Dopo undici stagioni in Coppa del Mondo, Anna Magnusson ha vissuto lo scorso inverno la definitiva consacrazione a livello individuale. La svedese ha aperto l’inverno 2025/26 con una serie di quattro podi consecutivi, arrivando anche a vestire il pettorale giallo; risultati che hanno sorpreso in parte la stessa atleta e che hanno avuto un peso importante nella decisione di proseguire la carriera per un’altra stagione.
«Da tempo sognavo di riuscire a fare un salto di qualità, ma probabilmente sono rimasta sorpresa anch’io da quanto siano andate bene le cose», ha raccontato a Langd.se durante il raduno di preparazione a Idre Fjäll. «Se non fossi migliorata, forse avrei pensato di aver raggiunto il mio massimo e non avrei continuato. Questa esperienza dimostra che, dopo tanti anni di duro lavoro, i risultati possono arrivare. Spero di poter essere un esempio in questo senso».
Un ruolo importante lo ha avuto anche la continuità nella preparazione. Magnusson è riuscita infatti a trascorrere tutta l’estate e l’autunno senza problemi fisici o malattie, completando il programma di allenamento esattamente come previsto. Una condizione che le ha permesso di presentarsi al via della stagione al meglio.
L’unico rammarico è rappresentato dai Giochi di Milano-Cortina; nella mass start, la svedese è arrivata a un passo dalla sua prima medaglia individuale ma, dopo aver centrato quattro zeri al poligono e uscita dall’ultima serie in seconda posizione, ha poi concluso al quarto posto. A condizionare la sua gara, come accaduto ad altri atleti svedesi durante l’Olimpiade, una prestazione degli sci non all’altezza delle aspettative.
«È stato mentalmente molto difficile essere così vicina a una medaglia e passare dal secondo al quarto posto. Ma ho fatto tutto quello che potevo e, col senno di poi, riesco a guardare la gara in modo più positivo. Ho centrato quattro zeri per la prima volta in stagione, è stata la mia miglior prestazione e ho saputo gestire la pressione. Non avrei potuto fare di più».
A riscattare parzialmente la delusione è arrivato l’argento nella staffetta, che ha arricchito ulteriormente il suo palmarès che ora conta sette medaglie nelle competizioni a squadre dei grandi eventi, oltre a una vittoria individuale in Coppa del Mondo; restano invece ancora da raggiungere un titolo iridato in staffetta e una medaglia individuale in un grande evento.
La 31enne, da questo punto di vista, è convinta di avere ancora margini di crescita, dopo aver visto i progressi fatti lo scorso anno sia sugli sci che al tiro: «Credo di poter ottenere ancora qualcosa in più», ha affermato.
La preparazione estiva, diversa rispetto alla stagione olimpica, è del resto andata bene; in vista dei prossimi Mondiali di Otepää, che si disputeranno a bassa quota, il lavoro è stato svolto principalmente in casa. Il principale cambiamento, però, riguarda soprattutto la consapevolezza dei propri mezzi. «In altre stagioni pensavo che una gara perfetta potesse valere un piazzamento tra le prime dieci. Adesso so che una prestazione perfetta può portarmi sul podio, o magari persino alla vittoria. La mia priorità è fare un altro passo avanti. Voglio gareggiare molto e ottenere buoni risultati. Se non dovesse arrivare una medaglia individuale ai Mondiali, ma sentissi di essere migliorata ancora, potrei comunque essere soddisfatta».
E questo le fa affrontare meglio anche l’assenza di nomi di rilievo nella squadra femminile, come Hanna Öberg e Linn Gestblom, entrambe assenti per maternità: Magnusson guarda tuttavia con fiducia alle atlete più giovani. L’assenza delle due campionesse olimpiche si farà sentire, certo, potrà anche offrire maggiori opportunità nelle staffette e permettere a nuove componenti del gruppo di acquisire esperienza.


