Émilien Jacquelin ha aperto questa estate una parentesi nella sua carriera sportiva: il biatleta francese, campione del mondo e olimpico, ma soprattutto uno dei volti più noti e amati del circuito internazionale, trascorrerà l’estate nel mondo del ciclismo grazie a un’esperienza da “stagista” con la squadra continentale della Decathlon-CMA CGM.
In un lungo podcast con Antoine e Grégoire Strolh, creatori di Les Chaises Pliantes, il 31enne ha raccontato le motivazioni dietro questa scelta, tra sogni d’infanzia, dubbi e consapevolezza delle enormi difficoltà che lo attendono.
Come ha già raccontato a lungo in passato, questo legame con il ciclismo nasce da molto lontano: «Da piccolo, sia nel ciclismo che nello sci, avevo soprattutto un desiderio: diventare uno sportivo professionista e vivere di questo».
Oltre vent’anni dopo uno dei suoi ricordi più prezioni – una vittoria in una categoria giovanile della Roc D’Azur, dove ricevette il trofeo da Miguel Martinez, vincitore della prova elite di quell’anno – è arrivata l’occasione di confrontarsi davvero con quel mondo: «È un’opportunità incredibile. L’obiettivo sarà gareggiare già dal mese di agosto e vedere di cosa sono capace. Ci sono tantissime cose da sviluppare per arrivare a quel livello. Per loro come per me è qualcosa di estremamente intrigante. C’è curiosità nel vedere cosa possa fare in bicicletta un atleta forte nel proprio sport, che richiede qualità fisiche e potenza».
Il biathlon è parte della sua vita e lo affronta sempre con passione, dedizione e un pizzico di follia, ma sorprende sapere che il ciclismo ha avuto sempre un posto speciale, persino superiore: «Nel 2021 ero felice di essere campione del mondo di biathlon, ma sentivo dentro di me che il mio sogno più profondo era il ciclismo. Il mio desiderio più autentico, definitivo, da quando avevo tre o cinque anni, è il ciclismo! In quel momento non avevo l’audacia e il coraggio di provarci, ma ci pensavo già allora. Nella mia carriera da biatleta avevo messo il ciclismo in cima alla piramide, persino davanti alle Olimpiadi, perché sono completamente ossessionato dalla bici».
Nonostante l’entusiasmo e l’amore totalizzante per le due ruote, il francese affronta questa nuova avventura con grande lucidità e umiltà, perfettamente consapevole che questa esperienza potrebbe non essere soddisfacente come se l’aspetta e degli ostacoli posti dall’altissimo livello di competitività della disciplina, anche superiore a qeulla del biathlon. Nonostante ciò, Jacquelin non si tira indietro.
«Mi sto lanciando in una follia che ha grandissime probabilità di non funzionare. Non sto dicendo che riuscirò in questa sfida. È uno sport durissimo, con una densità incredibile. Voglio dare il massimo ogni giorno per vivere questo sogno. Ho sempre funzionato nel biathlon con una sorta di macchina dei sogni, una lista di cose da fare: qualunque cosa richieda, preferisco provarci. So benissimo che se non cogliessi un’opportunità del genere me ne pentirei per tutta la vita. Le probabilità di riuscita vanno dall’1 al 5% al massimo! Ne sono perfettamente consapevole. L’obiettivo non è fare la Parigi-Roubaix o il Tour de France domani. È un altro mestiere, un altro sport».
Per prepararsi, Jacquelin inizierà gradualmente, con gare regionali e granfondo per imparare a stare in gruppo. Poi una volta nella bagarre, è pronto ad affrontare anche i momenti complicati.
«So che prenderò delle batoste e che ci saranno sere in cui tornerò a casa pensando di non farcela. Ma non voglio mollare e mi sto preparando mentalmente a dare tutto. Voglio onorare questa opportunità incredibile, questo sport e i corridori».
Infine, il francese ha voluto chiarire che il capitolo biathlon non è affatto chiuso; per disputare la stagione 2026/2027 dovrà però rientrare nel gruppo Francia durante il raduno previsto a settembre: «La strada da qui ai Giochi del 2030 è tutta da costruire. La storia con il biathlon non è finita, ma quando tornerò non sarà per abitudine o stanchezza».
