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Sci di fondo

Sci di fondo – Nepryaeva, tra l’adattamento in Coppa del Mondo e lo sguardo verso il futuro

Photo Credits: Fondo Italia

La stagione è appena andata in archivio, ma per Daria Nepryaeva è già tempo di guardare avanti. La fondista russa ha tracciato le linee guida del suo prossimo futuro, tra una breve pausa rigenerante e l’inizio di un nuovo ciclo olimpico che la porterà dritta verso un obiettivo ben preciso: i Giochi del 2030.

Dopo mesi intensi, la 23enne si concederà uno stop limitato, necessario soprattutto per recuperare energie mentali oltre che fisiche. La ripresa degli allenamenti è già fissata: “Torneremo a lavorare a metà maggio”, ha spiegato all’agenzia di stampa russa TASS, sottolineando però quanto sia raro, per un atleta di alto livello, poter davvero staccare. Il desiderio, in questa parentesi, è semplice ma significativo: “Noi sciatori non possiamo permetterci più vacanze. È così che viviamo. Ma durante questa breve pausa, voglio comunque vivere una vita normale. Ricordare com’è stare a casa, dormire nel mio letto. Anche questo, visto il nostro stile di vita, sta diventando insolito. E, naturalmente, andrò sicuramente al mare”. Piccoli dettagli che, nella routine di uno sciatore, diventano quasi eccezionali.

Ma lo sguardo è già proiettato più lontano. Le Olimpiadi invernali del 2030 rappresentano per lei molto più di un appuntamento: “Saranno le più importanti della mia carriera”, ha dichiarato. Quando avrà 27 anni, Nepryaeva intravede in quell’evento il punto più alto del suo percorso sportivo, l’occasione per esprimere tutto il proprio potenziale, a patto che la preparazione segua il percorso previsto.

Le basi di questa ambizione affondano in una stagione che la stessa atleta definisce “unica”. Il 2025-2026 ha segnato infatti il suo debutto internazionale tra i grandi, culminato con la partecipazione alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026, dove ha gareggiato come atleta neutrale ottenendo un 17° posto nello skiathlon. Un’esperienza formativa, ma anche complessa, soprattutto nella fase iniziale.

“Posso dividere la stagione in due parti: quando siamo arrivati e verso la fine. Quando siamo arrivati, ci è voluto un po’ per adattarci. “ ha raccontato “Tutto era diverso: la neve, i movimenti, le avversarie. Il processo di adattamento è stato molto lento, molto graduale”. Un impatto graduale, che ha richiesto pazienza e capacità di apprendimento. La svolta è arrivata nella seconda parte della stagione, quando i risultati hanno iniziato a crescere e, con essi, anche la consapevolezza.

“Quando Savelii (Korostelev, ndr) è salito sul podio alla fine della Coppa del Mondo, io ero quinta, poi quarta, ed è stata tutta un’altra storia, un mondo a parte. Era come se fossimo maturati. Avevamo capito di cosa si trattava e cosa dovevamo fare”.

Interessante anche il punto di vista sulle dinamiche del circuito internazionale. All’inizio, la presenza degli atleti russi ha generato curiosità e incertezza tra le rivali: “Era come se fossimo un’incognita”, ha detto. Senza riferimenti recenti, le avversarie non sapevano cosa aspettarsi. “Non era affatto chiaro chi fossimo o come avremmo gareggiato. Penso che si aspettassero qualcosa da noi. Forse erano persino un po’ diffidenti nei nostri confronti in alcune gare”
E i risultati iniziali, non ancora brillanti, hanno contribuito a ridimensionare le aspettative, ma solo temporaneamente; con il passare delle settimane e il miglioramento delle prestazioni, la percezione è cambiata. “Nelle fasi finali, quando ci siamo adattati e abbiamo iniziato darci da fare nelle gare distance, le cose sono cambiate hanno iniziato a considerarci davvero”, ha concluso.

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