista la prima edizione ufficiale dei Mondiali juniores e poi c’è una road map della Fis che prevede la Coppa del Mondo nella prossima stagione. Nel 2021 ci sarà la prova ai Mondiali di Oberstdorf con l’obiettivo delle olimpiadi 2022. La Fis ha già preparato il protocollo da presentare al CIO per far diventare la disciplina olimpica, a giugno verrà presa una decisione. Se diventerà olimpica ci saranno dei passi da fare. Noi abbiamo alcune ragazze che sono brave a saltare e fanno bene anche nel fondo e alcune sono orientate in quella direzione, siamo direi a buon punto anche rispetto ad altre nazioni. La Germania è già molto avanti, hanno tantissime atlete. Tutto dipenderà dalla decisione del CIO. Per esempio del salto femminile si parlava già nel 2006, poi nel 2010, la prima edizione è stata però nel 2014 a Sochi. I segnali che arrivano dalla Fis sono tutti estremamente ottimisti perché anche al Mondiale junior dimostrativo c’era un buon numero di atlete e un buon livello. Adesso bisogna aspettare giugno per capire quale sarà il percorso».
 
Parliamo dei principali centri del salto in Italia.
«Abbiamo Predazzo, Pellizzano in Val di Sole, Tarvisio in Friuli e in Val Gardena. Sono quattro centri attivi in maniera stabile con degli atleti. Tarvisio è vicino al centro di Planica che ad oggi è il migliore al mondo come impianti e strutture. Predazzo ha un centro completo, in cui stanno adesso facendo i lavori per riattivare il trampolino K60 che serve come via intermedia per passare dai trampolini più piccoli a  quelli che vediamo in televisione. Era più di 10 anni che mancava, adesso stanno facendo dei lavori e dovrebbe essere pronto per l’inverno, una cosa che sarà sicuramente è un toccasana. Nel frattempo gli atleti hanno sempre viaggiato dall’Italia all’Austria per riuscire a fare questo scalino intermedio necessario per la crescita degli atleti. Analogo discorso per Pellizzano c’è un trampolino da 60 metri che dovrebbe essere costruito prossimamente, bisognerà aspettare i tempi della burocrazia, ma c’è stata una dichiarazione pubblica del presidente della provincia che ne ha annunciato la realizzazione».

Quale è lo stato di salute di salto e combinata in Italia?
«In questo momento nel salto maschile, femminile e combinata maschile e femminile ci siamo con diversi atleti. Quello che succede storicamente in Italia, è che quando l’alto livello fa fatica, si fanno delle grosse fiammate nel settore giovanile. Nel momento in cui invece ci sono molti atleti ad alto livello e gli allenatori sono impegnati nei vari circuiti c’è a volte un po’ di sofferenza. Di sicuro alla base abbiamo alcuni sci club molto attivi che fanno molto. I numeri non sono grandi, dovremo sicuramente potenziarli e bisognerà condividere anche con le realtà quale può essere il modo migliore per incidere meglio e cercare di riportare in attività qualche centro che nel frattempo si è spento per carenza di atleti e di allenatori. C’è molto lavoro da fare, bisognerà fare un progetto e anche probabilmente lavorare su delle leve incentivanti per rimpolpare i numeri della parte giovanile che sono un po’ striminziti. Un'altra leva importante è quelle del rapporto scuola e sport, che trova negli ski college dislocati nei vari territori uno strumento di sostegno all'attività agonistica nella fascia d'età 14-19 anni. Ci sono alcune variabili importanti per un buon funzionamento del rapporto scuola e sport: una scuola che supporti lo sport, gli impianti, le competenze sportive, la coesione tra i vari attori per far crescere atleti e territori, e non per ultimi i valori morali. Al riguardo, trovo molto bella  la frase di John Wooden, allenatore americano di successo nel basket al college UCLA: "il compito principale di un allenatore dovrebbe essere quello di plasmare non giocatori migliori, ma uomini migliori"».

Vuoi fare dei ringraziamenti?
«Voglio ringraziare il Presidente Roda, il Segretario Generale Piroia, il Consigliere referente Paruzzi, il Direttore Sportivo S. Pertile e tutto il personale della federazione, per la fiducia che hanno avuto nei nostri confronti e gli investimenti che ci sono stati concessi. Tante cose non si vedono da fuori ma ci sono un sacco di sacrifici e fatiche, che sono estremamente importanti per cercare di far funzionare l’attività al meglio. Un ringraziamento particolare va agli allenatori e skiman che hanno lavorato nel settore giovanile: Andrea Bezzi, Roberto Cecon, Enzo Delladio, Pier Ettore Gabrielli, Michael Lunardi e Fabio Selle. Ringrazio inoltre gli Sci Club e i Comitati per il prezioso lavoro che fanno, è la base da cui parte il futuro. Ho parlato molto poco in questi anni perché mi piace cercar di lavorare e costruire. Mi è rimasta particolarmente impressa la frase di un mio allenatore: la parola potenziale conta poco, quello che veramente conta sono i numeri sulle classifiche. Abbiamo detto poche parole, cercando di lavorare tanto, abbiamo ricercato la qualità anche nelle piccole cose. Oggi sono contento per tutti i ragazzi che sono riusciti a prendersi delle belle soddisfazioni, a cui consiglio di continuare ad allenarsi mettendo sempre il massimo impegno e al contempo divertendosi, e per gli allenatori che hanno lavorato per permettere di far crescere il sistema».

Flavio Becchis

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