Il ritorno di Siegfried Mazet nello staff della nazionale francese di biathlon permette ai transalpini di avere una maggiore consapevolezza sui diretti avversari norvegesi, avendo il tecnco lavorato per dieci anni con la squadra scandinava prima di “tornare a casa” e intraprendere una nuova avventura con i Bleus.
Per il 48enne, il passaggio dalla Norvegia alla Francia, non ha significato soltanto farsi carico di nuovo atleti, ma anche inserirsi in una struttura che ha sviluppato competenze specifiche in diversi settori della performance. Il tecnico, sulle colonne di Ski Chrono, spiega di non ha messo in cantina quanto imparato durante il decennio trascorso con la nazionale norvegese; al contrario, intende valorizzare quell’esperienza, adattandola però alle caratteristiche della squadra francese.
«Gli anni trascorsi in Norvegia mi hanno insegnato molto, anche su me stesso. Ho capito che spesso basta trovare il tono giusto per trasmettere un messaggio, senza bisogno di arrabbiarsi. I francesi hanno una cultura e un temperamento diversi, ai quali bisogna anche saper adattarsi».
In particolare, proprio mettendo a confronto le due realtà, Mazet ha individuato alcuni ambiti nei quali la Francia oggi è superiore alla Norvegia: un’organizzazione quasi pioneristica nel modo di lavorare di una squadra nazionale.
«La Francia ha preso vantaggio sulla Norvegia in diversi ambiti. Ad esempio con il suo centro di ricerca sui materiali e tecnici di altissimo livello. Ma anche sviluppando altre competenze altamente specializzate».
Un altro esempio è rappresentato dalla preparazione atletica scientificamente supportata: Romain Hurtault, preparatore fisico della squadra, aiuta gli atleti a conoscere meglio il proprio corpo, a rafforzare gruppi muscolari specifici e a prevenire gli infortuni. Jonas Forot, responsabile dell’alta prestazione a Prémanon, mette a disposizione la propria esperienza sul lavoro in quota e sull’utilizzo delle camere ipossiche. Xavier Jantet si occupa delle carabine e delle posizioni di tiro, con l’obiettivo di migliorare l’efficienza degli atleti al poligono.
«Stiamo procedendo verso un approccio sempre più scientifico e strutturato», ha spiegato il tecnico. «In passato, due allenatori dovevano padroneggiare tutti questi aspetti. Oggi, ognuno ha il proprio ambito di competenza. La nostra sfida consiste nel coordinare queste competenze mantenendo i nostri spazi di lavoro e le nostre responsabilità».
È proprio questa suddivisione dei compiti, accompagnata da un elevato livello di specializzazione, a rappresentare uno degli elementi che più colpiscono Mazet nel suo nuovo ambiente.
Sul piano tecnico, il suo lavoro è però rimasto sostanzialmente lo stesso: «Ho preso in mano un gruppo che aveva già beneficiato del lavoro di Jean-Pierre Amat, il che ha facilitato le cose sotto questo aspetto. Abbiamo poi gradualmente ricreato situazioni simili a quelle che gli atleti affronteranno in gara. L’idea è quella di sviluppare la loro fiducia, consolidare i movimenti automatici e trovare le giuste strategie mentali per affrontare tutti i possibili scenari, in particolare quando la posta in gioco è alta e un atleta punta al podio. È necessario ripetere queste situazioni per essere in grado di reagire in modo naturale il giorno della gara.»


