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Biathlon – Johan-Olav Botn ricorda la scomparsa dell’amico Sivert Guttorm Bakken: “Ciò che mi fa più male è che le cose stiano andando per il verso giusto”

Foto Credits: Dmytro Yevenko

“Ho un obiettivo, ed è che la gente non si dimentichi di Sivert. Perciò cerco di parlarne il più spesso possibile”. A esprimersi è Johan-Olav Botn che, a distanza di qualche mese dalla tragedia di Passo Lavazé, ha voluto ricordare ancora una volta l’amico Sivert Guttorm Bakken. E’ stato infatti il 26enne di Lillehammer a fare il tragico ritrovamento e quelle immagini lo stanno accompagnando costantemente nelle ultime settimane.

“Ora mi rendo conto quanto mi manca davvero. Ad esempio, il viaggio a Otepää, dove abbiamo condiviso la stanza l’anno prima, e tutti quei ricordi che riaffiorano di tanto in tanto. Mi manca proprio averlo con me – ha raccontato Botn in una puntata del podcast “Ida med hjertet i hånden” con Ida Fladen -. La cosa che mi pesa di più è che le cose stanno andando per il verso giusto, in un certo senso. E penso che sia un po’ doloroso. Il fatto che in qualche modo me la stia cavando bene. Soprattutto nell’ultimo mese, sono stato più triste di prima”.

Il biathleta norvegese ha inoltre ripercorso i momenti concitati a Passo Lavazé, dall’ingresso nella camera di Bakken alle richieste di aiuto in un contesto decisamente complicato: “Non ricordo tutto quello che ho fatto, o tutto quello che è successo, ma è stata una reazione immediata, ho cercato solo aiuto. Ho provato a chiamare un’ambulanza, ma non potevo usare il cellulare e non avevo copertura. Panico totale. Caos – ha aggiunto Botn -. Ho solo cercato di uscire e cercare qualcuno che sapesse parlare inglese. Ho provato tante emozioni contemporaneamente. Perché mentre cercavo di risolvere la situazione, cercavo anche di elaborare ciò che hai effettivamente visto”.

Proprio l’immagine di Bakken è riemerso in occasione dell’inseguimento delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 dove Botn ha conquistato l’oro dedicandolo proprio all’amico. Un omaggio che in realtà ha coinvolto profondamente il talento norvegese che ha avuto una spinta ulteriore dal collega.

Sivert mi è apparso in mente e abbiamo affrontato insieme l’ultimo giro. Per me è stato tutto così reale e autentico – ha concluso Botn -. C’era qualcosa di mistico in quella giornata. Qualcosa di più grande di me”.

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