Home > Notizie
Biathlon

Biathlon – Anna Gandler si racconta: “Giusto sognare in grande, fuori dallo sport sono un’antisportiva”

Foto Credits: Dmytro Yevenko

La biatleta tirolese Anna Gandler si racconta in una lunga intervista a MeinBezirk.at tra ambizioni sportive, vita privata e impegno sociale. Dalla passione per la musica ai grandi sogni nel biathlon, l’austriaca mette in mostra anche un diverso rispetto all’atleta che il pubblico è abituato a vedere in pista.

“Può sembrare strano, ma fuori dallo sport sono totalmente un’antisportiva”, racconta Gandler. “Quando torno a casa o finisco un allenamento riesco davvero a staccare. Posso stare sul divano senza fare niente e adoro stare a casa. La mia famiglia, i miei genitori, mia sorella e anche gli animali sono sempre stati il mio rifugio. È lì che mi sento meglio. Fuori dal biathlon sono una persona molto tranquilla”.

Anche per questo per la giovane austriaca il concetto di successo è strettamente legato agli obiettivi personali e non ad un concetto assoluto: “Significa raggiungere ciò che mi sono prefissata. Sono molto testarda: quando mi pongo un obiettivo voglio raggiungerlo. E i miei obiettivi sono sempre stati grandi. Da bambina sognavo di diventare campionessa del mondo e campionessa olimpica. Credo che sia giusto sognare in grande”.

Sogni che non sono cambiati con il passare degli anni, anche se oggi li affronta in maniera diversa: “Adesso procedo per piccoli passi. Un podio in Coppa del Mondo è già un grande obiettivo. Però servono anche i sogni più grandi, per ricordarti continuamente perché si fa tutto questo. Il successo può essere una motivazione, sia quando l’hai già vissuto sia quando stai ancora cercando di raggiungerlo”. In questo percorso nello sport, suo padre, il fondista Markus Gandler, ha sempre rappresentato il maggiore esempio da seguire: “Da quando ho vissuto le mie prime Olimpiadi ho capito ancora meglio cosa significhi vincere una medaglia e quanto lavoro ci sia dietro. In famiglia c’è quasi una piccola sfida, l’asticella è alta. Ma mio padre non mi ha mai messo pressione. Anzi, avrebbe preferito che continuassi con la musica, perché lo sport di alto livello è molto duro”.

Prima del biathlon, infatti, c’era stato il violino. “Da bambina volevo diventare come Mozart”, racconta sorridendo. “Suonavo il violino, ma non avevo un talento straordinario e soprattutto ero troppo pigra per esercitarmi. Però mi è servito tantissimo: quella capacità di concentrarsi ed escludere tutto il resto è molto simile a quello che serve nel biathlon. Ancora oggi mi manca un po’ e vorrei tornare a suonare più spesso”.

Tra i ricordi più intensi della carriera, Gandler ne individua due in particolare: “Il primo è stato il titolo mondiale giovanile, perché per la prima volta ho sentito davvero di poter arrivare in alto. Il secondo è stato un sesto posto a Ruhpolding. Era una stagione difficile, i miei genitori erano lì e quel risultato è stato importantissimo per me. Ottenerlo quasi in casa lo ha reso ancora più speciale”.

Grande spazio anche all’impegno sociale, sottolineando l’importanza della visibilità degli atleti su temi sociali e ambientali. Partecipa d’abitudine alla “Wings for Life World Run”, una corsa organizzata da Red Bull per raccogliere fondi per la ricerca sulle lesioni del midollo spinale e in passato ha partecipato all’iniziativa “Athletes for Ukraine”, mettendo all’asta parte del proprio abbigliamento sportivo per raccogliere fondi. Guardando al futuro, l’austriaca vorrebbe impegnarsi ancora di più: “Durante la carriera è difficile trovare tempo, ma più avanti sicuramente sì. Viaggiando tanto vedo molti problemi ambientali, soprattutto legati al mare, e questo mi rende triste. Vorrei fare qualcosa di concreto, magari partecipare a progetti ambientali o aiutare direttamente sul territorio. Credo sia importante agire personalmente”.

Share:

Ti potrebbe interessare

Image