Continua a far discutere la tensione tra atleti e Federazione norvegese sul tema nazionale e squadre private. Al centro del dibattito c’è il famoso paragrafo 205.2, che impedisce agli atleti fuori dalla nazionale di rappresentare la Norvegia in Coppa del Mondo e ai grandi eventi. Una posizione che ha già portato al rifiuto delle richieste di diverse atlete, tra cui Karoline Simpson Larsen.
La stessa Simpson-Larsen ha raccontato la sua esperienza senza giri di parole: “La mia richiesta è stata semplicemente respinta”. Una situazione che l’ha poi portata ad accettare la convocazione, pur non condividendo il processo.
A intervenire duramente è stato Joergen Aukland, allenatore e figura di riferimento nel mondo delle squadre private.
Ripercorrendo il passato, ha spiegato: “Molte delle stesse minacce risalgono al 2008-2009, quando Jens Arne Svartedal rifiutò la convocazione in nazionale per unirsi al Team Xtrapersonell (ora Ragde Charge). Anche lui ricevette minacce di non poter partecipare ai Mondiali. È una guerra che va avanti da molti anni”.
Aukland riconosce la complessità della situazione, ma prende una posizione chiara: “È una questione complessa, con opinioni diverse e posizioni molto nette. Ma credo che sarebbe sbagliato escludere e imporre la propria volontà attraverso un monopolio”.
E aggiunge: “Deve essere possibile risolvere la questione attraverso il dialogo e trovare un modo per affrontare la questione degli sponsor. Perché si tratta sia di economia che di sportività. Se la nazionale avesse un programma valido, tutti gli atleti avrebbero voluto farne parte”.
Il punto più critico riguarda il potere della federazione: “Ciò su cui (la federazione sciistica) ha il monopolio è la selezione degli atleti per la Coppa del Mondo e l’opportunità di qualificarsi. Questo potere è talmente grande che nessuno osa contraddirli se non si chiama Petter Northug o Klaebo”.
Un’accusa pesante, che sottolinea la disparità tra i top assoluti e gli altri atleti: “Sono le migliori e possono tenergli testa, perché in tal caso la nazionale non ha scelta. Ma le altre atlete che sono in acqua e dipendono dalla qualificazione, non hanno scelta”.
Secondo Aukland, il sistema limita la libertà degli atleti: “Le atlete sanno che se dici di no alla nazionale, devi essere così brava da essere sicura di poterti qualificare. Quindi sono in pochissime ad avere il coraggio di dire di no”.
E critica il metodo utilizzato: “Penso che si possa risolvere la questione in modi migliori, come hanno fatto negli ultimi anni. Quando Astrid (Oeyre Slind ndr) ha gareggiato in Coppa del Mondo, è stata vista come un’atleta norvegese con la maglia della nazionale norvegese. Quindi la federazione dovrebbe esserne davvero contenta”.
Pur riconoscendo il valore della nazionale, Aukland evidenzia un problema di fondo: “Dal punto di vista della nazionale, vedo che per avere il miglior programma sportivo e il miglior sviluppo atletico possibile, è necessario avere i migliori atleti, in modo da poter beneficiare della loro esperienza. Ma a questi atleti deve essere permesso di seguire il programma di cui si fidano per sviluppare il loro sport”.
E spiega: “Quando si hanno atleti che hanno dedicato diversi anni, hanno avuto la possibilità di emergere grazie a squadre private e hanno visto i loro enormi progressi, non sorprende che non vogliano passare a un nuovo programma quando sono in un buon momento di forma”.
Infine, il tema del prestigio: “Gli allenatori della nazionale potrebbero dire che non si tratta di prestigio. Ma vogliono includere i loro atleti, che hanno seguito nei test e sui quali hanno il controllo. E sarebbe probabilmente una sconfitta per la nazionale se molti atleti provenienti da fuori ottenessero buoni risultati. Ciò significherebbe che gli allenatori della nazionale hanno fatto un pessimo lavoro. C’è chiaramente prestigio in tutto questo, anche se dicono che non ce n’è”.
E la sua proposta: “La nazionale norvegese è composta dagli atleti più veloci, che vengono quindi selezionati per rappresentare la Norvegia. Se corri abbastanza veloce, dovresti essere in grado di rappresentare la Norvegia. A mio parere, dovrebbero esserci delle opportunità anche per chi, per qualche motivo, non vuole far parte della nazionale, ma è comunque abbastanza bravo, in modo da poter rappresentare la Norvegia in Coppa del Mondo e ai campionati mondiali”.
Dall’altra parte, la direttrice Cathrine Insteboe mantiene la linea: “Vogliamo che i nostri migliori atleti facciano parte della nazionale. Vogliamo agevolare la loro presenza in nazionale. Abbiamo bisogno dei migliori in nazionale e vogliamo trovare delle soluzioni”.
Respinte invece le accuse: la federazione dichiara di non riconoscersi nelle critiche legate a minacce o abuso di potere.
Il caso norvegese continua a dividere il mondo dello sci di fondo. Da una parte il modello tradizionale della nazionale, dall’altra la crescita delle squadre private. Nel mezzo, gli atleti. E una domanda sempre più centrale: libertà o sistema?

