Salto | lunedì 26 novembre 2018

Il "concorde" Ryoyu Kobayashi domina la scena. Norvegia e Austria in difficoltà

Le prime due tappe della Coppa del Mondo di salto ci regalano interessanti spunti di riflessione. Analizziamoli in vista dell'appuntamento di Nizhny Tagil

Il "concorde" Ryoyu Kobayashi domina la scena. Norvegia e Austria in difficoltà

Dopo il weekend di Ruka tutti i riflettori della ribalta sono puntati su Ryoyu Kobayashi, vincitore di entrambe le gare in programma. In particolare il giapponese ha impressionato nella competizione della domenica, conquistata con un mostruoso margine di 22 punti sull’avversario più vicino e soprattutto con un secondo salto incredibile.

Atterrare più lontano di tutti partendo da due stanghe più in basso rispetto alla concorrenza è una dimostrazione di superiorità disarmante come raramente se ne sono viste nella recente storia della disciplina, almeno per quanto riguarda il settore maschile. L’unica situazione comparabile a venire alla mente è quella vissuta in campo femminile con la coetanea e connazionale Sara Takanashi.

Quanto visto in Finlandia getta una nuova luce sugli avvenimenti di Wisla. Già nella prova a squadre il ventiduenne di Hachimantai aveva mostrato un salto egregio, ma soprattutto nella gara individuale si è sì classificato terzo, appoggiando però brevemente le mani sulla neve subito dopo essere atterrato lunghissimo nella prima serie. La quasi impercettibile toccata gli è alfine costata 9 punti sulle valutazioni dei giudici e di conseguenza la vittoria.

In altre parole avrebbe potuto imporsi pur con un salto valutato con la media del 15.0. Sarebbero state tre affermazioni in tre prove. Ciò significa che in questo momento il pacchetto Ryoyu Kobayashi è letteralmente di un altro pianeta rispetto alla concorrenza. Vuoi per il talento naturale del soggetto in questione, vuoi per il suo stato di forma eccellente e vuoi per i progressi giapponesi sui materiali, diventati indubbiamente all’altezza di quelli delle superpotenze europee.

Quindi ora come ora la palma di numero uno del mondo va indubbiamente assegnata al giovane nipponico, mentre senza ombra di dubbio il numero due è Kamil Stoch. Il polacco ha cominciato la stagione bene come non mai, tuttavia ha dovuto inchinarsi ripetutamente a Kobayashi, contro il quale è attualmente impotente (così come tutti del resto).

Il corrente stato di forma del trentunenne di Zakopane non è comunque una buona notizia per gli altri, poiché la sua esperienza e capacità di gestirsi al meglio per un interno inverno sono conclamate. La tenuta dell’asiatico sul lungo periodo è invece ancora da verificare. Al riguardo anche Andreas Wellinger deve ancora dimostrare di poter reggere quattro mesi al top. Il suo inizio di stagione è incoraggiante e per certi versi sorprendente, visto che non era atteso subito così competitivo.

In generale Stoch e Wellinger sono le punte di diamante delle nazioni di vertice partite meglio.

La Polonia ha avuto ottime risposte anche da Piotr Zyla, il quale sta mantenendo le aspettative riposte in lui dopo il Grand Prix. Dawid Kubacki deve ancora trovare il modo di esprimersi al meglio, mentre i progressi di Jakub Wolny sono sotto gli occhi di tutti. Stefan Hula balbetta, ma l’impressione è che a breve troverà a sua volta la quadra del cerchio. Invece si fa preoccupante la situazione di Maciej Kot, che attualmente è un atleta in grossa difficoltà.

In casa Germania Karl Geiger sta confermando quanto di buono fatto durante l’estate, mentre Stephan Leyhe gode già di uno stato di forma eccellente. Non altrettanto si può dire per Richard Freitag e Markus Eisenbichler, decisamente più indietro rispetto ad altri compagni. Vanno aspettati, così come Severin Freund che ha finalmente effettuato il suo rientro in Coppa del Mondo. Siamo ancora molto lontani dall’atleta capace di vincere per 22 volte, cionondimeno il veterano bavarese può solo crescere di rendimento.

