Niente classico inizio di preparazione tra raduni e ghiacciai europei. Quest’anno Fabien Claude ha scelto una strada diversa per affrontare la nuova stagione. Come raccontato a Nordic Magazine, il biathleta francese sta trascorrendo un lungo viaggio insieme alla compagna Maria Fabregat tra Asia e Nuova Zelanda, senza però mettere completamente da parte l’allenamento.
Il viaggio, il sogno di una vita che prepara da quasi due anni, è iniziato il 10 aprile con una decina di giorni alle Maldive; ora il francese si trova in Indonesia e a giugno volerà in Nuova Zelanda, dove riprenderà anche gli allenamenti sugli sci, ospite del neozelandese che difende i colori a stelle e strisce, Campbell Wright. «Alla fine di maggio andremo per un mese e mezzo in Nuova Zelanda dove tornerò a sciare da metà giugno perché lì sarà inverno» ha spiegato Claude. «Avrò anche una bici con me. Non sarà affatto una vacanza rilassante come qualcuno potrebbe pensare. Abbiamo noleggiato un van per un mese e attraverseremo il paese da Auckland a Queenstown. Ci saranno bici, trekking, camminate e poi sci. Campbell Wright vive proprio sotto il ghiacciaio e mi presterà tutto il materiale. Sarà davvero fantastico poter vivere tutto questo durante un viaggio di tre mesi».
Il francese ha scelto questa soluzione per spezzare la routine dopo molti anni di preparazione sempre uguale, oltre che la personale esigenza di staccare: «L’idea era quella di ripartire in modo diverso dal solito. Ho 31 anni e da quindici seguo praticamente la stessa preparazione primaverile. Con la mia compagna avevamo voglia di partire e fare un grande viaggio e io avevo bisogno di una pausa e ci siamo detti che il periodo post olimpico fosse il momento giusto per ripartire su basi nuove. Voglio essere competitivo nel 2030, ma anche già dal prossimo inverno. Sentivo il bisogno di fare qualcosa di diverso».
Diverso però non significa indipendente: il programma di allenamento è comunque stato concordato dall’atleta con lo staff della nazionale, che ha pienamente sostenuto la sua scelta. «Gli atleti hanno persone vicine che sacrificano tantissimo durante tutto l’anno e a un certo punto bisogna restituire qualcosa. Un anno post olimpico è perfetto per lasciare spazio a progetti personali. Mi sono organizzato bene per riprendere gli allenamenti e anche durante il viaggio svolgo sedute specifiche di preparazione fisica discusse già quest’inverno con il preparatore atletico Romain Hurtault e con Simon Fourcade». Il 31enne, in particolare, sta lavorando sui suoi punti deboli dal punto di vista fisico: «Mi prendo anche del tempo per esercizi dedicati alla schiena e al ginocchio».
Unico handicap del viaggio/preparazione, è l’assenza della carabina, che resterà a riposo fino al suo ritorno in Francia. «Bisogna fare delle scelte e dei compromessi. Non potevo viaggiare ovunque con la carabina, quindi non tornerò a sparare prima di luglio». Al ritorno, però, non intende recuperare tutto in modo forzato: «L’obiettivo non sarà fare il doppio del lavoro per compensare, ma riflettere su altri aspetti. Sarà interessante confrontarmi con Siegfried Mazet sull’aspetto mentale e sull’approccio alle competizioni, soprattutto nelle sprint. Penso che sia lì che posso ancora migliorare molto».
