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Combinata nordica – Doping, Mario Seidl non si arrende: “Cerco la verità”

Photo Credits: Michele Dardanelli

Anche dopo il ritiro agonistico annunciato lo scorso febbraio, Mario Seidl continua la sua battaglia per cercare di ribaltare il caso doping che ha segnato gli ultimi anni della sua carriera.

L’ex combinatista austriaco, era stato sospeso per quattro anni, dal novembre 2019 al novembre 2023, dopo la decisione del Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS) che lo aveva riconosciuto colpevole di doping ematico. Una vicenda che Seidl, però, continua a contestare con forza.

In un’intervista rilasciata al quotidiano austriaco Kurier, il 33enne ha ribadito ancora una volta la propria innocenza. “Sono alla ricerca della verità, della mia reputazione e della giustizia.”

Seidl ha sempre sostenuto che le anomalie ematiche rilevate nei controlli fossero dovute a una patologia di cui soffre, l’ipogammaglobulinemia, una malattia che potrebbe spiegare i valori sanguigni considerati sospetti dagli organi antidoping. Secondo l’austriaco, all’epoca del procedimento sarebbe mancata una valutazione specialistica adeguata.

“Non volevo però accettare questa storia passivamente e l’ho considerata come un enigma da risolvere”, ha ribadito. “Non mi arrenderò.”

Negli ultimi mesi Seidl si è sottoposto a nuove analisi, effettuate da un ematologo a Vienna e in un laboratorio specializzato di Monaco di Baviera. Gli esami, però, non hanno prodotto elementi definitivi capaci di cancellare i sospetti, pur confermando che le variazioni nei suoi parametri sanguigni sarebbero compatibili con il suo quadro clinico. Per questo motivo, insieme al proprio avvocato, Seidl ha chiesto alla Nationale Anti-Doping Agentur Austria la riapertura del caso. “Sono stato diffamato e non voglio lasciar correre”, spiega Seidl, che ha aggiunto di essersi sentito trattato alla stregua di un criminale, oltre al danno economico per la lunga battaglia legale.

Oltre ad una perquisizione domiciliare, «in cui è stato rivoltato ogni calzino», per otto mesi la polizia ha pedinato l’auto dell’ex atleta per trovare possibili prove di un giro di doping ematico. “Ma non c’è assolutamente nulla”, ha ribadito Seidl. Nella sua disperazione si è persino sottoposto a un test con la macchina della verità per dimostrare la sua innocenza, ignorato come prova.

L’ex atleta lascia inoltre aperta la possibilità di proseguire la battaglia anche davanti alla giustizia civile, nel caso in cui la richiesta di revisione non venisse accolta.

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