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Sci di fondo

Sci di fondo – Dominio Norvegia, Bjervig risponde a Sundby: “Limitare la Norvegia non aiuterà le altre nazioni”. E la FIS prepara le prime contromisure.

Il dominio della Norvegia nello sci di fondo continua ad essere al centro del dibattito internazionale. A riaccendere la discussione è stato giorni fa Martin Johnsrud Sundby, che ha messo in guardia sul rischio di uno squilibrio competitivo sempre più marcato, arrivando a ipotizzare la necessità di limitare la presenza degli atleti norvegesi nelle competizioni.

Una posizione che trova solo in parte d’accordo Espen Bjervig, ex responsabile dello sci di fondo norvegese e oggi rappresentante della Norvegia nella FIS.

“Sono fondamentalmente d’accordo sul fatto che un dominio troppo forte da parte di alcune nazioni non sia positivo per lo sport. Dovremmo limitare le spese che dovrebbero essere sostenibili e a un livello tale da consentire a tutte le nazioni di essere competitive”, ha spiegato Bjervig a VG, sottolineando però la sua contrarietà a interventi diretti sulle quote: “Escludere i migliori atleti dalla fase agonistica è un atteggiamento completamente sbagliato”.

Qualcosa si sta muovendo in ambito FIS per tentare di contenere le sproporzioni tra le superpotenze e le piccole realtà. In primis, come riporta il quotidiano norvegese, dalla prossima stagione di Coppa del Mondo, la FIS ha deciso di ridurre il numero massimo dei membri dello staff tecnico accreditabili per nazione, passando da 22 a 18. Una misura che limita la capacità di test dei materiali e punta a contenere i costi, uno dei fattori chiave dietro al predominio delle grandi federazioni.

“Ridurre il consumo di risorse è una scelta sensata”, ha aggiunto Bjervig, evidenziando come meno accesso significhi anche meno test e quindi spese più contenute.

Il tema più delicato resta però quello delle quote di partecipazione alle gare di Coppa del Mondo e ai grandi eventi. Attualmente la Norvegia può schierare anche otto o più atleti nelle singole gare, specialmente nelle gare di casa in cui può contare sulla quota nazionale, un vantaggio competitivo significativo.

Durante il Meeting primaverile in Slovenia, la FIS sarebbe intenzionata a valutare la possibilità di ridurre il numero di quote di partecipazione in Coppa del Mondo per ciascuna nazione, secondo quanto dichiarato da Ulf Morten Aune, rappresentante della Norvegia nel Comitato per la Coppa del Mondo FIS, ad Adresseavisen. Aune ha spiegato che, in caso di approvazione, eventuali modifiche entrerebbero in vigore a partire dalla stagione 2027/28.

Questa è proprio la linea più dura auspicata da Sundby, mentre Bjervig propone un approccio opposto:
“Limitare ulteriormente la Norvegia non aiuterà le altre nazioni e i loro atleti. Bisogna pensare in modo completamente diverso. Come possiamo fare in modo che più nazioni abbiano le conoscenze, le risorse e i finanziamenti necessari per competere in tutte le gare di Coppa del Mondo? Non si può strangolare il migliore per permettere al secondo di avvicinarsi. Altrimenti si parte dal punto sbagliato”.

Secondo l’ex dirigente, la soluzione passa attraverso programmi di sostegno per le nazioni più piccole, con maggiori risorse per allenatori, strutture e partecipazione alle gare.

Ecco perché Bjervig punta anche il dito contro l’attuale sistema di finanziamento: oggi, parte delle spese di viaggio e alloggio per le squadre più forti viene coperta dalla FIS. “Perché la Norvegia dovrebbe vedersi rimborsate queste spese? Quei soldi dovrebbero essere distribuiti alle nazioni più piccole. Oggi i soldi vengono dati ai migliori affinché possano competere ma non ne capisco la logica dietro: la sfida è quella di convincere il secondo miglior atleta a mettersi in gioco”, ha affermato, non negando che un cambiamento in questa direzione avrebbe comunque un impatto economico significativo per la Federazione Norvegese.

Il confronto resta aperto e promette di animare le prossime riunioni della FIS. Da una parte, l’esigenza di mantenere alto il livello competitivo senza penalizzare i migliori; dall’altra, la necessità di rendere lo sci di fondo uno sport più equilibrato e sostenibile a livello globale.

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