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Biathlon – Emilien Claude riparte per il nuovo quadriennio con una certezza: “Essere al via non basta”

Foto Credits: Dmytro Yevenko

L’operazione d’urgenza alla schiena del settembre 2025 avrebbe potuto compromettere la stagione di Emilien Claude e, forse, mettere in discussione anche il prosieguo della sua carriera nel biathlon. Appena tre mesi più tardi, invece, il francese era al via della gara inaugurale di Östersund, senza più dolore.

Non è stata la stagione olimpica che il più giovane dei fratelli Claude aveva sognato, ma il 27enne è comunque riuscito a conquistare un podio nella Single Mixed Relay di Nove Mesto e a essere selezionato come riserva per i Giochi olimpici di Milano-Cortina. Tre volte campione del mondo juniores IBU, Claude guarda ora alla stagione 2026/27 con l’obiettivo di ritrovare continuità e solidità.

Il lungo percorso di recupero ha però cambiato anche il suo rapporto con il proprio corpo anche se non ha mai pensato troppo all’eventualità di dover smettere col biathlon.

«È stato un cambiamento enorme e avevo fiducia nelle persone che mi circondavano. È per questo che ha funzionato così bene. Sapevo di aver bisogno di un po’ di fortuna e che tutto doveva andare perfettamente. Non ho vinto una medaglia olimpica, ma è stato incredibile essere al via tre mesi dopo l’operazione. Non molti atleti avrebbero potuto farlo. Forse il risultato è stato poco impressionante, ma per le persone che mi stavano intorno lo era. Poi un buon gennaio mi ha permesso di qualificarmi per le Olimpiadi con una delle migliori squadre» ha spiegato ai microfoni di Biathlonworld.

E forse essere parte di quella squadra gli ha conferito approccio quasi perfezionista all’allenamento, anche se cerca di non trasformare questa caratteristica in una fonte di stress.

«Quando sei un atleta di alto livello, sei un po’ perfezionista. Io non sono un perfezionista al massimo livello, ma quasi. Devo trovare un equilibrio: essere perfetto in alcune cose, finire l’allenamento e poi staccare per qualche ora, arrivare al pomeriggio e godermelo senza quello stress».

Questo non fa del transalpino un atleta senza paura e anzi, dopo i problemi fisici vissuti, riconosce di avere oggi una maggiore attenzione verso il modo in cui si allena.

«Ho paura quando mi alleno in un modo che non voglio. Dopo i miei infortuni, mi piace fare le cose a modo mio, parlare con gli allenatori, ma non mi piace davvero fare cose che devo fare ma che in realtà non voglio fare!».

La dimensione totalizzante dello sport professionistico è infatti uno degli aspetti che Claude considera più difficili da gestire.

«È un lavoro al 100%. Non è come andare al lavoro alle 9 del mattino, tornare alle 18 e aver finito. Il biathlon è un lavoro che inizia nelle prime ore della giornata e va avanti fino alla notte. E quando dormi, devi dormire bene. Pianifichi sempre la tua strategia per questa stagione e per quella successiva e ad aprile hai solo tre settimane per fare qualcos’altro. Devi fare biathlon al 100%».

Per questa dedizione totale, unita all’esperienza di Milano-Cortina, il 27enne ha una convinzione molto precisa: essere semplicemente al via nelle grandi competizioni non rappresenta il suo sogno.

«Non è abbastanza: il mio sogno è conquistare delle medaglie, non arrivare quinto o sesto perché nessuno se lo ricorda. Una medaglia di bronzo è bella, ma è solo l’oro quello che conta davvero. È “Vai per l’oro” nei prossimi quattro anni».

La sua esperienza con l’operazione alla schiena lo ha però portato anche a una riflessione più ampia, soprattutto pensando ai giovani che si affacciano al biathlon.

«Non spingete il vostro corpo troppo forte, fino al limite, anche se non avete problemi. Questo è il consiglio che avevo ricevuto quando ero più giovane. Il biathlon non è tutta la vostra vita. Quando sei in ospedale a 25 anni per un’operazione alla schiena, pensi che forse puoi fare biathlon per altri 4 o 8 anni. Dopo, speri di vivere per altri 40 o 50 anni. Una grande carriera dura solo 10 anni della tua vita. Se il tuo corpo è completamente distrutto, la vita sarà difficile. La cosa più importante non è il successo, ma come si sente il tuo corpo. Allenarsi in modo intelligente è la cosa più importante».

Ora Claude può guardare avanti con una prospettiva diversa, forte di un percorso che gli ha insegnato a prestare maggiore attenzione ai segnali del proprio corpo.

Anna Gandler, compagna e partner di allenamento

Nella sua quotidianità c’è poi anche Anna Gandler, la biatleta austriaca con cui Claude è fidanzato e che condivide con lui buona parte della preparazione. Un rapporto che, secondo il francese, rappresenta un elemento particolarmente positivo.

«È fantastico. Quando siamo insieme, siamo davvero insieme dalla colazione alla sera. Ci alleniamo insieme e facciamo quasi esattamente le stesse cose: andiamo in palestra e facciamo gli allenamenti di intensità negli stessi giorni. Sono abituato a questo perché sono cresciuto con due fratelli biatleti. È perfetto perché condividi tantissimo. Viviamo molte emozioni, comprese quelle difficili dell’inverno. Il nostro rapporto è più forte grazie a questo».

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