Respira la Slovenia, sulla quale si addensavano grossi nuvoloni. Nonostante le grosse difficoltà dei navigati Jernej Damjan e Anze Semenic – gli unici in grado di vincere l’anno scorso – giovani e giovanissimi hanno risposto bene. In particolare il diciottenne Timi Zajc ha confermato anche su neve i progressi mostrati in estate, proponendosi come nuovo leader del team. Al di là dei due quarti posti di Kuusamo, Domen Prevc andrà pesato in altri contesti e differenti condizioni, decisamente meno favorevoli alle sue caratteristiche. Tuttavia il diciannovenne di Kranj è apparso in ripresa, ribadendo che potrà dare filo da torcere a chiunque quando ci sarà da volare. Anche Anze Lanisek ha dato segnali di vita dopo un inverno perso, mentre il diciassettenne Zak Mogel conferma di essere un prospetto interessantissimo su cui è possibile costruire un saltatore di vertice. L’inverno comincia dunque in maniera incoraggiante per una squadra perennemente e inevitabilmente scossa da movimento tellurici dovuti alla profondità del bacino ove pescare. Il tutto in attesa del ritorno di Peter Prevc, che dovrebbe avvenire entro Natale.

Si interroga invece la Norvegia, i cui valori interni sono più o meno quelli attesi alla vigilia. Johansson numero uno, l’incognita Forfang sciolta in maniera positiva, Granerud complessivamente terza forza in campo, Tande e Stjernen indietro di condizione e Fannemel sempre indecifrabile. Ciò che sorprende in negativo è quanto tutto il team sia meno competitivo del previsto rispetto al resto del mondo. Dopo tre gare il miglior risultato raccolto dai norge è un settimo posto. Si tratta del peggior inizio di stagione da 17 anni a questa parte.  

In generale a tutti gli scandinavi sembra mancare ancora la quadra tecnica. Vuoi per ragioni atletiche o per un differente lavoro tecnico impostato dallo staff diretto da Alexander Stöckl durante l’estate. Fatto sta che al momento la Norvegia lascia perplessi. Giudizio sospeso in attesa di capire come evolveranno le prossime settimane. L’impressione è che tutti possano solo crescere, con Johansson e Forfang ad avere già ora un exploit in canna. Però i risultati al momento latitano.

Se la Norvegia si interroga, boccheggia invece l’Austria, letteralmente seminata dalle altre nazioni di vertice. C’erano grandi aspettative attorno al team rot-weiß-rot che invece si è reso protagonista di una partenza traumatica. Mai in quaranta edizioni della Coppa del Mondo il movimento austriaco aveva cominciato così male. Certo Kraft e Aschenwald possono provare a trarre fiducia dalla seconda gara di Ruka, mentre Daniel Huber al di là dei fasti estivi il suo lo sta facendo e Fettner si sta difendendo. Però, parlando di una superpotenza, si tratta di briciole e la situazione è complessivamente molto preoccupante. Hayböck e Schlierenzauer appaiono completamente privi di bussola, mentre un saltatore dato in condizione come Aigner ha raccolto pochissimo.

Fatte le debite proporzioni tra qualità e quantità degli atleti in campo, le premesse alla stagione austriaca 2018-‘19 trovano inquietanti assonanze con quelle della Repubblica Ceca dell’anno scorso. Koudelka dodici mesi orsono, come Kraft due settimane fa, veniva dato over the top rispetto ai compagni di squadra. Effettivamente è così, ma a oggi l’Austria mangia la polvere dei movimenti con cui è abituata a confrontarsi alla pari. Attenzione, “l’attenuante” di andare all-in sui Mondiali in casa e di aver calibrato la preparazione in maniera diversa rispetto agli altri regge fino a un certo punto. L’impressione è che vi siano problemi ben più grandi di un ritardo atletico.

Per quanto riguarda il resto del mondo, viene da chiedersi quale sia il vero volto di Evgeny Klimov. Quello vincente di Wisla o quello in difficoltà di Kuusamo? Probabilmente entrambi, perché anche durante la trionfale estate di tanto in tanto ha sbagliato dei salti, correggendosi però prontamente. Sarà importante riuscirci anche ora. Peraltro per lui arriva la tappa di casa di Nizhny Tagil, dove sarà sicuramente molto atteso.

In generale si nota una geografia più variegata rispetto al recentissimo passato. Oltre al successo del russo abbiamo assistito a exploit di atleti appartenenti a Paesi di seconda e terza fascia. Alcuni attesi, vedi quello del bulgaro Vladimir Zografski, altri meno (come quelli del finlandese Antti Aalto e dell’estone Artti Aigro). Inoltre la Repubblica Ceca sta risalendo la china. Buone, anzi ottime notizie per una disciplina dove negli ultimi tempi il divario tra le “Sei sorelle” e il resto del campo partenti si era fatto molto ampio.

Chiosa finale sull’Italia. Tra chi avrebbe potuto fare il botto sul Rukatunturi ci sarebbe stato Alex Insam, perché su un trampolino dove la fase di volo è preponderante e su cui ha spirato vento frontale per tutto il weekend, il gardenese avrebbe sicuramente trovato terreno fertile alle sue caratteristiche. Si è preferito fare altre scelte, che si spera paghino nel proseguo della stagione.

Francesco Paone

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