VAL DI FIEMME – Sul muro dell’Alpe Cermis, Teresa Stadlober ha scritto una delle pagine più importanti della storia dello sci di fondo austriaco. La 32enne stiriana ha chiuso il Tour de Ski 2025/26 al secondo posto della classifica generale, coronando una settimana che ha definito “incredibile” e conquistando anche il pettorale viola di miglior scalatrice, simbolo di una superiorità in salita costruita gara dopo gara.
«È stata una settimana perfetta per me», ha raccontato all’inviato di Fondo Italia Giorgio Capodaglio al termine della Final Climb. «Entrambe le gare in classico sono andate bene e anche oggi (domenica, nrd). Mi sentivo molto stanca, quindi mi sono detta: vediamo. L’inizio della gara è stato molto veloce e sono rimasta dietro al gruppo nel tratto pianeggiante, ma forse così ho risparmiato energie. In salita ho combattuto per ogni secondo. Oggi comunque avevo sci fantastici e il corpo ha risposto bene».
Una strategia lucida, quasi prudente, che sul Cermis, che l’austriaca definisce “la gara più tosta, dove non c’è mai riposo, e devi spingere e lottare in continuazione” si è rivelata vincente. Stadlober ha saputo gestire lo sforzo, tenendo sotto controllo le avversarie dirette per il podio, Ebba Andersson e Heidi Weng, visibili lungo il percorso e quindi preziosi riferimenti mentali. «Quando ho capito che potevo essere sul podio della Generale ho davvero dato tutto. È un risultato pazzesco per la squadra austriaca, eravamo solo in due oggi ed entrambe in top 10, quindi è andata molto bene».
Davvero un momento d’oro per la Nazionale austriaca, che al femminile vive un risultato storico che fa seguito, al primo podio di sempre in un Tour de Ski firmato lo scorso anno da Mika Vermeulen, e conferma la crescita del movimento.
Assieme al podio della Generale, è arrivato anche un altro successo: il pettorale viola di miglior scalatrice, detenuto da Frida Karlsson fino al momento del suo ritiro dalla competizione a tappe. Cermis, però, non fa sconti a nessuno. «Quando mi hanno detto che avevo preso il pettorale di miglior scalatrice ero già felice. Mi ha sorpresa il ritiro di Frida, non so se per malattia o altro, ma per me è un onore indossare questo pettorale ed essere riuscita a conservato fino alla fine».
A questo punto il premio in denaro diventa quasi un dettaglio secondario: «Fa piacere, certo, ma i fondisti non fanno questo sport per i soldi. Certo è un bel bonus, ma non il podio nella Generale non ha valore».
Con la consueta ironia, Stadlober ha anche ammesso di aver avuto dubbi all’inizio del Tour: «Non ero molto contenta del programma, troppe sprint e anche la 5 km mass start a batterie. Sapevo di dover fare bene in tutte le gare di lunga distanza per puntare in alto. Ora che sono seconda nella generale… non posso più dire nulla!».
Lo sguardo è già rivolto al futuro, in particolare ai tracciati olimpici della Val di Fiemme. «Mi piacciono molto, ma non amo le curve: costringono a frenare tanto e in TV non rendono bene. Preferivo i percorsi dei Mondiali 2013 o il giro da 2,5 km che facciamo di solito. Non capisco perché li abbiano modificati». Una critica tecnica, motivata soprattutto in vista delle distanze lunghe (la 20km skiathlon e la 50km), che sono il suo reale obiettivo per le gare a cinque cerchi. «Secondo me devono lavorare sulle curve, perché ora la stessa curva si affronta due volte, in salita e in discesa. Per la 50 km non può funzionare: ci saranno atlete con distacchi di dieci minuti.».


