Anders Byström ha lasciato l’incarico di manager della nazionale svedese a fine marzo scorso dopo le forti critiche ricevute dai suoi stessi atleti al termine della stagione. Dopo quasi un mese l’ex dirigente rompe il silenzio e critica duramente il modo in cui è stato trattato dopo un’edizione olimpica che, pur con qualche grossa ombra al maschile, al femminile è stata una delle spedizioni di maggior successo per il fondo svedese.
In un’intervista al quotidiano svedese Allehanda, ha descritto le critiche degli altri atleti come una “pugnalata alle spalle” dopo le 10 medaglie a cinque cerchi di Milano Cortina 2026. “Sono rimasto deluso dal fatto che alcuni atleti mi abbiano attaccato alle spalle. Avrei voluto rispetto, e invece ti pugnalano alle spalle. Avrebbero dovuto darmi critiche e feedback, ma fa male quando lo fanno in questo modo” ha detto, riferendosi alle dichiarazioni anonime riportate da Expressen poco prima delle sue dimissioni, in cui veniva contestata in particolar modo la comunicazione tra staff tecnico e atleti. “È un po’ strano, perché torni a casa da un’Olimpiade da record con dieci medaglie, di cui cinque d’oro. E pensi: “Sì, è andata davvero bene”. Poi torni a casa e trovi questi articoli e titoli che non ti aspettavi”.
Per Byström, anziché rivolgersi ai media gli atleti avrebbero dovuto parlarne faccia a faccia con lui, un comportamento che definisce “vile” e ammette che la ribellione del gruppo è stata decisiva nella sua decisione di dimettersi. “Devo dire che ha influito in parte sulla mia decisione” conclude “Non dovrei dirlo, essendo il responsabile sono io a dovermi prendere la maggior parte delle critiche. A volte però può sembrare ingiusto, visto che non tutti sanno esattamente di cosa ci si occupa in quella posizione.”

