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Sci di fondo – Norvegia: a poche settimane dalla nuova stagione, Nazionale senza piano e tensioni tra federazione e atleti

Photo Credits: Newspower.it

Squadra che vince non si cambia: un detto che a quanto pare non è molto diffuso in Norvegia che, a poche settimane dall’inizio della nuova preparazione per il prossimo inverno, è ancora alle prese con una sostanziosa riforma del sistema delle squadre nazionali di sci di fondo nonostante il suo dominio in campo internazionale. Anche se il progetto resta, per ora, ancora senza contorni definiti: secondo quanto riporta Langrenn.com non esisterebbe ancora un piano ufficiale, ma iniziano a emergere indiscrezioni su quella che potrebbe essere la futura organizzazione.

Secondo quanto trapelato, la squadra élite dovrebbe rimanere invariata, mentre il numero delle squadre regionali verrebbe ridotto da cinque a quattro, con poli a Oslo, Lillehammer, Trondheim e Tromsø, sotto la denominazione di “Elite 2”. A completare il sistema, un ulteriore livello chiamato “Elite 2+”, pensato per gli atleti appena esclusi dalla nazionale principale, a metà strada tra i team regionali e il vertice.
Un modello che, sulla carta, convince diversi addetti ai lavori. Ma restano forti dubbi sui tempi di realizzazione.

“Non è ancora stato approvato dall’assemblea federale, e i comitati regionali devono votare per sostenere una soluzione del genere”, ha dichiarato l’ex allenatore del Team Aker Dæhlie Hans Kristian Stadheim.

Sulla stessa linea anche il tecnico del Team Olympiaparken Stian Berg: “L’idea mi piace, ma temo che siano in ritardo e abbiano iniziato troppo tardi”, ha detto. “Vale per gli allenatori, per la struttura e per tutto il sistema. Avrebbero dovuto avere un piano pronto da tempo, soprattutto all’inizio di un nuovo ciclo olimpico e con un Mondiale importantissimo tra meno di un anno.

Parallelamente alla riorganizzazione, la federazione sta portando avanti trattative serrate con alcuni dei migliori fondisti, molti dei quali attualmente impegnati in team privati. Per rafforzare la propria posizione, si valuta un’applicazione più rigida di una norma del 2013, che limita la possibilità di competere per chi rifiuta la nazionale; una regola che in passato è stata spesso aggirata con deroghe, concesse anche a nomi di primo piano come Petter Northug, Johannes Høsflot Klæbo, Kristine Stavås Skistad e Astrid Øyre Slind.

Il caso di Klæbo è emblematico: quando decise di restare fuori dal sistema federale nella stagione 2023/24, le trattative si trascinarono fino all’inizio dell’inverno. L’accordo arrivò solo l’anno successivo, con un contratto biennale. Ora, però, le parti sono nuovamente al tavolo. Ancora più complessa la vicenda di Slind, che nella scorsa stagione ha dovuto attendere mesi prima di sapere se avrebbe potuto partecipare a Coppa del Mondo e grandi eventi con la nazionale.

Al di là delle trattative e delle regole, resta un problema più profondo: l’attrattività della nazionale. Per Berg, la questione è evidente: “L’offerta della nazionale non è abbastanza buona. Credo che si troveranno nella stessa situazione dell’anno scorso – o peggio – con diversi grandi talenti che diranno no.” Secondo l’allenatore, la federazione rischia di indebolire il proprio modello invece di rafforzarlo: “La nazionale dovrebbe essere il posto dove i migliori vogliono stare. Ma oggi non è così attrattiva come dovrebbe. Lo dimostrano i risultati: gli atleti dei team privati competono e mettono in difficoltà la nazionale con budget molto inferiori. Gli atleti della nazionale che ottengono risultati lo fanno non grazie al sistema, ma nonostante il sistema.”

Di fronte alle indiscrezioni e alle critiche, la federazione mantiene una linea prudente. Il responsabile della nazionale Per Elias Kalfoss ha preferito non entrare nei dettagli: “Presenteremo staff tecnico e squadre non appena tutto sarà pronto. Siamo fiduciosi di poter costruire un programma molto valido anche per la prossima stagione e forniremo presto ulteriori informazioni.”

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