Johannes Høsflot Klæbo ha spesso impostato la propria preparazione atletica puntando su raduni in montagna fra Stati Uniti e Italia. Appuntamenti che non sono stati seguiti dall’intera nazionale, ma che poi hanno dato i propri frutti soprattutto in tappe di Coppa del Mondo come Davos o Dobbiaco.
Il 29enne di Trondheim è così riuscito a convincere la Federazione a puntare maggiormente su questi ritiri ad alta quota che potrebbero consentire all’intera nazionale di rendere maggiormente in questi contesti particolari.
“Presumo che le persone guardino la lista dei risultati e pensino che abbia qualcosa a che fare con questo. Qualsiasi altra cosa mi sorprenderebbe molto – ha spiegato Klæbo ai microfoni di Dagbladet -. Non è che abbia detto loro che tutti devono arrivare al top. Ognuno dovrà scoprirlo da sé. Ma io ho fatto la mia parte negli ultimi anni e ho avuto le mie stagioni migliori. Ora si vede che gli altri stanno iniziando a recuperare un po’, e questo è positivo. Sarà emozionante vedere quanto bravi diventeranno”.
Su una cosa Klæbo non vuol transigere e si tratta della trasferta negli Stati Uniti che lo vedrà impegnato insieme a Emil Iversen prima di trasferirsi con la Nazionale in Francia e allenarsi nuovamente privatamente in Italia. “L’unica cosa su cui non transigerò è la mia permanenza negli Stati Uniti. È sacra e la porterò a termine – ha concluso lo scandinavo –. È la stessa casa (nello Utah). Non vedo alcun motivo per cambiarla. Abbiamo tutto ciò che ci serve, e la cosa più importante è la posizione. Il fatto che possiamo andare a sci a rotelle direttamente dalla porta e fare tutti i nostri allenamenti lì”.
