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Biathlon – Dalle “ciaspole” all’élite mondiale: Jean-Pierre Amat racconta la rivoluzione francese

Oggi la Francia è una delle superpotenze del biathlon mondiale. I successi ai Giochi di Milano-Cortina 2026 lo confermano. Ma non è sempre stato così. A raccontare il lungo percorso è Jean-Pierre Amat, figura chiave del movimento e autentico punto di riferimento per il tiro. Un viaggio lungo trent’anni, fatto di errori, crescita e trasformazione.

Per Amat, tutto parte da un momento preciso: i Giochi Olimpici di Nagano 1998. Un ricordo ancora vivido, e tutt’altro che positivo: “Fummo letteralmente surclassati, soprattutto nello sci. Praticamente indossavamo le ciaspole”.

Un’immagine forte, che rende bene l’idea del gap con le nazioni scandinave. Non bastava nemmeno la perfezione al tiro: Corinne Niogret, con un 20/20 nell’individuale, non riuscì nemmeno a entrare tra le prime dieci. “Dopo ogni gara vedevo i nostri tecnici piangere. Avevano pochi mezzi e non sapevano cosa scegliere”, racconta Amat ad Eurosport.

Da quel punto è iniziata la ricostruzione. Amat individua alcune figure fondamentali nella crescita del movimento francese: Christian “Dudu” Dumont, Pascal Etienne e Grégoire Deschamps.

Quest’ultimo, in particolare, ha dato un impulso decisivo: “Ha costruito una squadra tecnica incredibile. I risultati si sono visti, con podi e record nelle tappe di Coppa del Mondo”.

La differenza? L’attenzione maniacale all’attrezzatura e ai dettagli. Non è solo una questione di élite. Negli anni, il biathlon francese ha costruito una base solida e strutturata: “All’inizio eravamo una cinquantina. Oggi abbiamo quasi mille atleti tra Under 15 e Under 21”.

Un sistema che funziona a tutti i livelli, con squadre giovanili, circuito IBU e una progressione chiara verso la Coppa del Mondo.

Il culmine di questa crescita si è visto ai Giochi Olimpici del 2026. Un dato su tutti colpisce: “Nella staffetta femminile vincente, tre atlete erano alla loro prima edizione dei Giochi”. Segno di un movimento capace di rinnovarsi continuamente.

Dalla mancanza di mezzi degli anni ’90 a un sistema moderno, competitivo e vincente. Il biathlon francese è oggi un modello di riferimento e, come sottolinea Amat, nulla è stato casuale: una crescita costruita nel tempo, con investimenti, competenze e una visione chiara.

Se oggi la Francia è al vertice, il merito è di una struttura che guarda lontano. Dalla base ai campioni, passando per tecnici e innovazione, il sistema continua a evolversi e la sensazione è che questa storia sia tutt’altro che finita.

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