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Sci di fondo

Sci di fondo – Prevenire i disturbi alimentari e la RED-S: in Norvegia nasce “Hele Laget”

In Norvegia, dove lo sci di fondo rappresenta uno degli sport più importanti a livello nazionale, il tema dei disturbi alimentari e della carenza energetica tra gli atleti è diventato oggetto di grande attenzione. Per affrontarlo in modo concreto, Olympiatoppen e il Comitato Olimpico e Paralimpico norvegese hanno avviato “Hele Laget”, un progetto dedicato alla prevenzione della RED-S (Relative Energy Deficiency in Sport) e dei disturbi dei comportamenti alimentari tra i giovani atleti.

Le RED-S possono manifestarsi sia in seguito a restrizioni alimentari volontarie, sia involontariamente, quando ritmi di allenamento intensi e una gestione inadeguata dell’alimentazione impediscono di soddisfare il fabbisogno energetico. Tra i possibili campanelli d’allarme figurano le reazioni da stress a carico delle ossa, una maggiore facilità ad ammalarsi, i disturbi del sonno e le alterazioni ormonali. Nelle donne può verificarsi l’interruzione del ciclo mestruale, mentre negli uomini uno dei segnali precoci può essere la perdita delle erezioni mattutine.

L’iniziativa punta soprattutto a coinvolgere le persone che accompagnano gli sportivi nel loro percorso: allenatori, genitori e personale medico. L’obiettivo è creare un ambiente capace di riconoscere tempestivamente i segnali di una possibile carenza energetica e intervenire prima che questa comprometta la salute e le prestazioni.

Come spiega Stine Østvold Aamodt, coordinatrice del progetto per Olympiatoppen, in un’intervista alla FIS, inizialmente l’attenzione era concentrata sulla prevenzione dei disturbi alimentari e sull’insoddisfazione per il proprio corpo. Successivamente si è scelto di cambiare prospettiva, puntando sugli strumenti pratici per aiutare gli atleti a mantenere un adeguato equilibrio tra energia introdotta e consumata. Un approccio che, secondo Aamodt, ha facilitato il coinvolgimento delle diverse componenti del mondo sportivo.

“In realtà tutto è iniziato con una conversazione con il medico della Federazione norvegese di sci, e abbiamo scoperto che probabilmente è meglio iniziare dallo sci di fondo. Nel 2015/16 la Federazione ha introdotto l’obbligo del certificato medico, e da allora questo è diventato uno strumento fondamentale per identificare problemi nutrizionali, medici o psicologici che potrebbero influire sulla salute e sulle prestazioni degli atleti.”

Il progetto è partito da quattro discipline: atletica, sci di fondo, pallamano e arrampicata. Con ciascuna federazione vengono individuati i principali fattori di rischio specifici, per poi elaborare insieme strategie di prevenzione. Nel caso dello sci di fondo, il lavoro è stato avviato anche grazie al confronto con il medico della federazione norvegese e con allenatori e rappresentanti dello staff tecnico, tra cui Marit Bjørgen ed Eirik Myhr Nossum. Il progetto coinvolge anche i genitori, spesso disorientati dalla grande quantità di informazioni disponibili e bisognosi di indicazioni basate su fonti scientifiche affidabili.

“Spesso le federazioni sportive ci chiedono di lavorare direttamente con gli atleti, dicendo ad esempio: “Abbiamo bisogno di un nutrizionista per questo ritiro”. Noi però spieghiamo che non porteremo un nutrizionista a un ritiro senza prima aver collaborato con gli allenatori, e che in seguito il nutrizionista lavorerà insieme agli allenatori e agli atleti. […] Un’altra lezione importante è che i genitori hanno bisogno di maggiori informazioni, perché tendono a sentirsi un po’ esclusi. È un aspetto su cui ci hanno chiesto aiuto, e spesso domandano: “Di chi possiamo fidarci? Ci sono così tante informazioni in giro”. Quindi, cerchiamo di indirizzarli verso la scienza e le voci autorevoli a cui dovrebbero dare ascolto. In un certo senso, ci mettiamo la nostra impronta, dicendo: “Crediamo che questo possa esservi utile”. Anche questo fa parte del progetto.”

Un ruolo centrale è affidato alla formazione degli allenatori, che devono essere in grado di organizzare programmi equilibrati, garantire pause adeguate, curare la pianificazione dei pasti e creare un contesto nel quale gli atleti possano segnalare senza timore eventuali problemi fisici o difficoltà.

“È necessario fornire supporto nell’organizzazione di un programma con pause sufficienti, supporto nella pianificazione dei pasti e supporto nella creazione di un ambiente sicuro in cui un atleta possa parlare apertamente se qualcosa non va o se avverte dolore. Ci sono tantissimi aspetti da considerare. Non si tratta solo di informare gli atleti.”

Al progetto collabora anche la dietista clinica Heidi Holmlund, già impegnata con la nazionale femminile norvegese di sci di fondo tra il 2009 e il 2018, che mette a disposizione la propria esperienza per intervenire non soltanto sugli atleti, ma anche sulla cultura e sull’organizzazione dell’ambiente sportivo.

“Hele Laget” punta inoltre a individuare modelli di riferimento positivi e a integrare queste tematiche nella formazione degli allenatori. Il messaggio di fondo è che la prevenzione non può essere lasciata ai singoli atleti: per tutelarne la salute è necessario che tutto il sistema, dalle federazioni alle famiglie, lavori nella stessa direzione.

“Cerchiamo anche di utilizzare modelli di riferimento e ci assicuriamo di comunicare chiaramente con le federazioni sportive riguardo a questi modelli, in modo che diano il buon esempio. Molto spesso, gli atleti ascoltano con maggiore attenzione i loro allenatori. Pertanto, è di grande aiuto se l’allenatore è formato sui valori, il linguaggio e i comportamenti appropriati. E se ciò vale anche per i familiari degli atleti, sarà di ulteriore grande aiuto. Il programma REDs non è qualcosa che gli atleti possono gestire da soli, soprattutto se hanno un’agenda fitta di impegni e molte aspettative da parte di se stessi, dei genitori e degli allenatori. Hanno bisogno di un ambiente di supporto.”

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