“Una volta scesi io in piazza a Borgo San Dalmazzo per Marta (Bassino, ndr), questa volta hanno organizzato la festa per me ed è stato emozionante”.
Lo scorso fine settimana Martino Carollo ha raccolto l’abbraccio della sua Borgo San Dalmazzo, piccolo comune alle porte di Cuneo. Un evento organizzato per festeggiare lo storico bronzo che il giovane piemontese delle Fiamme Oro ha vinto nella staffetta maschile di sci di fondo assieme a Davide Graz, Elia Barp e Federico Pellegrino.
«Ci tenevo tanto a salutare tutte le persone che mi hanno seguito qui da casa o che hanno raggiunto la Val di Fiemme per sostenermi dalla pista – ha detto Carollo a Fondo Italia – è stato un momento per ringraziare tutti. Sicuramente sia per me che per Borgo è stata una serata piacevole. Personalmente ho sentito il sostegno di tutti, già dal giorno in cui è diventata ufficiale la mia convocazione».
Un’emozione speciale, anche perché hai riportato nella provincia di Cuneo una medaglia olimpica.
«Si la medaglia ha creato tanto entusiasmo, prima di tutto per l’Italia perché mancava da vent’anni una medaglia in staffetta. Poi si, per Cuneo, anche perché qui abbiamo avuto Stefania Belmondo ed Elisa Rigaudo. Stefania si è sentita con mia mamma, si conoscono ed era felice per me. Elisa è venuta addirittura a farmi il tifo a bordopista. Lei lavora nello Sci Club Entracque Alpi Marittime, dove sono cresciuto, il fratello Ilvano è il presidente. Mi ha fatto piacere, non capita tutti i giorni di avere una medagliata olimpica a farti il tifo. È stata una bella sensazione. Anche perché ricordo quando Elisa vinse la medaglia a Pechino nella marcia, avevo appena 5 anni e a lungo mi sembrava qualcosa di inarrivabile, un sogno. Invece ora ce l’ho anch’io».
Torniamo alla domenica del bronzo olimpico. Come hai vissuto quella giornata?
«Già la mattina c’era tanta emozione ed eccitazione. Io e i miei compagni sentivamo tanta responsabilità, perché la staffetta si costruisce in quattro sommando le prestazioni di tutti. Io avevo il compito di consegnare a Chicco (Pellegrino) il testimone in una buona posizione. Non c’era troppo margine d’errore, lui doveva essere più vicino possibile al podio per lottare fino alla fine. È stato uno dei giorni al momento più particolari della mia vita, per le emozioni provate prima e durante la gara. Il pubblico ci ha dato un sacco di carica, Si sentiva che quel giorno tutti erano carichi sognando un risultato importante, che ci si aspettava».
Una bella responsabilità.
«Rappresentare l’Italia nell’Olimpiade di casa e vincere una medaglia è stupendo, ma in partenza hai un peso di responsabilità non indifferente. Essando il più giovane del gruppo non avevo mai sperimentato qualcosa del genere e ho dovuto farne i conti. Sembrano delle cose banali, ma anche da queste situazioni c’è molto da imparare. La mia frazione è stata molto impegnativa, ero con l’argento e il bronzo della gara individuale a skating, un livello altissimo. Ho fatto più fatica nel secondo giro, quando ho solo cercato di tenere duro e perdere meno tempo possibile. Sapevo che la medaglia era ancora in gioco e Chicco avrebbe potuto lottare benissimo con il finlandese. Sono arrivato stremato, ho recuperato le forze e mi sono unito a Elia (Barp) e Davide (Graz) aspettando solo la fine della gara. Quando Chicco è sbucato da solo, eravamo uno più emozionato dell’altro. Anche il pubblico era super carico per noi e per l’Italia. Un momento che ricorderò per sempre».
Quando Pellegrino era lì con Anttola eravate certi che ce l’avrebbe fatta?
«Conoscendolo ne eravamo convinti, tutti sappiamo quali sono le sue qualità. Senza sminuire l’avversario, eravamo consapevoli che Chicco avrebbe potuto batterlo, ma come si era visto il giorno prima con Ebba (Andersson), nello sci di fondo e nelle staffette tutto è possibile. Diciamo che fin quando non l’ho visto a cinque metri dal traguardo, ancora non ho iniziato a festeggiare. Pian piano stava per esplodere tutto dentro, ma lo abbiamo fatto solo quando abbiamo davvero visto la medaglia materializzarsi».
Sul podio con la medaglia al collo, ti sei reso conto dell’importanza di quel momento che stavi vivendo?
«Credo di averlo realizzato solo un giorno o due dopo. In quel momento è accaduto tutto molto velocemente, provavo bellissime sensazioni ma non mi rendevo appieno conto di quanto stesse accadendo. È stato bellissimo quando due giorni dopo rivedendo il podio, ho capito di essere stato lì assieme a grandi campioni. Comunque quella sera tutti e quattro abbiamo avuto la stessa esperienza, che ci siamo raccontati il giorno dopo. Siamo andati a dormire la domenica e quando ci siamo svegliati nella notte, abbiamo tutti controllato che davvero avessimo vicino a noi la medaglia, che fosse accaduto davvero. Personalmente l’ho toccata e mi sono rassicurato: era reale».
