Al FISI Media Day di Milano, era presente questa mattina anche Federico Pellegrino, che ha ricevuto il Premio alla carriera assieme a Dorothea Wierer; intervistato da Fondo Italia, Chicco ha tracciato un bilancio della sua carriera e aperto uno sguardo sul futuro, tra emozioni ancora vive, scelte importanti e il desiderio di ritrovare un nuovo equilibrio lontano dalle gare.
Nel corso dell’evento, il valdostano ha scherzato su un possibile ripensamento, ma si affretta a chiarire la natura scherzosa della sua dichiarazione: “Era una battuta e lo era soprattutto pensando a quanti pensieri e alla confusione che un pochino c’è in questo periodo nella mia testa, visti i tanti impegni e anche le tante opportunità e le scelte importanti che dovrò fare nelle prossime settimane per impostare al meglio il mio futuro, che di base voglio che sia con molto più tempo a casa rispetto agli ultimi anni, mia moglie e i miei figli se lo meritano, e poi anche un bel po’ sui libri per portare avanti gli studi in Economia e Management, cosa che sono sicuro mi può dare delle competenze che assieme all’esperienza di 20 anni di atleta di alto livello potranno essere utili sicuramente in qualsiasi campo vorrò poi metterle in pratica tra qualche anno.”
Le ultime settimane, cessate le fatiche delle piste, sono state altrettanto intense lontano dalle nevi, tra impegni istituzionali e momenti simbolici, come la riconsegna della bandiera al Presidente della Repubblica e l’incontro con Papa Leone XIV: “Sono state delle belle e forti emozioni, non era scontato per me arrivare fino a quasi 36 anni ancora così performante, non era scontato partecipare alle Olimpiadi in casa, forse il momento massimo di carriera in termini anche di appeal, e non era sicuramente scontato vincere una o più medaglie. Ce l’ho fatta, ce l’abbiamo fatta, è stato un lavoro intenso, molto impegnativo, ci credevamo fin da subito, io e l’allenatore, ma pian piano anche i compagni di squadra, siamo riusciti a scrivere qualcosa di storico, negli annali, e alla fine arriverà poi il momento anche per godermi quel tipo di sensazioni, che poi sto vivendo ancora adesso, finite le gare, dove c’è da celebrare una super stagione, non soltanto con le Olimpiadi, ma anche poi con la Coppa del Mondo, fino alla fine, fino all’ultima gara, è tutto stato molto impegnativo, anche il finale di carriera sulle mie nevi, con la mia gente, i miei amici, è tutto stato molto bello, ma anche tanto, e quindi arriverà il momento per me quel giorno.”
A rendere ancora più speciale l’addio alle competizioni, la vittoria nell’ultima sprint di Coppa del Mondo:
“Vincere l’ultima sprint di Coppa del Mondo è stata la ciliegiona, non me l’aspettavo fino a quel giorno, poi quel giorno invece ero convinto, come sempre, ed è una delle sensazioni più belle che si possono provare, quando cioè sei convinto che un risultato arrivi e poi arriva. Così è stato, anche con un pizzico di fortuna, con tanta bravura anche da parte dei tecnici, del fisioterapista, dei materiali, anche un pizzico di incoscienza nel provare a vincere in una maniera unica l’ultima gara.”
Nel racconto del poliziotto di Nus non può mancare il confronto con Johannes Høsflot Klæbo, riferimento assoluto dello sci di fondo moderno: “È stato tosto, come per tutti i fondisti di questa era, io posso solo essere soddisfatto del fatto che sono uno dei pochi che è riuscito a batterlo sul campo e, d’altra parte, so che se ancora ero lì a provarci fino all’ultima gara e anche quasi a riuscirci è perché ha alzato l’asticella del nostro sport, delle prestazioni nel nostro sport veramente in alto, io ci ho provato e mi sono avvicinato quando possibile con le mie forze ed è stato avvincente un percorso del genere fatto sì.”
Infine, uno sguardo al movimento italiano da qui in avanti e alla possibilità di restare vicino alla squadra: “Può essere, in diversi modi, adesso lascio passare un po’ di tempo, poi sarà il tempo di fare le scelte che porto io. Mi aspetto che si continui a mettere il naso nei primi dieci, anche nei primi cinque e magari anche a lottare per le medaglie, sono sicuro che non ci saranno soltanto i tre ragazzi che hanno vinto la medaglia insieme a me nella staffetta, ci sono tanti altri che hanno innalzato il loro livello, facendo sì che il livello medio dello sci di fondo italiano migliorasse sempre di più e poi sappiamo che diventa una sorta di calcolo di probabilità: quando sei sempre in grado di performare, prima o poi succede anche di fare quello scatto mentale che poi magari consente di fare tanti podi in serie, io glielo auguro con tutto il cuore.”

