Il movimento del salto con gli sci in Turchia vive una fase delicata, sospesa tra difficoltà strutturali e ambizioni di crescita. A raccontare questa realtà, tra criticità e prospettive, sono due figure chiave: il miglior saltatore turco, Fatih Arda Ipcioglu, e l’ex atleta oggi allenatore Muhammet Irfan Cintimar.
Secondo quanto raccontano al sito specializzato Skijumping.pl, il cuore del problema resta legato alle infrastrutture, in particolare al complesso di trampolini di Erzurum, simbolo tanto delle potenzialità quanto delle difficoltà del movimento turco. Costruiti in vista delle Universiadi invernali del 2011, i trampolini di Kiremitliktepe hanno vissuto una storia travagliata: dopo la frana del 2014 che distrusse parte delle strutture, il sito fu ricostruito e tornò a ospitare competizioni internazionali, fino al 2018. Da allora, però, nuovi problemi tecnici hanno portato a lunghe chiusure, limitando fortemente la preparazione degli atleti locali.
Per Ipcioglu, l’assenza di un impianto nazionale funzionante ha inciso direttamente sulle prestazioni. Lo scorso inverno, chiuso senza punti in Coppa del Mondo, è stato per lui un passo indietro significativo.
“Abbiamo iniziato la stagione olimpica con allenamenti anticipati, quindi all’inizio le cose sembravano promettenti. Ma il nostro team è composto da sole due persone: Nejc Frank e Samet Karta. Si stanno impegnando al massimo, stanno facendo più di quanto possano, ma abbiamo bisogno di più tecnici che si concentrino sull’attrezzatura e sui dettagli delle modifiche al regolamento. Abbiamo avuto qualche problema in questo senso. Il secondo problema è che non abbiamo potuto saltare sulle nostre piste. Non abbiamo avuto la possibilità di provare cose nuove e di adattarci a un’unica pista. Abbiamo fatto dei ritiri in Europa e in quel periodo ho provato tutto il possibile, ma non è la stessa cosa. Ad esempio, prima delle Olimpiadi, ho testato tre paia di sci diversi e alla fine ho saltato ancora con quelli che ho dal 2022”
Nonostante tutto, il leader del movimento turco non perde la motivazione. Il suo legame con i trampolini di Erzurum resta centrale, non solo per la carriera personale ma per l’intero sviluppo della disciplina nel Paese: “I trampolini sono pronti al 45%, considerando sia le strutture grandi che quelle normali. Le rampe sono già state modernizzate e sono in corso i lavori sulla zona di atterraggio. Il completamento è previsto per l’estate. Sono in corso anche i lavori sui trampolini più piccoli. Speriamo di poter utilizzare tutti i trampolini entro novembre al massimo, in modo da poter iniziare la nuova stagione con le strutture nazionali già disponibili.”
E ancora, con uno sguardo più personale ma che riflette un’intera generazione di atleti: “Tutto ruota intorno ai nostri trampolini. Se riusciamo a usarli senza problemi, avrò la forza di continuare a fare quello che faccio e credo che sia importante continuare a farlo per essere un esempio per i nuovi arrivati.”
Se il presente è complesso, il futuro passa inevitabilmente dal lavoro sui giovani. Ed è qui che entra in gioco Cintimar, oggi figura centrale nello sviluppo del vivaio turco. Negli ultimi anni è stato avviato un programma strutturato di selezione e formazione, con numeri in crescita e un approccio sempre più scientifico. Il suo racconto descrive un progetto ambizioso e metodico:
“Tra circa 200-400 bambini, abbiamo selezionato i 25 giovani saltatori più dotati fisicamente, di età compresa tra i 7 e i 10 anni. Prevediamo di aumentare questo numero a 60. I bambini attraversano diverse fasi. Monitoriamo la loro preparazione fisica e siamo esigenti. Utilizziamo test di stacco, forza ed equilibrio. Poi, per 2,5-3 mesi, ci concentriamo sulla flessibilità e sulle capacità motorie. Infine, passiamo al trampolino. Ci vogliono almeno tre mesi perché un bambino riesca a fare i suoi primi salti su una struttura K-20.”
Il quadro che emerge è quello di un movimento ancora fragile, ma non privo di fondamenta. Da un lato, le difficoltà legate alle infrastrutture e alle risorse; dall’altro, la determinazione degli atleti e un lavoro sempre più strutturato sui giovani.