Quanto è stata importante la figura di Pellegrino per voi?
«È stato importantissimo. Già solo averlo al tuo fianco, poter copiare qualcosa, averlo come riferimento, cogliere anche quei minimi dettagli che per un giovane sono qualcosa di prezioso da imparare. Sono cose che solitamente fai sbagliando, ma se puoi farlo grazie a un campione vicino è una fortuna, qualcuno che con la sua esperienza ti insegna. Lui è stato il primo a trainarci, colui che credeva di più nella medaglia».
Ricordo quando in occasione del GP Sportful del 2022, Pellegrino andò da Marco Selle, responsabile Fiamme Oro, dicendogli di essere rimasto impressionato da te appena aggregato.
«La cosa che mi impressiona ripensando a quel momento, è che allora lui aveva già in mente tutto questo, pensava già alla medaglia nella staffetta olimpica. Io invece allora ero stato appena aggregato, ancora non ero arruolato. Ancora non pensavo a queste Olimpiadi, le vedevo lontane. Invece da allora le cose sono andate in fretta, ho fatto grandi passi avanti e nell’ultimo anno le mie prospettive sono cambiate. Ho capito che potevamo vincere la medaglia in staffetta quando nella mass start di Ruka abbiamo chiuso in tre nella top ten. Voleva dire che tutta la squadra era cresciuta assieme. Allora quell’obiettivo che Chicco si era posto già quattro anni fa, era diventato anche mio»
Da aggregato lasciasti il tuo Piemonte per allenarti con le Fiamme Oro in Val di Fiemme.
«Si, anche perché per me la Val di Fiemme è stata quasi una seconda casa, da quando ho deciso di dedicarmi al cento per cento allo sci di fondo, provando a migliorarmi atleticamente e fare anche esperienza con un nuovo gruppo. Allora avevo avuto l’opportunità di uscire dallo Sci Club Entracque Alpi Marittime, dove mi avevano cresciuto, per allenarmi con le Fiamme Oro, con gente del calibro di Didi Nöckler. Anche negli anni successivi ho sempre utilizzato la Val di Fiemme come una valida alternativa a casa».
Che questa medaglia sia arrivata proprio sulla pista di Lago di Tesero è quasi la chiusura di un cerchio.
«Si, uno stadio che conosco benissimo e mi ha dato una sensazione speciale vederlo allestito per l’evento olimpico. Però questo mi ha dato tanta tranquillità, sono riuscito a vivere tutto con meno tensione. Per me è stato significativo vincere questa medaglia in Val di Fiemme. Allora mi è anche venuto in mente quando gareggiat proprio a Lago di Tesero nell’ex Topolino, oggi Skiri Trophy, la mia prima gara internazionale. Mi è venuto in mente quello che per me era uno stadio enorme. Ecco, rivederlo così in versione olimpica mi ha portato indietro nel tempo».
Pellegrino lascia a fine stagione. Secondo te, dopo questa medaglia avete la giusta consapevolezza per prenderne il posto?
«Io penso che siamo pronti. Ovviamente un campione come Chicco non è facile da sostituire e la sua mancanza si farà sentire. Il nostro obiettivo non è sostituirlo, ma lottare per cercare di imitare il più possibile quanto fatto da lui, lottare per i podi e magari qualcosa in più. Come squadra siamo cresciuti e sono certo che nelle staffette saremo a un buon livello. Ma anche individualmente potremo fare bene. Diversi di noi hanno già fatto alcune top ten. Se guardo il nostro percorso, ci siamo avvicinando molto e sono convinto che se continuiamo così possiamo salire quell’ultimo gradino. Un risultato come questo dà quel qualcosa in più, ma già nei mesi precedenti avevamo acquisito quella consapevolezza, che Chicco cercava di trasmettere. Ora ci possiamo prendere noi questa responsabilità di ottenere risultati al posto suo».
A chi dedichi questo grande risultato?
«A tutti coloro che fin qui hanno contribuito lungo questo percorso. Per prima la mia famiglia, dove tutto è iniziato. Sono loro che mi danno sostegno tutti i giorni e fanno tanto per me. Poi lo Sci Club Entracque Alpi Merittime che mi ha cresciuto, indirizzandomi a questo sport e trasmettendomi tanta passione per diventare atleta. Ancora oggi mi danno sostegno quando sono a casa. Ringrazio anche il Comitato AOC. Poi ovviamente le Fiamme Oro che mi hanno portato a fare il salto definitivo. Aggiungo quindi i membri della squadra nazionale, tecnici, allenatori e compagni, in particolare i tre della staffetta che mi hanno aiutato a realizzare questo sogno».

