A 17 anni, Noor Erickson si è trovata davanti a una scelta destinata a cambiare il corso della sua carriera. La biatleta, cresciuta sportivamente a Chamonix dopo essersi trasferita con la famiglia in Alta Savoia da bambina e da sempre legata al movimento francese, è stata costretta lo scorso inverno a tornare alla sua madrepatria – gli Stati Uniti – dopo anni di attesa per ottenere la cittadinanza francese. Quest’incertezza legata alla nazionalità hanno però messo in discussione il suo percorso sportivo, come racconta in un’intervista a Nordic Magazine.
«Il mio sogno fin da piccola era quello di gareggiare per la Francia. Purtroppo, sono più di quattro anni che aspetto la cittadinanza… Quando mi è stato detto che non avrei potuto partecipare ai campionati francesi di fine stagione, ho cominciato a capire che c’era un’incertezza nella mia carriera sportiva e che non ero sicura di poter continuare… Senza rendermene conto, questo mi ha causato stress, ero demotivata e non avevo più obiettivi».
La svolta è arrivata grazie al passaporto statunitense già in suo possesso: volata negli USA per prendere parte ad alcune competizioni, la giovane atleta ha attirato l’attenzione dei tecnici della federazione americana.
«Lì ho ottenuto ottimi risultati! Tim Burke e Brian Halligan, gli allenatori, mi hanno detto che mi volevano nella nazionale per i Mondiali giovanili perché sono brava e ho un buon potenziale. Il fatto che la squadra degli Stati Uniti mi abbia accettata mi ha dimostrato che non ho lavorato invano in tutti questi anni. Nel profondo avevo paura di dover smettere dopo quattro anni di comitato… Avere una squadra al mio fianco che mi sostenga a lungo termine mi ha aiutato a ritrovare la motivazione e ad apprezzare davvero il biathlon».
Nel marzo 2026 ha così indossato per la prima volta la tuta statunitense ai Mondiali Youth di Arber, dove ha ottenuto un promettente diciottesimo posto pur appartenendo ancora alla categoria U17, risultato che ha confermato il suo potenziale e le hanno permesso di ottenere un posto nella nazionale junior degli Stati Uniti per la stagione 2026/2027, pur continuando l’allenamento nel Comitato del Monte Bianco.
«Non volevo che questo (l’approdo nella Nazionale americana, ndr) influisse sulla mia presenza nel Comitato: se non avessi più potuto gareggiare per il Comitato, non avrei gareggiato per gli Stati Uniti. Volevo restare a casa mia, nel comitato. Siamo riusciti a trovare un accordo affinché io potessi far parte della squadra del comitato, che mi sostiene in questo percorso, con una priorità data agli Stati Uniti che mi permette di saltare gare o ritiri».
Guardando al futuro, il primo obiettivo sarà la qualificazione ai Mondiali Juniores di Jakuszyce attraverso le selezioni americane di dicembre e sul lungo periodo, riuscire a partecipare ai Giochi Olimpici.
«Per me, il sogno è partecipare alle Olimpiadi del 2030 in Francia, nell’Alta Savoia. È il sogno per eccellenza perché è a casa mia! Se non ci riuscirò, la cosa positiva è che le Olimpiadi si terranno negli Stati Uniti nel 2034, sempre a casa mia!»

