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Dorothea Wierer resta nel mondo del biathlon? Avanti con il progetto del suo calciolo DW-One: “È qualcosa in cui credo”

Quelle di Kontiolahti e Otepää sono state le prime tappe di Coppa del Mondo dopo l’addio alle competizioni da parte di Dorothea Wierer. La campionessa di Anterselva si sta godendo un po’ di tempo per sé in attesa di tuffarsi nelle nuove attività future, alcune delle quali già avviate.

Ma resterà nel mondo del biathlon? Al di là che il suo legame con l’ambiente è sempre forte, tanto che è stata annunciata la sua presenza alla tappa di Oslo, certamente Wierer rimarrà nell’ambiente avendo avviato già nel 2024 una sua attività legata al biathlon. Nelle ultime due stagioni della sua splendida carriera, la quattro volte campionessa del mondo ha infatti gareggiato con un calciolo da lei stessa progettato e messo in commercio, chiamato DW-One. Con esso Wierer ha vinto la sua ultima gara di Coppa del Mondo, l’individuale di Oestersund, ma anche la medaglia olimpica ad Anterselva ottenendo un totale di sette podi, tra gare individuali e di squadra, in quella che è stata un’ultima stagione ad altissimo livello, con lo splendido saluto finale ricevuto nella mass start olimpica ad Anterselva con tantissimi tifosi a riempire la tribuna solo per darle il meritato tributo.

In questa intervista l’azzurra ha parlato del suo progetto, partendo dalle sensazioni particolari avute nel chiudere la sua carriera ai Giochi gareggiando con un calciolo da lei progettato. «Le Olimpiadi in casa sono già qualcosa di enorme – ha detto – quasi difficile da immaginare quando inizi a fare biathlon da bambina. Farlo con un calciolo che nasce anche dalle mie idee e dalle mie esigenze è stato ancora più speciale. È come chiudere un cerchio: da atleta ho sempre cercato il dettaglio perfetto, e poter gareggiare con qualcosa che ho contribuito a sviluppare mi ha dato una sensazione di completezza. È stato emozionante, ma anche molto gratificante»

Credits: Nordic Focus

Puoi ricordarci come è nato il progetto?

«In modo molto naturale. Negli anni ho sempre cercato di adattare il materiale alle mie sensazioni, soprattutto in piedi, dove ogni millimetro fa la differenza. Confrontandoci con il team abbiamo iniziato a ragionare su cosa potesse davvero migliorare ergonomia e stabilità. Non volevamo creare semplicemente un nuovo prodotto, ma qualcosa che rispondesse a esigenze reali. È stato un percorso fatto di prove, piccoli aggiustamenti e tanta attenzione ai dettagli».

Immagino che, visti i risultati ottenuti in stagione, tu sia doppiamente felice.

«Sì, diciamo che è una bella combinazione. Da atleta sono felice quando vedo che il lavoro paga. Da chi ha investito energie in un progetto mi rende orgogliosa sapere che il prodotto funziona davvero ad alto livello. Però la priorità resta sempre la performance sportiva: se qualcosa funziona in gara, sotto pressione, allora ha un valore reale».

Questo calciolo permette di fare delle micro-modifiche molto specifiche. Quanto ti hanno aiutata a salire così di colpi quest’anno?

«Nel biathlon non esistono rivoluzioni improvvise, ma piccoli dettagli che si sommano. Le micro-modifiche mi hanno aiutata soprattutto nella stabilità e nella velocità di entrata in posizione. Quando ti senti più “a casa” con l’arma, tutto diventa più naturale. Non è qualcosa che si vede a occhio nudo, ma si sente. E a questi livelli la differenza spesso è proprio lì».

Credits. Nordic Focus

Hai dimostrato che funziona sui campioni. Quali invece i vantaggi per i giovani?

«Proprio perché nasce da esigenze di alto livello, può aiutare molto anche i giovani. La possibilità di regolazione permette di adattarlo alla crescita fisica e alle diverse strutture corporee. Per un ragazzo o una ragazza è importante avere uno strumento che si possa evolvere con loro e che aiuti a costruire una posizione corretta fin dall’inizio. Questo dà sicurezza e continuità nel tempo. Mi fa infatti piacere che il prodotto sia stato apprezzato proprio da tanti sci club e comitati, che lo hanno acquistato, e anche all’estero. Ci hanno tutti dato degli ottimi feedback che mi hanno fatto molto piacere».

Tra le tue attività future ci sarà anche l’implementazione e la promozione di questo progetto? Credi che altre big di Coppa del Mondo potrebbero affidarsi a DW One?

«Sicuramente continuerò a seguirlo, perché è qualcosa in cui credo davvero. Non lo vedo solo come un prodotto, ma come un progetto tecnico. Se altre atlete o atleti di alto livello vorranno provarlo, per noi sarà un onore. Nel biathlon il materiale fa parte della performance, ma alla fine sono sempre le sensazioni personali a decidere. Noi mettiamo a disposizione uno strumento, poi sarà il campo a parlare.
Però ci credo tanto, anche perché la collaborazione con i miei soci in questa impresa è proprio la forza del progetto. Io porto l’esperienza dell’atleta, le sensazioni che vivo in gara e in allenamento. Daniele, come tecnico di tiro, ha uno sguardo molto concreto e quotidiano sul poligono: lavora con atleti diversi e osserva situazioni differenti ogni giorno. Questo confronto continuo ci permette di non basarci solo sulle mie esigenze personali, ma di sviluppare qualcosa che abbia senso a livello tecnico più ampio. È un equilibrio tra esperienza diretta e competenza tecnica, ed è quello che rende il progetto solido».

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