Che peccato! In una giornata di sport che ci ha regalato grandissime storie da raccontare, a tenere banco è stato invece il gossip, la scelta di Sturla Holm Lægreid di dichiarare al mondo intero di aver tradito la ragazza, sperando che ciò possa aiutarlo a riconquistarlo.
Al di là dei dubbi sull’effettiva utilità del gesto hollywoodiano, magari avrebbe potuto scegliere il film giuste e anziché far scoprire quanto accaduto a tutto il mondo avrebbe fatto meglio a fare un discorso privato stile “Jerry Maguire”, parlandole di giornata che “non era stata completa senza di lei”, la dichiarazione pubblica del norvegese ha rubato la scena, è stata la notizia di cui più si è parlato nel mondo, anche su testate che mai trattano il biathlon.
Ed è un vero peccato, perché di temi non ne mancavano. Da italiani andava ovviamente celebrata la vittoria dello short track, il record di Arianna Fontana, Pietro Sighel e la sua pazza esultanza, il commovente momento in cui Martina Valcepina è stata coinvolta nei festeggiamenti con tutto lo stadio ad applaudire. Allo stesso tempo si poteva esaltare il bronzo vinto da Stefania Constantini e Amos Mosaner, due campioni che da anni scrivono la storia dello sport italiano.
Per quanto riguarda gli sport che seguiamo su Fondo Italia, la notizia principale doveva essere il successo di Johan-Olav Botn. Una storia splendida e commovente nella sua drammaticità, il successo dedicato a Sivert Bakken, scomparso lo scorso 23 dicembre mentre stava soggiornando in quota proprio con il neo campione olimpico. L’emozione era palpabile nella mixed zone appena Botn aveva tagliato il traguardo, sapendo cosa questo ragazzo ha attraversato negli ultimi due mesi. Purtroppo, questa emozione è stata presto travolta dal gossip.
E nello sci di fondo anche le storie da raccontare non mancavano. Quella di un campione come Johannes Klæabo, arrivato a otto ori olimpici, pronto a diventare il numero uno di sempre. Una trionfo quello in Val di Fiemme, una dimostrazione di forza su una salita che sembra essere stata disegnata per lui, nella quale sta regalando dei gesti atletici da vedere in loop per ore.
Bellissima anche la storia di Linn Svahn, campionessa fantastica quanto sfortunata. Costretta a fermarsi quando stava per diventare la numero uno, a causa di un infortunio alla spalla che le costò le Olimpiadi di Pechino. Un recupero lento, difficile, poi una volta tornata competitiva ecco una nuova caduta, il trauma cranico, il sogno mondiale di Trondheim che se ne va. E ieri finalmente il riscatto, la vittoria dell’oro olimpico, battendo quella Sundling che sembrava imbattibile.
Si, di belle storie da raccontare ne abbiamo tante, purtroppo però a far notizia è soprattutto il gossip. Nel 2026 è quello che attrae, perché del bello ormai non ci interessa.

