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Lo spunto di Zorro – Le considerazioni di Cristian Zorzi dopo le prime gare dei Mondiali di Trondheim

Approfittiamo del giorno di riposo dei Campionati Mondiali di Trondheim per rinnovare l’appuntamento settimanale con la rubrica Lo spunto di Zorro, dedicata allo sci fondo e in compagnia di Cristian Zorzi, impegnato in prima persona in Norvegia in quanto tecnico dei materiali di Andorra. Ripercorriamo lo skiathlon e la sprint a skating, dove Federico Pellegrino ha conquistato un argento pesantissimo, per poi spostarci su qualche previsione in vista delle competizioni dell’ultima settimana di Mondiale. 

CONDIZIONI AL LIMITE: “Le condizioni non sono certamente quelle che ti aspetti in Scandinavia. La pista è stata salata dato che ha piovuto tutto il giorno e ci sarà pioggia anche nei prossimi giorni. Per rimanere in tema, l’organizzazione fa un po’ acqua dappertutto sia a livello logistico che tecnico, quindi vediamo cose che non ci saremmo aspettati nel contesto norvegese. Il punto a favore che mi sento di sottolineare riguarda il pubblico, perché erano anni che non vedevo così tanta gente in una gara di sci di fondo, sembra di essere tornati ai vecchi tempi. La pista è quello che è, quindi confermo che in questi Mondiali le vere differenze sono dovute dai materiali. Si è visto meno nelle prime gare, quando il tempo è stato più clemente, ma appena sono arrivate condizioni “da fiordi” si sono viste tante differenze in pista e anche i big ne hanno fatto le spese in alcune occasioni“.

LA SPRINT A SKATING: “In realtà, fin dalla sprint si è visto più di un passaggio a vuoto da parte di grandi atleti. In tv non si nota, ma sul posto ho notato delle differenze davvero evidenti: qualcuno rallentato a causa dei materiali, qualcuno a causa di un avvicinamento non ottimale all’appuntamento mondiale. Anger ha patito abbastanza, ma a mio parere potrebbe anche non aver gestito bene la tensione, dato che sulla squadra svedese ci sarà sicuramente più pressione, anche da parte dei media, su un giovane che potenzialmente può vincere una medaglia in ogni gara; quindi anche questi aspetti vanno tenuti in considerazione. Per quanto riguarda l’argento di Federico Pellegrino, al quale bisogna fare soltanto i complimenti, in quella gara si sono viste grandi differenze rispetto a quanto accaduto durante la Coppa del Mondo. Credo sia dovuto a un mix di fattori tra stato di forma, materiali, approccio e tenuta nervosa alla gara. Si sono sommate queste cose ed ecco spiegata la differenza. Devo dire che lo stesso Klæbo non mi è sembrato brillantissimo, non riusciva a far scorrere i materiali come fa di solito e sullo scollinamento dell’ultima salita mi è sembrato stanco, tanto che ho pensato che Pellegrino potesse vincerla. Direi che i norvegesi non avessero proprio indovinato gli sci, mi sembrava che facessero fatica a differenza di altri e del nostro Pellegrino, che vedevo molto lucido e veloce”.

LE PROVE SKIATHLON: “Le problematiche riguardanti la preparazione dei materiali si sono viste anche negli skiathlon, soprattutto al femminile dove sono saltate fin da subito parecchie big. Credo anche che una Diggins sia arrivata un po’ fuori forma, ma comunque ci sono stati evidenti differenze di materiali. Al maschile, l’impressione è che gli altri non ci provino davvero a mettere in crisi Klæbo, come potrebbero fare Niskanen o Bolshunov. La pista sembra dura ma non lo è a tutti gli effetti, mentre la parte a skating si può definire semplice. In quel frangente si è visto l’ottimo lavoro degli skimen italiani; Pellegrino sta sicuramente sfruttando al massimo la condizione anche grazie a loro. Peccato per aver solo sfiorato la medaglia nello skiathlon, ma tanto di cappello per i risultati che sta ottenendo. Se Sundling non fosse caduta poteva anche diventare la favorita per un’ipotetica vittoria a quel punto, ma va anche detto che quando succedono certe cose c’è qualcosa che non va del tutto anche a livello di forma. Penso anche allo sci perso da Slind in zona cambio, una mancanza di lucidità. Sono sicuramente fattori che incidono, soprattutto perché si tratta di una mass start. Quando la lucidità viene meno e commetti un errore, cerchi subito di capire cosa stanno facendo gli altri, dove si trovano e ti fai condizionare ancora di più quando li vedi andare via. L’errore in questo tipo di gara fa parte del gioco, quindi è necessario essere sempre lucidi e avere la mente fredda”.

VERSO LE STAFFETTE MASCHILI: “La Norvegia la farà sicuramente da padrone, ma metterei lì davanti anche la Svezia che ha diversi nomi di grande qualità. Ci sono poi tante altre nazioni che possono giocarsela, su tutte la Francia. L’Italia può contare su un quartetto che ha la punta in Pellegrino, ma su altri tre che possono essere egualmente competitivi, a maggior ragione in una distanza accorciata come sono i 7,5 km. Pellegrino può essere messo dove si vuole. Prenderei bene la 10 km in classico come riferimento per le ultime scelte da fare, valutando lo stato di forma di ognuno. Ipotizzo Daprà a skating insieme a Graz che, sebbene non faccia mai l’exploit, garantisce una buona costanza di rendimento e quindi può essere affidabile in chiusura. Vedremo invece chi potrà affiancare Pellegrino nella team sprint dopo l’assenza di Barp: un’opzione potrebbe essere Graz, oppure riproporre un Pellegrino-De Fabiani; per ora ho un bel punto interrogativo”. 

LA 50 KM FEMMINILE: “Se le condizioni meteo resteranno queste, con condizioni dure e una neve bagnata e rovinata, mi aspetto distacchi ancora più ampi e che le atlete in lotta per le medaglie siano le solite già viste nello skiathlon. Ribadisco che una 50 km femminile è una bella assurdità, la FIS deve rivedere i suoi piani se spera di vedere una maggiore affluenza nelle gare distance. Direi che la 30 km sarebbe stata la scelta ottimale. Arriveranno le prime tre atlete, la premiazione comincerà e nel frattempo ci saranno ancora moltissime fondiste in pista. Temo che non sarà un bello spettacolo”.  

L’ANNUNCIO DI ANNA COMARELLA: “Devo dire che sono rimasto un po’ sorpreso e mi sono chiesto perché abbia in programma di mollare così presto. Probabilmente è una delle poche oneste con se stesse ed è consapevole di quali siano i suoi limiti attuali. Potrebbe aver pensato che più di così forse non riuscirà a fare, magari anche per colpa dei suoi problemi fisici, oppure ha semplicemente dei piani diversi per il proprio futuro. Tanto di cappello per aver preso una decisione così coraggiosa in giovane età, perché non è affatto semplice per un atleta scegliere il momento in cui mollare. Tra l’altro, devo dire che nello skiathlon ha dimostrato di essere abbastanza in forma e ha fatto una più che discreta frazione in tecnica classica”

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